Estinzione di massa: “a rischio un milione di specie animali” secondo il rapporto Onu sulla biodiversità

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“La sesta estinzione di massa è pericolosamente vicina”. No, non è il claim per un film di fantascienza, né l’allarme volutamente scioccante di un gruppo ambientalista, ma il parere della comunità scientifica internazionale e riguarda la scomparsa definitiva dalla faccia del pianeta di un milione di specie animali.

I dati a supporto di questo grave allarme provengono dai risultati di un report denominato “Global Assessment” (in italiano significa valutazione globale) dell’Ipbes, l’organo intergovernativo sulla biodiversità a cui aderisce anche l’Italia tramite il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il documento in questione è stato presentato nell’ambito della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (Cop15), svoltasi dal 17 al 22 dicembre 2022 a Montréal, Canada. Il report contiene la valutazione della stato di salute degli animali e degli ecosistemi ed è la base scientifica al centro del summit mondiale dove si sono incontrati scienziati e delegati con un unico obiettivo: proteggere la vita sulla Terra.

Che cos’è la biodiversità? Per capire al volo il senso basta usare un suo sinonimo: “varietà”. La biodiversità infatti rappresenta tutti i modi in cui la vita è presente sulla terra, le diverse varietà viventi all’interno di un ecosistema. Non solo piante e animali, ma anche microrganismi, muffe e batteri. Tutte queste forme di vita costituiscono un ecosistema che può essere visto come una “rete” interconnessa che permette di mantenere l’equilibrio naturale e sostenere la vita.

Estinzione di massa: retorica della catastrofe o evidenza scientifica?

Accompagnata da meno clamore mediatico rispetto alla recente Cop27 (la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) la Cop15 sulla biodiversità non è meno importante. Tuttavia in molti potrebbero fare fatica inquadrare il problema a causa del “peccato originario” che, volente o nolente, si porta dietro l’allerta ambientalista, ovvero quello della retorica catastrofista. L’opinione pubblica potrebbe ritrovarsi nella posizione di San Tommaso, l’apostolo incredulo: “finché non vedo non credo” e non accettare il fatto che abbiamo dirette responsabilità nel causare un’estinzione di massa sul nostro pianeta in questi anni.

Gli scienziati e i delegati di 188 governi giunti a Montréal, invece, hanno provato a rispondere una “semplice” domanda: come permettere a 8 miliardi di essere umani di convivere tra loro e aumentare il benessere di ognuno senza arrecare danni agli ecosistemi e senza mettere a rischio la diversità biologica?

La risposta è ovviamente sfidante. In più a complicare le cose c’è anche «la necessità di conciliare le necessità di tanti Paesi diversi in una situazione come quello attuale, con la guerra in Ucraina e gli strascichi della pandemia» afferma Lorenzo Ciccarese, responsabile del nucleo di protezione della biodiversità presso l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nessuna retorica quindi ma un problema che riguarda tutti gli essere viventi della Terra, da affrontare sfruttando le conoscenze scientifiche avvalendosi della tecnologia e valutando ogni strategia alla luce delle differenze geografiche, politiche e sociali di ogni Paese.

Proteggere la vita sul Pianeta, le decisioni prese alla Cop15

L’accordo preso al termine della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità fissa quattro obiettivi principali (goal) da raggiungere entro il 2050 e 23 target intermedi per contrastare un’estinzione di massa e ripristinare gli ecosistemi naturali. Per realizzare questi propositi i delegati di Montreal hanno siglato all’unanimità un protocollo d’azione il “Global Biodiversity Framework”, già rinominato “Accordo di Parigi per la biodiversità”.

In particolare gli strumenti messi a punto riguardano la conservazione della natura nel rispetto delle diverse esigenze di ogni Territorio, il ripristino degli ecosistemi, la creazione di aree protette e numerose attività indispensabili per proteggere le singole specie animali che rischiano di scomparire per sempre. Non parliamo solo di buoni propositi e di azioni simbolo ma anche di impegni economici: il protocollo prevede, per ogni Paese aderente, sia l’aumento dei fondi per la protezione degli habitat sia lo stanziamento di risorse economiche per il supporto dei Paesi in via di sviluppo. Cliccando sullo slideshow qui sotto potete navigare attraverso i 4 principali goal, nel prossimo paragrafo andremo invece ad analizzare più da vicino alcuni dei 23 target intermedi.

