Tassonomia verde, l’Europa scrive il vocabolario della finanza sostenibile

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Cos’è la Tassonomia verde dell’Unione Europea? Come funziona? Perché la Commissione europea ha voluto fare chiarezza sulla sostenibilità? Vediamo storia, definizione e sviluppi della tassonomia europea, che entrerà in vigore il 31 dicembre 2021.

Il lavoro della Commissione europea

Ogni agenzia di rating ESG, ogni gestore finanziario, ogni fondo di investimento ha una propria definizione, applica i propri criteri e la propria metodologia nella selezione del portafoglio di imprese sostenibili. Criteri validi e metodologie rigorose, ma non universali e, quindi, non direttamente comparabili con altre offerte. Per questo la Commissione da circa quattro anni sta lavorando ad una definizione univoca di quali attività economiche – e quali investimenti – possano definirsi sostenibili.

Nel marzo del 2018 l’organo esecutivo dell’UE ha lanciato un enorme piano per creare un corpo di regole attorno alla finanza sostenibile: l’Action plan on sustainable finance. Il motivo alla base di questo impegno lo ha esplicitato chiaramente: l’economia deve ridurre il proprio impatto. Questo impegno presenta però un costo salato nel breve periodo: 180 miliardi di euro all’anno. Tanto richiede la transizione a un’economia low carbon, secondo Bruxelles. E i fondi pubblici, a detta della stessa Commissione, non basteranno.

È necessario il contributo dei capitali privati, più nello specifico Bruxelles si è posta l’obiettivo di considerare il mondo della finanza lo strumento principe per orientare i capitali verso business responsabili nel quadro di uno sviluppo economico sostenibile. 

Tassonomia verde Ue: vocabolario della sostenibilità

Il perno del lavoro della Commissione europea attorno alla finanza sostenibile è proprio la tassonomia: la classificazione delle attività economiche che possono essere definite, appunto, “sostenibili”. «Una guida pratica – scrive la Commissione  – per politici, imprese e investitori su come investire in attività economiche che contribuiscano ad avere un’economia che non impatti negativamente sull’ambiente».

La normativa sulla Tassonomia per la finanza sostenibile è in vigore dal 13 luglio 2020, quando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea, il Regolamento (UE) 2020/852. Manca però ancora un tassello importante: i criteri tecnici per attribuire il bollino di attività sostenibile, che verranno pubblicati sotto forma di Atti delegati. Avrebbero dovuto essere pubblicati entro la fine del 2020, ma hanno subito un rinvio a causa dell’opposizione di alcuni Paesi.

tassonomia verde unione europea, pannelli solari

Tassonomia verde e criteri tecnici per due obiettivi climatici (dei sei)

Nel dettaglio quali attività possono ambire ad essere definite sostenibili? E a quali condizioni? Sono queste le domande a cui risponderanno i tanto attesi criteri tecnici. Dovranno cioè stabilire in dettaglio le soglie da rispettare perché ogni attività possa essere definita sostenibile. Per fare un esempio, quanta CO2 dovrà emettere al massimo un’attività?

La tassonomia individua sei obiettivi ambientali e climatici:

  1. mitigazione del cambiamento climatico;
  2. adattamento al cambiamento climatico;
  3. uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
  4. transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti;
  5. prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6. protezione della biodiversità e della salute degli eco-sistemi.

Per essere eco-compatibile, un’attività dovrà soddisfare i seguenti criteri:

  1. contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali;
  2. non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo;
  3. essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime (per esempio, quelle previste dalle linee guida dell’OCSE e dai documenti delle Nazioni Unite).

In questa prima fase la tassonomia e i criteri tecnici riguardano solo due dei sei obiettivi ambientali e climatici. «Questa Regolazione delegata – si legge nel documento – specifica i criteri tecnici di screening in base ai quali specifiche attività economiche possono contribuire in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici (climate change mitigation) e all’adattamento ai cambiamenti climatici (climate change adaptation) e per determinare se tali attività economiche causano danni significativi a qualsiasi altro obiettivo ambientale rilevante».

