I green bond sono ormai uno degli strumenti più diffusi per finanziare la transizione ecologica. In meno di vent’anni hanno assunto un ruolo centrale nel sostenere progetti legati alla riduzione delle emissioni, alla tutela delle risorse naturali e alla resilienza dei territori. Ma la loro crescita, da sola, non basta a dimostrarne il valore. La domanda decisiva è un’altra: i capitali raccolti attraverso queste obbligazioni stanno davvero finanziando progetti capaci di ridurre le emissioni, proteggere le risorse naturali e aumentare la resilienza dei territori?
Secondo gli ultimi dati della Climate Bonds Initiative, il mercato globale delle obbligazioni sostenibili allineate ai criteri climatici ha superato nel 2026 i 7.000 miliardi di dollari di emissioni cumulative. Di questi, oltre 4.000 miliardi sono rappresentati dai green bond, che continuano a costituire il cuore della finanza sostenibile globale.
Cosa sono i green bond
I green bond, o obbligazioni verdi, sono strumenti obbligazionari nati con lo scopo di legare uno strumento obbligazionario a obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di miglioramento dell’efficienza energetica. La loro origine viene generalmente fatta risalire al 2007, mentre in Italia sono arrivati nel 2014.
Da allora gli obiettivi si sono progressivamente articolati e oggi i green bond investono ad ampio spettro in progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, proponendo soluzioni efficienti per garantire uno sviluppo sostenibile.
Tra i principali ambiti finanziati rientrano la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’uso sostenibile dei terreni, la realizzazione di edifici eco-compatibili, i trasporti a impatto zero, la tutela dell’ambiente e della biodiversità, l’economia circolare, il trattamento e il riciclo dei rifiuti e le attività di ricerca scientifica e tecnologica collegate a questi settori.
Dal punto di vista finanziario funzionano come obbligazioni tradizionali: chi le acquista presta denaro all’emittente e riceve, in cambio, il rimborso del capitale a scadenza e, di norma, il pagamento di interessi periodici. La differenza principale riguarda la destinazione dei proventi, che deve essere collegata a progetti ambientali identificabili.
Obbligazioni verdi, da strumento di nicchia a mercato globale
La crescita dei green bond mostra quanto la finanza responsabile sia cambiata negli ultimi anni. Secondo i dati forniti da Climate Bonds, il mercato delle obbligazioni sostenibili ha impiegato tredici anni, dal 2006 al 2019, per raggiungere il primo trilione di dollari di emissioni. Dal 2020 ha aggiunto quasi altri 6.000 miliardi di dollari, crescendo a un ritmo di circa 1.000 miliardi all’anno.
Il 2025 ha confermato questa accelerazione: per il terzo anno consecutivo, le emissioni annue hanno superato la soglia di 1.000 miliardi di dollari. Nello stesso anno, oltre 400 nuovi emittenti sono entrati nel mercato, segnalando il crescente interesse di aziende, istituzioni finanziarie e amministrazioni pubbliche verso questi strumenti.
I green bond continuano a rappresentare la quota più rilevante del mercato delle obbligazioni sostenibili: nel 2025 hanno rappresentato il 64% di tutte le emissioni sostenibili allineate ai criteri climatici.

Europa leader della finanza sostenibile
A guidare questa trasformazione continua a essere l’Europa. Secondo il report Global State of the Market 2025 della Climate Bonds Initiative, il nostro continente rappresenta circa il 45% delle emissioni sostenibili allineate a livello globale, confermandosi il principale mercato mondiale per la finanza sostenibile.
Questo risultato è anche il frutto di un quadro normativo sempre più articolato (basti pensare a Tassonomia europea, Sustainable Finance Disclosure Regulation, European Green Bond Standards) nato con l’obiettivo di aumentare la trasparenza del mercato, contrastare il rischio di greenwashing e favorire una maggiore comparabilità tra strumenti finanziari definiti sostenibili.