Dal sostegno economico ai Paesi in via di sviluppo alla protezione degli habitat e degli animali

Tra le azioni più concrete dal punto di vista dell’impegno economico spicca sicuramente l’obiettivo 19 con il quale i Paesi aderenti si impegnano a stanziare ai Paesi in via di sviluppo almeno 20 miliardi di dollari all’anno fino al 2025 e almeno 30 miliardi di dollari all’anno fino al 2030. Il fondo globale andrà a supportare economicamente soprattutto i piccoli Stati insulari, quelli dove il rischio di catastrofi naturali rese estreme dal cambiamento climatico è più elevato.

Per quanto riguarda la salvaguardia degli animali il dispositivo indica, con l’obiettivo numero 3, le azioni indispensabili per diminuire il rischio di estinzione di massa. La più importante è il ripristino di almeno il 30% degli ecosistemi terrestri, delle acque interne e degli ecosistemi costieri e marini degradati. Attualmente infatti sono sotto protezione rispettivamente solo il 17% e il 10% delle aree terrestri e marine del mondo.

Fondamentale è anche l’obiettivo numero 6 che introduce l’obbligo di ridurre del 50% l’insediamento di specie invasive minori e di eliminare e di bloccare la proliferazione di specie invasive maggiori soprattutto nei siti prioritari come le isole.

Degno di nota è anche l’obiettivo numero 15 che richiede alle grandi aziende e alle istituzioni finanziarie di monitorare, valutare e divulgare in modo trasparente il proprio rischio naturale e l’impatto della loro attività sulla biodiversità.

Biodiversità e parità di genere

Il documento attuativo del Piano per proteggere la biodiversità sul nostro Pianeta non si sofferma solo sugli aspetti scientifici, tecnici ed economici ma sottolinea anche l’importanza di condurre le operazioni in modo equo per tutti, nessuno escluso. Lo mettono nero su bianco gli ultimi tre obiettivi, i numeri 21, 22 e 23.

Con l’azione numero 21 i Paesi si impegnano a garantire una gestione integrata e partecipativa alla salvaguardia della biodiversità assicurando la protezione delle conoscenze naturali tradizionali e delle pratiche delle comunità locali. L’azione successiva, la numero 22, aggiunge a questo il riconoscimento dei diritti delle popolazioni autoctone su terre e risorse.

Infine l’obiettivo numero 23 tutela la parità di genere nell’attuazione del Piano per la biodiversità, riconoscendo a donne e ragazze pari diritti e una partecipazione piena, equa, significativa e informata a tutti i livelli di azione, impegno, politica e processo decisionale. Perché la protezione della biodiversità e quella dei diritti individuali sono due facce della stessa volontà di cambiamento, quella che porta alla costruzione di un mondo migliore.

Il termine esatto che indica la relazione tra natura e cultura umana è “bioculturale”: con questa parola si fa riferimento a un preciso concetto, ovvero la correlazione tra la dimensione sociale e quella biologica e il modo in cui cultura e natura interagiscono e si influenzano a vicenda. La biodiversità rappresenta anche tutti i modi con cui viviamo un territorio e la varietà dei legami culturali che abbiamo con esso.

Tutela della biodiversità: Etica Sgr chiede alla Cop15 regole più solide

Etica è tra i co-firmatari di una lettera con la richiesta agli Stati sottoscrittori della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) di sviluppare un insieme di regole, c.d. Global Biodiversity Framework (GBF), più solido e ambizioso. Nel 2022 Etica Sgr ha firmato la Dichiarazione degli Investitori sul Cambiamento Climatico del 2022 per sollecitare i governi ad attuare specifiche azioni politiche sul tema. La dichiarazione, sottoscritta in totale da circa ottanta investitori istituzionali di tutto il mondo, è stata pubblicata in vista della COP15. La sottoscrizione costituisce un’opportunità per influenzare l’adozione di un framework che abbia: obiettivi chiariorientati all’azione e capace di includere il settore privato.

«Come istituzioni finanziarie, riconosciamo la necessità di proteggere e conservare la natura per le generazioni future» si legge nello Statement. Inoltre, aggiungono i firmatari «la perdita di biodiversità avrà enormi conseguenze per l’economia globale e ci espone a rischi di mercato, rischi di credito, rischi di liquidità e rischi operativi. Non è possibile generare valore per i nostri clienti senza una biosfera sana».

 

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