Green bond: che cosa sono e come funzionano le “obbligazioni verdi”

I green bond nascono ufficialmente nel 2007 e sbarcano in Italia nel 2014, sono strumenti finanziari dedicati a progetti sostenibili e dal forte impatto “green” e sono sempre più utilizzati dalle aziende per raggiungere i propri obiettivi ESG. Gli investitori di tutto il mondo, di fronte a rendimenti del tutto in linea con altri prodotti finanziari, stanno dimostrando un interesse crescente che ha portato a raddoppiare il volume delle emissioni tra 2020 e 2021.

Che cosa sono i Green bond

I Green bond, le cosiddette “obbligazioni verdi” sono nati con lo scopo di legare uno strumento obbligazionario a obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e di miglioramento dell’efficienza energetica.

Da allora gli obiettivi si sono progressivamente articolati e oggi i green bond investono ad ampio spettro in progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, proponendo soluzioni efficienti per garantire uno sviluppo sostenibile.

Negli ultimi anni hanno conosciuto un tasso di crescita incredibile, segno inequivocabile dell’attenzione che società pubbliche e private, ma anche piccoli e grandi investitori, manifestano rispetto a temi sensibili e sempre più spesso all’ordine del giorno. Nel 2021 si sono registrati 523 miliardi di dollari di emissioni di Green bond, il 75% in più rispetto al volume raggiunto nel 2020. Per il 2022, a fronte di una previsione di riduzione del 16% circa delle emissioni di obbligazioni sostenibili, i Green bond continuano a essere i più gettonati, con circa il 54% dell’ammontare totale delle emissioni.

Chi può emetterli 

La progressiva assunzione nelle agende di governi e aziende di temi legati alla sostenibilità ha reso più ampio lo spettro degli emittenti. Se agli inizi le obbligazioni verdi erano soprattutto uno strumento proposto da istituzioni finanziarie internazionali, con il passare del tempo i Green bond hanno conquistato singole aziende e società municipalizzate, che li emettono a supporto dei loro progetti di transizione ecologica.

Questo accade non solo nel mondo occidentale ma anche nei Paesi in via di sviluppo, dove è altrettanto pressante l’obiettivo di raggiungere i goal di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite (Agenda 2030). Basti pensare che nel 2021 i mercati emergenti hanno emesso 95 miliardi di dollari di Green bond, pari al 18,1% delle emissioni ESG 2021.

Perché sono utili

Tra gli investimenti del green bond possiamo citare: la produzione di energia da fonti pulite e rinnovabili, l’uso sostenibile dei terreni, la realizzazione di edifici eco-compatibili, i trasporti a impatto zero, la tutela dell’ambiente e della biodiversità, l’economia circolare, il trattamento e il riciclo dei rifiuti. Infine, i green bond investono anche in tutti quei settori della ricerca scientifico-tecnologica che coinvolgono gli ambiti appena visti.

cosa sono i green bond

I Green bond in Italia

Dal 2014 il ventaglio di aziende Italiane coinvolte nell’emissione di Green bond è notevolmente aumentato. Rispetto ad altre realtà europee, l’Italia accusa però ancora un certo ritardo: secondo i dati del Climate Bonds Iniziative, nel nostro Paese sono stati emessi green bond per 18,8 miliardi di dollari nel 2021, contro i 124 miliardi della Francia, i 93 della Germania, i 43 della Svezia e i 35,7 della Spagna.

Btp green in Italia 

Lo Stato italiano ha emesso a marzo 2021 il suo primo Btp green (scadenza 2045) connesso al mondo della finanza sostenibile. I proventi di questo green bond sono destinati al finanziamento delle spese con impatto ambientale positivo e per supportare la transizione ecologica.

