L’energia è diventata un’arma geopolitica. Chi dipende dalle fonti fossili resta esposto a crisi, ricatti e shock improvvisi. Per questo l’autonomia energetica non è più solo un obiettivo ambientale: è una priorità strategica. La dipendenza da petrolio e gas continua a rendere economie e mercati vulnerabili a instabilità esterne, con effetti immediati su inflazione, crescita e competitività.
Lo dimostrano le tensioni in Medio Oriente: il blocco dello Stretto di Hormuz ha significato fermare circa un quinto del petrolio mondiale, con conseguenze dirette su mercati finanziari, industria, logistica e agricoltura. Dinamiche simili si sono già viste nel 2022 con la guerra tra Russia e Ucraina: prezzi in aumento, inflazione in salita e crescita economica rallentata. Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili significherebbe quindi rafforzare la stabilità dei sistemi economici. In questo contesto, la transizione energetica non è solo una risposta ambientale, ma uno strumento di protezione economica.
Oggi, un sistema energetico basato al 100% su fonti rinnovabili non è più teoria: è tecnicamente possibile e sempre più conveniente, grazie al calo dei costi e all’innovazione tecnologica. Tuttavia, la sua realizzazione richiede condizioni precise: espansione massiccia di solare ed eolico, potenziamento delle reti elettriche, diffusione dei sistemi di accumulo e integrazione di nuove soluzioni tecnologiche.

Europa: rinnovabili in crescita, ma non basta
L’Europa sta costruendo il proprio “scudo verde”, ma il ritmo attuale non è ancora sufficiente a garantire una reale autonomia energetica. Per mettere al sicuro il sistema economico dalle onde d’urto geopolitiche, le rinnovabili devono diventare il pilastro centrale del sistema energetico, non più una semplice integrazione.
I numeri mostrano però una trasformazione già in atto. La quota di energia rinnovabile nella generazione elettrica europea è passata dal 15,9% nel 2004 al 47,5% nel 2024, quasi triplicando in vent’anni. Nel 2025 si è raggiunto un punto di svolta: per la prima volta, solare ed eolico hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili, arrivando al 30%.
Anche a livello globale il trend è chiaro: nel 2024 oltre il 40% dell’elettricità è stato prodotto da fonti pulite e più del 90% della nuova capacità installata è rinnovabile. Gli investimenti nelle tecnologie energetiche pulite sono ormai quasi doppi rispetto a quelli nei combustibili fossili.
Record europei 2025 dell’energia pulita
- Danimarca: 71% dell’elettricità da eolico e solare
- Paesi Bassi: eolico e solare sopra i combustibili fossili
- Francia: oltre 75 TWh da eolico e solare
- Finlandia: eolico al 27% del mix elettrico
- Romania e Bulgaria: oltre il 20% da eolico e solare
- Cipro: solare sopra il 20%
- Spagna: solare al 22%, nuovo record
- Germania: il solare supera il gas
- Croazia: l’eolico supera il gas
- Polonia: carbone al 51%, minimo storico
- Grecia: carbone al 5%, minimo storico
- Irlanda: stop al carbone nel 2025
- Italia: capacità di accumulo in crescita (+40% entro ottobre 2025)

Reti e accumuli: uno dei nodi della transizione
Nonostante i progressi, il sistema resta fragile. L’Unione Europea continua a importare una quota rilevante dell’energia che consuma, soprattutto petrolio e gas provenienti da aree geopoliticamente instabili. Il vero limite, però, è infrastrutturale.
Entro il 2040 sarà necessario costruire o modernizzare oltre 80 milioni di chilometri di reti elettriche a livello globale. Senza questo sforzo, la crescita delle rinnovabili rischia di rimanere incompleta. Il blackout che ha colpito Spagna e Portogallo nel 2025 lo ha dimostrato chiaramente: quando le infrastrutture non sono adeguate, anche i sistemi più avanzati diventano vulnerabili.
Italia: una transizione ancora troppo lenta
L’Italia resta indietro. Nel 2023 il 79% dei consumi energetici era ancora coperto da fonti fossili. Il gas, da solo, ha prodotto il 46% dell’elettricità, una quota persino superiore rispetto al 2015. Questa dipendenza si riflette direttamente sui prezzi: nel 2024 l’energia elettrica ha raggiunto i 108 €/MWh, ben sopra la media europea di 84,7 €/MWh.
Allo stesso tempo, la dipendenza energetica dall’estero resta elevata, pari al 73%. Un livello che espone il sistema economico alla volatilità dei mercati internazionali.
I risultati della transizione sono quindi inferiori alle attese. Nel 2024 le rinnovabili hanno coperto solo il 19,5% dei consumi finali, contro un obiettivo del 22,6% fissato dal PNIEC. I ritardi riguardano tutti i settori, in particolare i trasporti. Anche sul fronte dell’efficienza energetica il gap resta significativo: circa 8 Mtep risparmiate nel 2023, a fronte di un obiettivo di 9 Mtep entro il 2030.
Transizione energetica: una leva politica, economica e sociale
In un contesto segnato da instabilità geopolitica e crescente competizione internazionale, la transizione energetica assume un ruolo che va oltre la sostenibilità ambientale. È una leva di politica economica.
Promuovere un modello energetico a basse emissioni significa rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi, ridurre l’esposizione agli shock esterni e sostenere una crescita più stabile. Ma significa anche gestire un cambiamento che ha impatti sociali profondi, dal lavoro alla riconversione industriale.
Per questo la transizione non può essere solo tecnologica: deve essere anche equa e inclusiva, capace di accompagnare lavoratori e territori nel cambiamento.
In un mondo in cui l’energia può essere usata come leva politica, investire nelle rinnovabili significa proteggere l’economia reale. Non è più solo una questione ambientale, è una scelta di stabilità, competitività e sicurezza. E soprattutto, è una delle poche strategie concrete per costruire un sistema economico più resiliente e indipendente.
Il ruolo della finanza
In questo scenario, il ruolo della finanza assume una dimensione sempre più strategica.
I fondi di investimento di Etica SGR investono in imprese e stati impegnate nella transizione energetica e in sviluppo più sostenibile e inclusivo.
I report TCFD dei fondi, che includono metriche allineate alle linee guida della Task Force on Climate-related Financial Disclosures, confermano che sia nella linea Valori Responsabili sia nel fondo Etica Transizione Climatica e nella SICAV, oltre tre quarti delle società in portafoglio hanno definito obiettivi climatici e sono attive nel settore delle energie rinnovabili.
In questo modo, le scelte finanziarie diventano parte integrante della risposta alle sfide geopolitiche ed energetiche: non solo proteggono il valore nel lungo periodo, ma contribuiscono a costruire un sistema economico più stabile, indipendente e coerente con gli obiettivi di pace e sostenibilità.
Si prega di leggere le Note legali.