Anche l’Italia ricopre un ruolo importante. Oltre alla presenza di numerosi emittenti corporate, il nostro Paese figura stabilmente tra i principali emittenti sovrani di obbligazioni verdi insieme a Germania, Francia e Regno Unito.
Trasparenza e misurazione degli impatti per contrastare il greenwashing
La crescita dei green bond non riguarda soltanto i volumi. Riguarda anche la capacità del mercato di misurare e rendicontare gli impatti ambientali generati dai progetti finanziati.
Per investitori e risparmiatori questo rappresenta un elemento particolarmente importante. La possibilità di disporre di informazioni dettagliate sui progetti finanziati e sugli impatti generati contribuisce infatti a rafforzare la fiducia nel mercato.
Allo stesso tempo, l’espansione del mercato porta con sè alcune criticità. Non tutti i green bond offrono lo stesso livello di trasparenza, non tutte le rendicontazioni consentono di misurare con precisione gli impatti generati e la qualità ambientale dei progetti finanziati può variare in modo significativo da un’emissione all’altra. Anche per questo, il rischio di greenwashing resta un tema centrale per regolatori e investitori.
Per questo l’evoluzione degli standard, delle verifiche esterne e dei sistemi di rendicontazione è molto importante: senza criteri solidi, la crescita dei volumi rischia di non tradursi automaticamente in benefici ambientali reali.
Non solo decarbonizzazione: la nuova frontiera dell’adattamento climatico
Se la prima fase di sviluppo dei green bond è stata caratterizzata soprattutto dal finanziamento della decarbonizzazione, oggi il mercato guarda sempre più anche a un’altra esigenza: rafforzare la capacità delle comunità di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.
Negli ultimi anni eventi meteorologici estremi, alluvioni, siccità e ondate di calore hanno evidenziato la necessità di investire non soltanto nella riduzione delle emissioni, ma anche nella resilienza dei territori e delle infrastrutture. Strade, reti idriche, sistemi energetici, edifici pubblici e servizi essenziali devono essere progettati o riqualificati per resistere meglio agli impatti di un clima che cambia.
Secondo il report Global State of the Market 2025 della Climate Bonds Initiative, circa 3,5 miliardi di persone vivono oggi in aree particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e l’esposizione ai disastri climatici è aumentata in modo significativo rispetto al 2005. Le perdite economiche associate a questi fenomeni continuano a crescere, rendendo sempre più urgente lo sviluppo di infrastrutture e servizi in grado di proteggere persone, attività economiche ed ecosistemi.
Anche per questo motivo il tema dell’adattamento climatico sta assumendo un ruolo crescente. Secondo l’Adaptation Gap Report 2025 del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno ogni anno di centinaia di miliardi di dollari per affrontare gli impatti del cambiamento climatico.
Green bond: quando la selezione degli emittenti fa la differenza
I green bond possono contribuire a orientare i capitali verso progetti utili alla transizione ecologica. Per un investitore responsabile, però, la selezione resta decisiva: occorre valutare la credibilità dell’emittente, la destinazione dei proventi, la trasparenza della rendicontazione e la coerenza tra i progetti finanziati e gli obiettivi ambientali dichiarati.
È questo l’approccio adottato da Etica Transizione Climatica, il fondo comune di Etica Sgr pensato per investire in un’economia a basso impatto di carbonio. Il processo di selezione degli emittenti combina criteri di esclusione, analisi ambientale, approccio best in class, valutazione dei target di riduzione delle emissioni e monitoraggio del rischio reputazionale degli emittenti.
Al 30 dicembre 2025, i green bond rappresentavano circa l’85% delle masse della componente corporate. Le emissioni selezionate sostengono una gamma diversificata di progetti ambientali, con una prevalenza di iniziative legate alle energie rinnovabili, affiancate da interventi su edifici green, mobilità sostenibile ed efficienza energetica. Ne emerge un portafoglio orientato verso ambiti chiave per la decarbonizzazione, capace di indirizzare il risparmio verso strumenti capaci di accompagnare concretamente la transizione ecologica.
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