I Btp green sono titoli a medio-lungo termine e presentano le medesime caratteristiche degli altri Buoni del Tesoro poliennali: garantiscono un reddito fisso stabilito dalla cedola, pagata semestralmente, e il rimborso del valore nominale alla scadenza. Il Btp ha ottenuto un notevole successo, con richieste di dieci volte superiori all’offerta. Un nuovo Btp green (scadenza 2035) è stato collocato nel settembre 2022: l’importo emesso è pari a 6 miliardi di euro, con tasso annuo del 4% pagato in due cedole semestrali.

I Green bond e l’Europa 

I green bond sono anche un elemento nel finanziamento (parziale) del NextGenerationEU, il pacchetto da 800 miliardi di euro varato dalla Commissione Europea per agevolare la ripresa economica dopo la crisi pandemica.

I vertici comunitari confidano di raccogliere attraverso i green bond 250 miliardi di euro entro il 2026, cioè circa il 30% dell’intero piano. In questo ambito, la Commissione Europea ha emesso la prima tranche di obbligazioni verdi il 12 ottobre 2021, per un valore di 12 miliardi di euro. Anche qui la domanda è stata notevolmente superiore alle attese, con ordini per oltre 135 miliardi di euro. Una seconda tranche di 6 miliardi emessa nella primavera del 2022 ha registrato ordini pari a 13 volte l’offerta.

Queste iniziative si aggiungono al pacchetto di misure “Energia pulita per tutti gli Europei“, varato negli anni scorsi e il cui scopo è raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030 sul clima e l’energia. Ambito nel quale i Green bond svolgeranno un ruolo di primo piano a supporto degli investimenti per la transizione energetica.

Gli standard dell’ICMA 

Pur non esistendo ancora uno standard universale in grado di certificare la natura “verde” di un determinato bond, esistono tuttavia delle linee guida a cui i principali enti di emissione fanno riferimento.

Si tratta dei Green Bond Principles (GBP), elaborate dall’International Capital Market Association (ICMA). Aggiornate ogni anno, sono articolate su quattro pilastri fondamentali:

  • la destinazione dei proventi deve essere identificata con chiarezza da chi emette il titolo;
  • è necessario seguire specifici procedimenti per valutare e selezionare i progetti, che devono rientrare in un elenco di categorie predefinite;
  • chi emette l’obbligazione deve garantire la massima trasparenza nel comunicare la gestione dei proventi;
  • gli investitori devono essere aggiornati con report periodici sull’avanzamento dei progetti finanziati.

Green bond, greenwashing e UE 

Le linee guida dell’ICMA, seppur volontarie, sono una prima risposta al fenomeno del cosiddetto greenwashing, cioè all’ambientalismo di facciata. Nel 2018 il Parlamento europeo ha introdotto nell’ambito dell’European Green Deal un secondo livello di tutele, note come European Green Bond Standard. Nel maggio del 2022 le istituzioni comunitarie hanno varato un’ulteriore “stretta” per regolare più nel dettaglio i green bond ed evitare denominazioni improprie dal punto di vista dell’ecosostenibilità.

Green bond e finanza etica: la selezione di Etica Sgr 

Etica Sgr si è dotata di una rigorosa metodologia proprietaria di selezione di questi strumenti, ad ulteriore tutela dei suoi clienti: i fondi comuni di investimento di Etica Sgr non investono in green bond di emittenti che appartengono a settori quali armamenti, gioco d’azzardo, combustibili fossili; di emittenti che utilizzano o sviluppano energia nucleare; di emittenti che sono in possesso di sabbie bituminose; di emittenti che sono coinvolti in episodi negativi nell’ambito della corruzione, del rispetto dell’ambiente, del rispetto dei diritti dei lavoratori.

Le obbligazioni che superano questo filtro sono poi valutate in base a un’ulteriore metodologia proprietaria, che prevede, tra l’altro, l’analisi del livello di rischio reputazionale dell’emittente. Solo i green bond che superano una certa soglia di valutazione possono divenire oggetto di investimento da parte di Etica Sgr, con la consapevolezza di creare valore aggiunto per la comunità e per l’ambiente.

Ti potrebbe anche interessare