Dalla sicurezza energetica alla decarbonizzazione, fino alla crescita dell’intelligenza artificiale: l’elettrificazione è uno dei grandi temi destinati a caratterizzare gli investimenti europei nei prossimi anni. Un tema affrontato dal gestore dei fondi di Etica Sgr al convegno di Itinerari Previdenziali, dedicato agli investitori istituzionali.
Un processo che nasce da tre fattori principali
L’elettrificazione nasce dall’esigenza di decarbonizzare l’economia, ma oggi assume una rilevanza ancora più ampia, intrecciandosi con la sicurezza energetica, l’autonomia strategica dell’Europa e lo sviluppo di tecnologie ad alta intensità energetica, come l’intelligenza artificiale.
Per dimensioni e orizzonte temporale, possiamo parlare di un vero e proprio super ciclo di investimenti. Un fenomeno che, con le dovute proporzioni, presenta alcuni punti di contatto con quello che stiamo osservando nell’intelligenza artificiale: entrambi richiedono grandi quantità di capitale e infrastrutture e sono destinati a svilupparsi su un arco temporale di diversi anni.
Sicurezza energetica e autonomia strategica
Uno dei principali fattori alla base dell’accelerazione dell’elettrificazione è lo scenario geopolitico. Nel 2024 l’Unione europea ha importato il 57% del proprio fabbisogno energetico. Il 67% delle importazioni energetiche era costituito da petrolio e prodotti petroliferi e il 24% da gas naturale (dati Eurostat).
La dipendenza dalle fonti fossili importate espone quindi l’Europa alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e alle tensioni geopolitiche internazionali. In questo contesto, elettrificare una quota crescente dell’economia non rappresenta soltanto una scelta legata alla transizione energetica, ma anche una questione di sicurezza energetica e autonomia strategica.
A questa esigenza si affianca la necessità di proseguire nella decarbonizzazione dei processi produttivi, in uno scenario in cui gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti.
C’è poi un terzo fattore che sta contribuendo ad aumentare la domanda: la crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale. Si tratta di tecnologie particolarmente energivore, che richiedono quantità crescenti di elettricità e rappresentano quindi un ulteriore catalizzatore degli investimenti nel sistema energetico.


Gli obiettivi europei al 2040
L’Europa ha fissato obiettivi ambiziosi. Oggi l’elettricità rappresenta circa il 23% dei consumi finali di energia dell’Unione europea. Il riferimento indicato per il 2030 è il 32%, mentre il nuovo Electrification Action Plan della Commissione europea prevede un obiettivo indicativo del 46% entro il 2040.
Secondo le stime della Commissione, raggiungere questo livello di elettrificazione potrebbe ridurre la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili fino a 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040.
Dove si concentreranno gli investimenti
Elettrificare l’Europa significa intervenire su più fronti. Innanzitutto sulla generazione di energia elettrica, con lo sviluppo di nuova capacità da fonti rinnovabili. Un ruolo centrale sarà poi svolto dalle reti di trasmissione e distribuzione, che dovranno essere ampliate, modernizzate e rese più efficienti.
A questi investimenti si affiancano quelli necessari per elettrificare i consumi — dai trasporti al riscaldamento degli edifici, fino ai processi industriali — e per sviluppare sistemi di stoccaggio, batterie e interconnessioni tra i diversi sistemi elettrici europei.
Il ruolo centrale del capitale privato
La dimensione degli investimenti necessari rende centrale anche il tema del finanziamento della transizione. Le risorse pubbliche possono sostenere e accompagnare questo processo, ma non sono sufficienti da sole. Una parte significativa degli investimenti dovrà quindi essere finanziata dal settore privato.
Le utility europee hanno già iniziato ad aumentare i propri programmi di investimento, soprattutto nelle reti e nella generazione. Per un investitore istituzionale si tratta di un ambito che presenta alcune caratteristiche interessanti: molti investimenti infrastrutturali hanno infatti un orizzonte temporale lungo e, in particolare nelle attività regolate, una maggiore visibilità sui ritorni.
I rischi da valutare
Uno dei principali elementi da valutare riguarda la capacità effettiva delle aziende di realizzare i programmi previsti.
Esistono innanzitutto colli di bottiglia industriali. Componenti essenziali per le reti elettriche, come trasformatori e apparecchiature di distribuzione e controllo, possono avere tempi di consegna molto lunghi. A questo si aggiunge, in alcuni mercati, la carenza di personale specializzato.
Un secondo elemento riguarda i tempi autorizzativi. Il permitting continua a rappresentare uno dei fattori che possono rallentare la costruzione di nuovi impianti e infrastrutture.
Occorre inoltre considerare il rischio che la domanda di elettricità cresca più lentamente rispetto agli obiettivi indicati dai piani europei. In questo senso, politiche e incentivi continueranno ad avere un ruolo importante.
Infine, c’è una questione finanziaria. Se buona parte della trasformazione sarà sostenuta da capitale privato, le imprese coinvolte dovranno affrontare programmi di investimento consistenti, con possibili effetti sull’indebitamento. Il livello dei tassi di interesse e la solidità finanziaria delle singole aziende diventano quindi variabili decisive.
Per questo, nella selezione degli investimenti è essenziale distinguere tra capex annunciato e reale capacità di esecuzione. La qualità del bilancio, la solidità della filiera, l’esperienza nella realizzazione dei progetti e la capacità di ottenere le necessarie autorizzazioni sono tutti elementi che devono essere analizzati con attenzione.
Una filiera che va oltre le utility
Guardare al tema dell’elettrificazione significa inoltre allargare lo sguardo oltre le grandi utility europee. La trasformazione coinvolge un’intera filiera industriale: produttori di cavi, trasformatori, componentistica per le reti, sistemi di stoccaggio e altre tecnologie necessarie allo sviluppo delle infrastrutture elettriche.
Negli ultimi anni il mercato ha spesso associato questo tema alla crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center. L’AI è certamente uno dei catalizzatori della domanda di energia, ma la portata del fenomeno è più ampia. La necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, rafforzare la sicurezza energetica, decarbonizzare l’economia e preservare la competitività industriale europea rende infatti l’elettrificazione un processo strutturale.
Ed è proprio questa dimensione di lungo periodo che rende il tema particolarmente rilevante anche per gli investitori istituzionali.
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