Esperti al lavoro: dal TEG alla Piattaforma per la finanza sostenibile

Una prima bozza degli atti delegati contenenti i criteri di screening è stata redatta nel 2020, dal Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG), il gruppo di esperti – 35 membri e oltre 100 consulenti – incaricati nel 2019 dalla Commissione europea di fornire le proprie raccomandazioni riguardo le nuove normative per una finanza sostenibile. Compito del TEG era: individuare le attività economiche in grado di contribuire a raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050, e i relativi criteri di selezione.

Risultato: 600 pagine in cui erano descritte in dettaglio le soglie tecniche per ognuna delle oltre 70 attività considerate dalla Tassonomia. Dall’agricoltura alla produzione di energia, dall’ICT (Information & Comunication Technology) al comparto manifatturiero, dai trasporti alle costruzioni.

Poi, a settembre 2020, il lavoro del TEG è terminato e, al suo posto, è stata creata la Piattaforma per la finanza sostenibile, composta da 67 membri (50 permanenti, 10 osservatori speciali e sette enti pubblici rappresentati), scelti sulla base, si legge nel comunicato della Commissione, delle loro “competenze sui temi ambientali, di finanza sostenibile o di diritti umani e sociali”.

Quattro i compiti a cui la Platform on sustainable finance è chiamata a rispondere:

  1. consigliare la Commissione sulla scelta dei criteri tecnici di screening per la tassonomia e sull’applicabilità (usability) dei criteri stessi;
  2. consigliare la Commissione nella revisione della “Taxonomy Regulation”, favorendo l’inclusione di ulteriori obiettivi di sostenibilità, tra cui la dimensione “social” (sociale), al momento esclusa, a danno della dimensione “environmental” (ambientale);
  3. monitorare e riferire sui flussi di capitale verso investimenti sostenibili; supportare la Commissione in modo più ampio sulla politica finanziaria sostenibile.

La Piattaforma per la Finanza sostenibile ha scritto una seconda bozza degli Atti delegati, sottoposta a una consultazione pubblica a dicembre 2020. Ma è stata letteralmente sommersa da una valanga di commenti e critiche (oltre 46.000). E una decina di Stati (Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia) hanno poi chiesto e ottenuto un rinvio.

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I criteri tecnici: un difficile accordo

Perché è così difficile trovare un accordo sui criteri tecnici per selezionare le attività economiche sostenibili? Perché la finanza sostenibile muove molti capitali, sempre di più. Nel 2020 in Europa i fondi di investimento sostenibile hanno raccolto 223 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2019.

Essere ammessi o esclusi da questi investimenti, quindi, ha un suo peso. Per questo settori industriali o attività che rischiano di rimanere fuori da questi ingenti investimenti stanno lavorando affinché ciò non accada. E i Governi dove quei comparti pesano particolarmente fanno sentire la loro voce ai vertici europei.

Gas naturale: fonte di transizione

Uno dei punti che hanno scatenato più scontri riguarda il gas naturale come fonte energetica. Era stato escluso sia dalla bozza presentata dal TEG sia da quella della Piattaforma per la finanza sostenibile. La soglia di emissioni fissata per ottenere l’etichetta verde era pari a 100 g di CO2 equivalente per chilowattora. Soglia che nessun impianto a gas, almeno per ora, riesce a garantire. Senza l’etichetta verde dell’UE, però, le centrali elettriche a gas potrebbero perdere miliardi di euro di finanziamenti privati. Il problema è sentito soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale, dove gli impianti a gas a ciclo combinato stanno favorendo la transizione dal carbone. Tuttavia producono circa 300-350 g di carbonio, di gran lunga superiore alla soglia fissata dalla tassonomia.

