Svolta etica delle multinazionali americane, Roberto Grossi ospite a RaiNews24

Roberto Grossi intervistato da Paolo Maggioni a RaiNews24

Svolta etica delle multinazionali americane. Gli amministratori delegati di oltre 180 grandi aziende americane (con oltre dieci milioni di dipendenti), riuniti nell’associazione “Business Roundtable“, hanno firmato una nuova “Dichiarazione di Principi” con nuovi valori, riformando decenni di tradizione (qui il comunicato). Tra le società firmatarie figurano i più grandi colossi d’Oltreoceano, da BlackRock a JPMorgan, da Amazon a General Motors.

La nuova “Dichiarazione di Principi”: non solo profitti, più etica e responsabilità

La “Dichiarazione di Principi” è il documento dedicato ai Principi di Corporate Governance che le multinazionali si impegnano a seguire. La Business Roundtable lo pubblica periodicamente dal 1978. Quest’anno questa Dichiarazione supera e abbandona, per la prima volta nella storia, il concetto di “shareholder primacy”, che prevede l’obbligo delle aziende di massimizzare l’utile per gli azionisti. Questa infatti era la norma comunemente accettata che ha favorito in passato l’orientamento ai risultati di breve termine e i maxi compensi per i manager.

Con la nuova Dichiarazione la mission aziendale di ogni compagnia deve avere come scopo investire nei propri dipendenti, creare valore per i consumatori e per le comunità in cui le aziende operano, tutelare l’ambiente. Una strategia etica.

Si passa così dal concetto di shareholder, ovvero di azionista, a quello di stakeholder. Gli stakeholder identificano i portatori di interesse di un’azienda, toccati dalle decisioni di impresa, come i lavoratori, i consumatori, l’ambiente e la comunità.

Il recente atto rappresenta un punto di svolta epocale, frutto di una spinta globale più profonda. È inoltre il segno del profondo cambiamento in corso nel modo di interpretare il ruolo sociale delle imprese.

Roberto Grossi, Etica Sgr, ai microfoni di RaiNews24

Sul tema è stata chiamata ad intervenire Etica Sgr, pioniera in Italia degli investimenti sostenibili e responsabili. La società ha infatti creduto in questo modello di business sin dalla nascita nel 2000.

Approfondisce il tema Roberto Grossi – Vice Direttore Generale di Etica Sgr – ospite negli studi di RaiNews24, intervistato dal giornalista Paolo Maggioni.

Ecco l’intervista.

(P. Maggioni) Quella delle multinazionali che aderiscono al Business Roundtable, citiamo alcuni grandi gruppi, come Amazon, JP Morgan, General Electric, è una pura dichiarazione d’intenti oppure si può tradurre in azioni concrete? Come conciliare quindi i dividendi per gli azionisti, i diritti dei lavoratori e l’attenzione all’ambiente?

(R. Grossi) Noi ci auguriamo evidentemente che non siano solo dichiarazioni d’intenti. Il modello economico di mercato che guarda soltanto al profitto è un modello superato. Noi ne siamo profondamente convinti. In vent’anni di esperienza del nostro Gruppo lo sosteniamo con forza.

Creare un modello di business che possa conciliare sia la parte economica sia la parte etica dei valori, quindi il rispetto dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori e della cittadinanza è non solo possibile, ma anche auspicabile. Questo perché probabilmente si tratta dell’unico vero modello di sviluppo ipotizzabile nel futuro.

Un’azienda che guarda anche all’ambiente, ai diritti dei propri lavoratori, alla comunità in cui opera è un’azienda che guarda al futuro, che non guarda soltanto al profitto di oggi, ma ha una prospettiva di medio-lungo periodo. Tutto questo ha senso se è dimostrabile. Etica Sgr ad esempio monitora le dichiarazioni d’intenti delle società in cui investono i fondi affinché vengano seguite da fatti concreti. Tuttavia credo che sempre di più saranno i cittadini con le loro scelte di consumo a monitorare e premiare le aziende che effettivamente perseguiranno degli obiettivi di sostenibilità.

Oggigiorno quasi tutte le indagini di mercato confermano che le nuove generazioni, i consumatori di domani, guardano nelle proprie scelte anche all’etica dei prodotti e servizi che scelgono.

(P. Maggioni) Questa dichiarazione delle multinazionali si inserisce, secondo lei, in un trend più ampio, sulla scia di movimenti che coinvolgono anche i giovani, portandoli ad una maggiore sostenibilità, ultimo fra tutti, quello dei venerdì di Greta Thunberg?

(R. Grossi) Certamente, ma anche all’interno di un pensiero economico che è cambiato e si è evoluto perché il mondo cambia. Ho letto diverse analisi in relazione alle dichiarazioni di cui stiamo parlando e che facevano riferimento al vecchio modello di Milton Friedman, modello del profitto fine a se stesso. Oggi il modello economico è cambiato. Per esempio Robert Edward Freeman già negli anni Ottanta sosteneva che fosse importante per l’azienda dare voce a tutti i portatori di interesse e di valore per l’azienda stessa, quindi non solo agli azionisti, ma anche ai dipendenti, ai fornitori, ai clienti, alla comunità in cui opera.

Inoltre non dimentichiamo che l’ultimo Premio Nobel per l’economia è stato assegnato a Paul Romer e William Nordhaus proprio per i loro studi sulle connessioni tra un crescita economica sostenibile nel lungo periodo, nonché le connessioni proprio tra l’economia e il cambiamento climatico. Quindi sicuramente il mondo sta cambiando anche da questo punto di vista.

(P. Maggioni) Grossi, Lei si occupa di investire in fondi comuni di investimento sostenibili e responsabili. Che cosa fanno concretamente questi fondi?

(R. Grossi) I fondi di Etica Sgr, nell’individuare le aziende e gli Stati in cui dirigere gli investimenti che gestiscono, non guardano esclusivamente agli aspetti di ritorno economico, ma guardano anche agli aspetti ESG: ambientali, sociali e di governance (come un’azienda viene gestita dal proprio management).

Proprio perché il connubio vincente tra un’analisi che definiamo ESG e un’analisi finanziaria classica ci permette di avere una più ampia conoscenza delle imprese e degli Stati dove vengono rivolti gli investimenti, ci permette di avere un maggiore controllo del rischio e di diminuire la possibilità di incorrere in rischi reputazionali. Pensiamo, ad esempio, alle ripercussioni che può avere il corso del titolo di un’azienda a seguito di un problema reputazionale, che può derivare da uno scandalo legato al management o da problematiche ambientali. La storia e la nostra esperienza dimostrano che questo modello può funzionare. Quando siamo partiti ci definivano visionari, oggi invece è un modello che si sta diffondendo moltissimo tant’è che in tutto il mondo parliamo di oltre 30 mila miliardi di euro gestiti secondo criteri ambientali, sociali e di buon governo.

 


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