Parità di genere nel lavoro: un divario ancora ampio

La parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro è ancora lontana. Secondo il report Women, Business and the Law 2026 del Gruppo della Banca Mondiale, anche se tutte le leggi che promuovono l’uguaglianza di genere fossero pienamente applicate, le donne avrebbero comunque solo circa due terzi dei diritti economici riconosciuti agli uomini.

Il rapporto analizza la legislazione e la sua applicazione in 190 economie, mettendo in evidenza il divario tra diritti formali e opportunità reali. In molti Paesi, infatti, le norme che promuovono la parità esistono ma vengono applicate solo parzialmente, lasciando ampi margini di disuguaglianza.

Report Woman, business and the law 2026

Uguaglianza economica di genere nel mondo: la parità esiste nelle leggi, meno nei fatti

Per valutare il livello di uguaglianza economica tra uomini e donne, il report utilizza diversi indicatori. Il principale è l’indice dei quadri giuridici, che misura la presenza di leggi in grado di garantire pari diritti nel lavoro e nelle attività economiche. Il punteggio medio globale è pari a 67 su 100, un valore che evidenzia quanto la piena parità sia ancora lontana.

Nessuna delle economie analizzate ha raggiunto la completa uguaglianza giuridica in ambito economico. I risultati migliori si registrano nelle economie ad alto reddito appartenenti all’Ocse. Tra i Paesi con i punteggi più elevati figurano:

  • Spagna (97,93)
  • Croazia (94,4)
  • Slovenia (94,38)
  • Francia (92,93)
  • Italia (92,93)

Anche Australia, Austria, Belgio, Grecia, Irlanda, Lituania, Nuova Zelanda, Portogallo e Romania ottengono punteggi pari o superiori a 90.
In molte economie del Medio Oriente, dell’Africa subsahariana e di alcune regioni dell’Asia orientale e del Pacifico, invece, i punteggi restano inferiori a 50. In queste aree persistono barriere legali che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e alla vita economica.

Il report evidenzia anche una distanza significativa tra la presenza di norme paritarie e la loro applicazione concreta.
L’indice dei quadri giuridici di supporto misura infatti l’esistenza di politiche pubbliche e strumenti operativi – come istituzioni, programmi e servizi – necessari per rendere effettivi i diritti previsti dalla legge. Il punteggio medio globale è 47 su 100. In altre parole, meno della metà dei meccanismi necessari per consentire alle donne di esercitare pienamente i propri diritti è effettivamente disponibile.

Anche l’indice delle percezioni sull’applicazione delle leggi restituisce un quadro simile: il valore medio globale è 53, e nessuna economia supera quota 90. Il risultato è un paradosso: mentre molte leggi che promuovono la parità restano spesso sulla carta, le norme restrittive continuano a essere applicate con maggiore coerenza, contribuendo a limitare la partecipazione economica femminile.

Il potenziale economico delle giovani donne nelle economie emergenti

Le dinamiche demografiche evidenziano ulteriori elementi di criticità.
Le regioni con la quota più alta di ragazze e giovani donne che potrebbero entrare nel mercato del lavoro – tra cui Africa subsahariana, Asia meridionale, Medio Oriente e Nord Africa – sono spesso le stesse in cui persistono i maggiori ostacoli legali alle opportunità economiche femminili.
In questi contesti le normative continuano a limitare la possibilità per milioni di donne di lavorare, guadagnare o avviare un’attività imprenditoriale.
La rimozione di queste restrizioni potrebbe liberare un significativo potenziale economico, ampliando la forza lavoro e sostenendo la crescita delle economie emergenti.

Una sfida anche per le economie avanzate

Il tema riguarda anche i Paesi sviluppati. Molte economie ad alto reddito stanno affrontando un rapido invecchiamento della popolazione e una progressiva riduzione della forza lavoro.
In questo scenario, valorizzare pienamente il talento e le competenze delle donne diventa sempre più importante per sostenere la crescita economica e la sostenibilità dei sistemi di welfare.

Secondo le stime, nei prossimi dieci anni 1,2 miliardi di giovani entreranno nella forza lavoro globale, e circa la metà saranno donne. Senza politiche efficaci, però, una parte significativa di questo potenziale rischia di restare inutilizzata.
Il lavoro rappresenta una fonte di reddito: può contribuire ad ampliare le opportunità individuali, rafforzare l’autonomia economica e sostenere lo sviluppo delle comunità.

Uguaglianza economica di genere, i progressi più recenti

Negli ultimi anni si registrano comunque alcuni segnali positivi.
Tra ottobre 2023 e ottobre 2025 68 economie su 190 hanno adottato 113 riforme legali per promuovere l’uguaglianza di genere. I progressi hanno interessato diverse regioni del mondo, comprese alcune economie europee, dove negli ultimi anni sono state rafforzate misure legate alla parità salariale, ai congedi parentali e alla conciliazione tra lavoro e vita familiare.

Tra i Paesi che hanno compiuto i maggiori progressi figurano Egitto, Madagascar, Somalia, Oman, Giordania e Kirghizistan, con interventi in ambiti come lavoro femminile, parità salariale, congedi parentali, protezione della maternità e accesso all’occupazione. Le riforme hanno riguardato soprattutto sicurezza e imprenditorialità, seguite da genitorialità, retribuzione, lavoro, assistenza all’infanzia e pensioni. Non sono invece stati registrati progressi nel campo dei diritti patrimoniali.

Nel complesso, queste iniziative hanno rafforzato alcune tutele legali e ampliato le politiche di sostegno alla partecipazione economica delle donne, anche se in alcune economie si sono verificati anche arretramenti.

Il ruolo della finanza etica

La promozione della parità di genere non riguarda soltanto le politiche pubbliche o le riforme legislative. Anche la finanza può contribuire in modo concreto a orientare lo sviluppo economico e sociale. Gli investimenti etici e responsabili, infatti, mirano a indirizzare i capitali verso imprese che adottano politiche inclusive, promuovono pari opportunità e favoriscono una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica.

Integrare questi aspetti nelle scelte di investimento significa ampliare lo sguardo oltre i risultati finanziari, valutando anche l’impatto sociale delle attività economiche. Per questo, nei processi di analisi vengono considerati elementi come le politiche aziendali su pari opportunità e diversità, la tutela dei diritti umani e le misure contro la discriminazione. Anche a livello degli Stati esistono indicatori utili, come il Gender Equality Index, che contribuiscono a misurare l’impatto della diversità di genere.

Ma la sostenibilità non si esaurisce nelle scelte di investimento: riguarda anche il modo in cui le organizzazioni si strutturano e operano al proprio interno. In questo senso, il percorso che ha portato nel 2026 il Gruppo Banca Etica a ottenere la certificazione UNI/Pdr 125/2022 sulla parità di genere rappresenta un passo importante. La certificazione attesta l’adozione di politiche e misure concrete per ridurre il gender gap nelle diverse aree aziendali, dalla parità salariale alle opportunità di carriera, fino all’equilibrio tra vita professionale e personale.

Si tratta di un impegno che si traduce in strumenti, processi e azioni: segnali che la parità non è solo un obiettivo dichiarato, ma una dimensione che può essere misurata, monitorata e progressivamente rafforzata nel tempo.

Si prega di leggere le Note legali.

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