In una nuova bozza di atti delegati inviata da Bruxelles ai rappresentanti dei Ventisette Stati membri (secondo le rivelazioni del giornale francese Contexte), sembrerebbe che siano state create due categorie di attività che potrebbero essere ammesse nella tassonomia.

  • La sostituzione di sistemi di riscaldamento urbano alimentati da un combustibile fossile diverso dal gas.
  • La sostituzione di impianti di cogenerazione.

Si può fare a meno del gas?

L’International Energy Agency (IEA) include il gas tra i combustibili previsti nelle analisi di scenario di sviluppo sostenibile. Nella previsione dell’IEA si prova a calcolare come il settore energetico globale deve evolversi per soddisfare, in modo realistico ed economicamente efficiente, i seguenti obiettivi di sviluppo sostenibile: achieve universal access to energy (SDG 7), to reduce the severe health impacts of air pollution (part of SDG 3) and to tackle climate change (SDG 13).

Come dimostra il grafico sottostante, secondo gli scenari dell’IEA al 2030 non si possono precludere investimenti in gas. Il gas è ritenuto fondamentale per la sostituzione del carbone (che ha intensità emissiva molto più alta) e per fornire flessibilità e capacità di accumulo al sistema di approvvigionamento energetico per far fronte ai picchi di domanda (che le fonti di energia rinnovabile ancora non sono in grado di garantire pienamente).

gas naturale 1

Lo scenario ipotizzato dall’IEA al 2030 è compatibile con uno scenario di aumento delle temperature inferiore a 2 gradi centigradi. In altri termini, anche facendo ricorso a investimenti in gas nel prossimo decennio, la IEA stima che il sistema energetico possa mantenere una traiettoria sostenibile, riuscendo comunque a garantire un aumento della temperatura in linea con quanto stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015.

gas naturale 2

Nucleare: escluso, ma la Francia lo reclama

Un altro comparto oggetto di forti interessi economici è il nucleare. Al momento sembrerebbe escluso dalla tassonomia Ue, non tanto per le emissioni inquinanti che comporta (che di per sé sono basse), ma in base alla regola secondo la quale ciascuna attività non soltanto deve giovare alle politiche di adattamento e attenuazione, ma non deve neppure nuocere agli altri obiettivi (biodiversità, economia circolare, protezione degli oceani, limitazione dei tassi di inquinamento). La difficile gestione delle scorie nucleari comporta l’esclusione del settore dalle attività considerate sostenibili. Ma secondo Greenpeace «si è scelto di lasciare comunque una porta aperta all’atomo, poiché la Commissione si è riservata di rivedere il testo».

E le pressioni su questo tema sono forti, soprattutto da Paesi come la Francia. A fine marzo il Presidente francese Emmanuel Macron, insieme ad altri 6 capi di Stato (Polonia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia), ha scritto alla Commissione europea chiedendo di non escludere l’atomo dalla tassonomia delle attività sostenibili.

Altri settori che cercano di entrare nella tassonomia

Nell’ultima bozza di atti delegati figura anche l’aviazione tra le attività di transizione. E Greenpeace protesta: «l’aereo è il mezzo di trasporto a più alto impatto climatico». Sarebbe ammesso a certe condizioni anche l’idrogeno: la soglia da rispettare per la produzione è stata alzata a 3 chilogrammi di CO2 equivalente per chilogrammo realizzato (nella prima versione erano 2,256). Anche in questo caso, si tratta di una richiesta giunta specificatamente dalle industrie. Più stringenti, invece, le regole per la fabbricazione delle batterie: esse devono considerare anche le possibilità di riciclo.

Un altro settore è la bioenergia prodotta con la combustione di alberi che, in base alla tassonomia, sarebbe “sostenibile”. Ma per gli ambientalisti no. Lo stesso vale per le centrali idroelettriche, incluse tra le categorie sostenibili, ma che per molte ONG dovrebbero esserne escluse a causa dei danni per la biodiversità.

