Crisi idrica globale: l’acqua come fattore di instabilità economica e sociale

Dalla geopolitica del Golfo Persico alle reti idriche italiane, la scarsità d’acqua sta diventando un fattore di instabilità economica, sociale e finanziaria. Un rischio sistemico che coinvolge governi, imprese e investitori e che rende la gestione sostenibile delle risorse idriche sempre più centrale per la resilienza delle economie.

Nel Golfo l’acqua vale quanto il petrolio

Le tensioni in Medio Oriente hanno mostrato con chiarezza come le infrastrutture idriche possano diventare obiettivi strategici nei conflitti contemporanei.  Secondo quanto riporta il Center for Strategic & International Studies, in aree caratterizzate da forte scarsità naturale, impianti di desalinizzazione, reti di distribuzione e infrastrutture idriche rappresentano asset critici tanto quanto quelli energetici.

Colpire l’acqua significa aumentare i costi economici e sociali del conflitto: interrompere l’approvvigionamento idrico mette sotto pressione attività produttive, servizi essenziali e vita quotidiana, con effetti immediati sulla popolazione e sulla stabilità interna.Nel Golfo Persico la dipendenza dalla desalinizzazione è particolarmente elevata. Gli impianti coprono quote decisive del fabbisogno idrico complessivo: oltre il 70% in Qatar, quasi il 70% in Bahrein e più del 50% negli Emirati Arabi Uniti. In Kuwait e Oman rappresentano inoltre la principale fonte di acqua potabile.

La desalinizzazione non serve solo a garantire acqua per uso domestico, ma sostiene anche attività industriali ed energetiche ad alto consumo idrico: dalla petrolchimica al raffreddamento degli impianti, fino ai servizi delle grandi aree urbane. È questa dipendenza a rendere particolarmente vulnerabili città altamente urbanizzate come Doha, Dubai, Manama e Kuwait City. In contesti climatici estremi come la penisola arabica, infatti, la vita urbana si regge quasi interamente su infrastrutture artificiali: un’interruzione prolungata degli impianti può tradursi rapidamente in carenze diffuse e tensioni sociali.

Crisi idrica globale: un impianto di desalinizzazione

L’acqua non è un’arma

Il diritto internazionale umanitario tutela esplicitamente le risorse indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile. L’articolo 52 delle Convenzioni di Ginevra vieta di colpire infrastrutture essenziali come:

  • acqua potabile e reti idriche;
  • riserve alimentari;
  • coltivazioni e raccolti.

Il principio alla base è chiaro: fame e sete non possono essere utilizzate come strumenti di guerra. Il divieto riguarda sia gli attacchi diretti sia la distruzione intenzionale o l’inutilizzo di infrastrutture necessarie alla sopravvivenza civile.

Dalla crisi alla scarsità permanente

La scarsità d’acqua non è però soltanto una conseguenza dei conflitti. Sempre più spesso rappresenta una condizione strutturale che interessa vaste aree del pianeta. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e circa il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi soggetti a stress idrico. Negli ultimi decenni, inoltre, si è ridotta di oltre il 50% l’estensione dei grandi laghi del pianeta, mentre circa il 35% delle zone umide naturali è andato perduto dal 1970, compromettendo la capacità degli ecosistemi di rigenerare le risorse idriche.

In molte aree del mondo si parla ormai di “bancarotta idrica”: una condizione in cui la domanda supera stabilmente le risorse disponibili e i danni accumulati rendono impossibile tornare agli equilibri originari. Non si tratta più di crisi temporanee. In molti territori la scarsità si consolida nel tempo e diventa strutturale, con effetti diretti su agricoltura, produzione industriale, consumi e accesso ai servizi essenziali.

