Cambiamento climatico e finanza: l’analisi della BCE

Cambiamento climatico e finanza: una recente analisi a cura della Banca Centrale Europea mostra quanto i cambiamenti climatici possano influire sulla stabilità finanziaria.

Scenario

La scienza è ormai concorde: se non gestiamo in modo efficace il riscaldamento globale, nei prossimi decenni potremmo perdere l’equilibrio delle stagioni, la bellezza dei nostri luoghi, l’unicità di tante specie animali e vegetali nel mondo.

Il pianeta è davanti a una sfida epocale. Ognuno di noi può fare qualcosa per mitigare questo rischio, anche il mondo della finanza. Etica Sgr è da sempre in prima linea sul cambiamento climatico e più in generale sul tema ambientale. Nel nostro DNA l’approccio ambientale è, però, sempre valutato anche rispetto alla dimensione sociale e di governance (ESG).

Oggi il tema è diventato mainstream. Il World Economic Forum ogni anno elabora un report nel quale elenca i maggiori rischi globali che il mondo si trova a dover affrontare da un punto di vista sociale, politico, economico e finanziario. Bene, nell’ultimo decennio i rischi globali in termini di probabilità di accadimento sono diventati sempre più di natura ambientale (guarda il video dal secondo 1’28”).

L’intervento di Francesca Colombo, Responsabile Analisi e Ricerca di Etica Sgr al Salone del Risparmio 2019 

Focus su cambiamento climatico e finanza

La Banca Centrale Europea ha appena pubblicato un’analisi su cambiamento climatico e finanza. Le conclusioni hanno la forza dell’urgenza: il rischio climatico influisce negativamente sui bilanci delle istituzioni finanziarie e, pertanto, può essere rilevante per la stabilità finanziaria, in particolare se i mercati non calcolano correttamente i rischi correlati.

Occorre quindi investire in un’analisi più approfondita e in una migliore comunicazione di tali rischi e della loro pertinenza per il sistema finanziario dell’area euro in generale. L’aumento delle informazioni dovrebbe inserirsi in un quadro chiaro, che aiuti gli operatori di mercato a valutare i rischi finanziari e orientare i flussi finanziari.

L’Europa si è mobilitata implementando politiche di sostegno alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e gestendo i rischi legati all’aumento delle temperature. Ma occorre fare di più. Per un corretto monitoraggio delle esposizioni finanziarie agli effetti globali del cambiamento climatico servono dati attendibili e comparabili a livello di settori economici o di singole esposizione.

I rischi fisici e di transizione del cambiamento climatico

Cambiamento climatico e finanza: i rischi fisici come l’impatto di catastrofi ambientali, che diventano economiche e sociali e poi geopolitiche, sono sempre più frequenti e gravi. Negli ultimi trent’anni la quota delle perdite imputate a catastrofi di tipo ambientale e climatico è aumentata costantemente. La tendenza al rialzo e, dal punto di vista del benessere sociale, il rischio è che in futuro queste perdite possano diventare non assicurabili. Ad esempio, le proprietà in aree vulnerabili a inondazioni, incendi o uragani. Ciò aumenterà i costi per le famiglie, per le società non finanziarie e per i governi.

Oltre a questi, abbiamo i rischi di transizione, che si verificano nella situazione in cui i mercati finanziari reagiscono improvvisamente al processo di aggiustamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Questi rischi portano a rivalutazioni di valore, anche brusche, da parte dei mercati finanziari. Come nel caso di un’introduzione imprevista di misure politiche o di un rapido cambiamento delle preferenze dei consumatori, che potrebbero innescare improvvisi cali dei prezzi delle attività per le imprese e i settori interessati.