Altro aspetto contestato riguarda la plastica, considerata sostenibile dalla Tassonomia se “completamente prodotta mediante riciclaggio meccanico dei rifiuti di plastica” o mediante processi di riciclaggio chimico, se vengono rispettati gli standard minimi di emissione.

Fattore sociale: per ora rinviato

Nel lungo lavoro della Commissione europea per definire la finanza sostenibile c’è sicuramente margine di miglioramento per quanto riguarda i criteri sociali (uno dei 3 fattori chiave dell’ESG, environmental, social, governance).

Non basta specificare che dovranno essere rispettate soglie di salvaguardia minime in ambito sociale: l’allineamento alle linee giuda dell’OCSE per le aziende ai Guiding Principles on Business and Human Rights delle Nazioni Unite. Su questo aspetto è al lavoro la Piattaforma per la finanza sostenibile, la quale si sta occupando di redigere dei criteri sociali da integrare con quelli ambientali nella definizione di attività sostenibili.

tassonomia verde sostenibilità

A chi è indirizzata la Tassonomia verde

La tassonomia, questo “vocabolario” della sostenibilità sarà un riferimento per il mondo della finanza (che deve indicare quanto sostenibile sia effettivamente un investimento), per i governi (che devono stabilire gli incentivi ad aziende green) e per le aziende (che devono rendicontare il proprio impatto sull’ambiente).

  1. «Chi offre prodotti finanziari nella UE, inclusi i fondi pensione» dovrà fornire informazioni riguardo l’attinenza alla tassonomia dei prodotti che offre. Con una gamma di obblighi diversi a seconda del tipo di indicazione sulla sostenibilità che accompagna il prodotto a seconda che sia sull’intero fondo (o strategia), su una parte di esso.
  2. Per ogni prodotto, l’operatore del mercato finanziario (a partire dal 31 dicembre 2021) sarà tenuto a dichiarare in che misura gli investimenti sottostanti sono allineati alla Tassonomia, espressa in percentuale dell’investimento, del fondo o del portafoglio.
  3. Le aziende quotate con oltre 500 dipendenti, banche e assicurazioni, soggette alla direttiva per la rendicontazione delle informazioni non finanziarie (Non-Financial Reporting Directive-NFRD) saranno tenute a fornire informazioni sulle loro attività in riferimento alla Tassonomia.
  4. Non è ancora stato stabilito in che modo (se ne occuperà la piattaforma della Commissione europea), ma la Tassonomia sarà anche il riferimento per attribuire incentivi europei. «La Commissione europea – si legge nel Final Report – sta considerando come applicare la Tassonomia come linee guida nel programma InvestEu per indirizzare gli investimenti europei».

Tassonomia europea: i prossimi passi

Quali dunque le prossime tappe della tassonomia? Quando saranno in vigore i primi obblighi per gli operatori del settore?

  • Innanzitutto sono attesi gli atti delegati contenenti i criteri tecnici di screening dei primi 2 obiettivi (adattamento e mitigazione del climate change).
  • Il 31 dicembre 2021 il primo blocco di criteri tecnici di selezione delle attività da considerare sostenibili diventerà operativo. Da quel momento chi proporrà investimenti sostenibili e responsabili (SRI) dovrà indicare quante (in percentuale del fatturato) delle aziende su cui investe sono allineate alla Tassonomia.
  • Il 31 dicembre 2021 è anche la data entro cui dovranno essere pubblicati gli atti delegati (sempre redatti dalla piattaforma), con la seconda parte dei criteri tecnici di selezione delle attività da considerare sostenibili: riguardo i restanti quattro obiettivi stabiliti dalla Commissione europea (il controllo dell’inquinamento, l’uso e la protezione delle risorse idriche e marine, l’economia circolare, la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi).
  • Entro la fine del 2022 entrerà in vigore questa seconda parte di atti delegati.
Ambiente Tassonomia
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