Dall’Iran all’Italia: un rischio sempre più diffuso

In mancanza di acqua, gli equilibri economici e sociali diventano più fragili. In diverse aree del Medio Oriente e del Nord Africa, anni di siccità, aumento delle temperature e gestione inefficiente delle risorse hanno portato i sistemi idrici vicino al punto di rottura. Come evidenzia un recente articolo del The Guardian, in alcuni casi si è arrivati al rischio di “day zero”, il momento in cui i sistemi di approvvigionamento non riescono più a garantire continuità di servizio. Alla base di queste crisi si intrecciano fattori climatici, infrastrutture obsolete, sfruttamento eccessivo delle falde e difficoltà economiche che limitano gli investimenti nella gestione dell’acqua.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, entro la fine del secolo fino al 75% delle aree più aride del pianeta potrebbe essere esposto a rischi elevati di scarsità estrema, trasformando l’acqua in un fattore crescente di instabilità economica e geopolitica. Una dinamica che riguarda, con intensità diverse, anche l’Europa e l’Italia.

I dati ISPRA  evidenziano che nel nostro Paese la disponibilità di risorsa idrica rinnovabile è in diminuzione costante dal 1951 e nel 2025 si è attestata a circa 128 miliardi di metri cubi, un livello inferiore del 7% rispetto alla media storica. A questa tendenza si aggiungono criticità strutturali nella gestione delle reti. Come evidenzia il Rapporto ASviS 2025, in media oltre il 42% dell’acqua immessa negli acquedotti italiani si disperde prima di arrivare ai rubinetti, anche a causa dell’obsolescenza delle infrastrutture. La vulnerabilità, quindi, non dipende soltanto dalla scarsità naturale della risorsa, ma anche dalla capacità di conservarla, gestirla e distribuirla in modo efficiente.

Perché la crisi idrica globale colpisce soprattutto le donne

Gli effetti della crisi idrica non si distribuiscono in modo uniforme. Nelle aree più fragili del pianeta, la scarsità d’acqua tende ad amplificare disuguaglianze economiche e sociali già esistenti, a partire da quelle di genere.

Secondo il Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche dell’UNESCO, la crisi idrica ha un impatto su donne e ragazze. Nei contesti rurali dei Paesi in via di sviluppo privi di accesso all’acqua corrente, sono loro a occuparsi della raccolta dell’acqua in oltre il 70% delle famiglie; a livello globale, questo lavoro non retribuito assorbe complessivamente circa 250 milioni di ore al giorno.

Non si tratta solo di una questione di fatica fisica: il tempo impiegato per raggiungere fonti d’acqua spesso lontane riduce le opportunità di istruzione, lavoro e partecipazione sociale, e può aumentare l’esposizione a rischi sanitari e a violenze durante gli spostamenti. La mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati aggrava ulteriormente il divario: tra il 2016 e il 2022, circa 10 milioni di ragazze adolescenti in 40 Paesi a basso reddito hanno perso giornate di scuola, lavoro o attività sociali per l’assenza di servizi igienici sicuri. La scarsità d’acqua diventa così un moltiplicatore di vulnerabilità, con effetti diretti su autonomia, inclusione e opportunità di sviluppo.

Il ruolo della finanza responsabile

La crisi idrica sta assumendo sempre più una dimensione economica e strategica. La disponibilità d’acqua incide infatti direttamente su produzione industriale, continuità operativa, catene di fornitura e costi energetici, trasformandosi progressivamente in un fattore di rischio anche per imprese e investitori. Per questo il tema è diventato sempre più rilevante nelle strategie di finanza sostenibile.

Etica Sgr integra la gestione del rischio idrico lungo tutto il processo di investimento. Nella selezione ESG valuta come le aziende affrontano aspetti legati ad approvvigionamento, consumi, efficienza e possibili controversie connesse alle risorse idriche. Parallelamente, attraverso l’attività di stewardship, mantiene un dialogo costante con le imprese per promuovere politiche più efficienti e responsabili.

L’attenzione si concentra in particolare su obiettivi misurabili, come la riduzione dei consumi, il miglioramento dell’efficienza produttiva, il riutilizzo delle acque e una gestione più sostenibile delle risorse lungo l’intera filiera. In uno scenario caratterizzato da scarsità crescente e maggiore instabilità climatica, la gestione efficiente  delle risorse idriche non rappresenta più soltanto una questione ambientale, ma un elemento sempre più centrale per la sostenibilità, la resilienza e la stabilità delle economie nel lungo periodo.

Si prega di leggere le Note legali.

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