Scenari cambiamento climatico

L’esposizione delle istituzioni finanziarie al rischio climatico

Gli sforzi per valutare l’esposizione delle istituzioni finanziarie al rischio di transizione hanno finora riguardato gli investimenti in alcuni settori industriali. L’analisi settoriale può essere utile per una prima approssimazione dell’esposizione, ma allo stesso tempo astrae dalle differenze specifiche dei singoli settori (processi, tecnologie di produzione, propensione all’inquinamento). 

Il grafico A.4 (riquadro di sinistra) divide l’esposizione delle banche a imprese con intensità di carbonio diverse. Da questa prospettiva, le esposizioni verso le imprese ad alta intensità di carbonio sembrano relativamente contenute. Considerando gli importi assoluti delle emissioni di carbonio – che sono ovviamente maggiori per le grandi imprese e rappresentano una prospettiva rilevante dal punto di vista degli impegni politici per ridurre le emissioni complessive – cambia un po’ l’immagine.

Il grafico A.4 (riquadro a destra) elenca le imprese partendo dal contributo più elevato alle emissioni complessive e mostra che l’esposizione delle banche verso queste imprese sono piuttosto significative. Complessivamente, le esposizioni verso i venti maggiori emettitori di CO2 coinvolgono il 20% dell’esposizioni totale, ovvero l’1,8% del totale delle attività delle banche nel campione.

GRAFICO A.4 Riquadro a sinistra: esposizione delle banche a imprese con intensità di carbonio diverse (come percentuale delle esposizioni di grandi dimensioni). Mediana, quartili e 10° e 90° percentile. Riquadro a destra: esposizione bancaria alle 40 imprese con le emissioni di carbonio più elevate. Cifre; € miliardi.

Espsozione banche

Il Grafico A.5 illustra come le 20 aziende per emissioni di carbonio maggiormente esposte vengono mappate per concentrazione a livello sia di settori economici sia di sistemi bancari.

GRAFICO A.5 – Grandi esposizioni verso le imprese con le maggiori emissioni


Esposizione top 20

Questa valutazione preliminare suggerisce che una transizione disordinata verso un’economia a basse emissioni di carbonio potrebbe essere rilevante dal punto di vista sistemico e dimostra i limiti relativi alla mancanza di dati completi e comparabili relativi al rischio climatico.

Un quadro di monitoraggio completo per i rischi connessi al cambiamento climatico e finanza richiede informazioni più complete sulle emissioni di carbonio e sulle esposizioni delle banche e di altre istituzioni finanziarie. Inoltre, è richiesto lo sviluppo di un’analisi di scenario e prove di stress per far fronte al rischio di transizione in modo lungimirante.

Le iniziative politiche in Europa

Una maggiore consapevolezza su cambiamento climatico e finanza ha riunito le banche centrali e l’autorità di vigilanza per condividere le migliori pratiche in materia di monitoraggio e gestione del rischio climatico.

Nel 2017 la Task Force del Financial Stability Board sulle informazioni finanziarie relative al clima (FSB TCFD) ha evidenziato la necessità di un’informativa comparabile e coerente sui rischi e le opportunità dei cambiamenti climatici e ha formulato una serie di raccomandazioni in tal senso. In aggiunta, sotto l’egida del Network for Greening the Financial System (NGFS) – gruppo composto da banche centrali, autorità di vigilanza e organizzazioni internazionali – ha concordato nell’ottobre 2018 che è compito delle banche centrali e delle autorità di vigilanza garantire che il sistema finanziario sia resiliente ai rischi legati al clima.

A  maggio del 2018 la Commissione europea ha istituito un Gruppo di Esperti Tecnici in materia di Finanza Sostenibile (TEG) con l’obiettivo di sviluppare proposte sul tema. Dopo un anno di lavori e consultazioni il TEG ha pubblicato il 18 giugno le linee guida per migliorare il modo in cui le imprese rendicontano le informazioni relative al clima. Oltre a queste ha pubblicato anche tre nuovi importanti report per la finanza sostenibile, tra cui quello sulla nuova tassonomia per dirigere i capitali degli investitori verso attività sostenibili.

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