Aiuti di Stato per la pandemia: davvero le imprese hanno investito per il futuro?

Aiuti di Stato durante la pandemia: tra il 2020 e il 2021 molti governi hanno sostenuto economicamente il mondo delle imprese per evitare chiusure e licenziamenti.

Ma come hanno investito le imprese che hanno ottenuto questi aiuti di Stato? Prova a rispondere la ricerca “Pandemic Extractivism”, condotta da un team di ricercatori coordinati dal Prof. Alessandro Santoro (Università degli Studi di Milano-Bicocca) per conto di SfC – Shareholders for Change e co-finanziata da Etica Sgr, fair-finance Vorsorgekasse e Friends Provident Foundation (tutte realtà che fanno parte del network SfC).

Aiuti di Stato e pratiche aggressive da parte delle aziende

Lo scopo di questa ricerca è quello di valutare il comportamento di un campione di imprese che hanno ricevuto aiuti di Stato, analizzando le loro scelte di allocazione del capitale e di pianificazione fiscale.

È stato definito un insieme di circa 320 aziende quotate, in Europa e Nord America, in base alla loro presenza negli indici di borsa nazionali o globali più rilevanti. La maggior parte sono blue chip (ovvero società ad alta capitalizzazione azionaria) con un profilo ESG relativamente buono.

L’obiettivo dello studio è individuare eventuali comportamenti “aggressivi” nell’allocazione del capitale in almeno due dei seguenti ambiti:

  • andamento dell’occupazione (ad es. riduzione della forza lavoro);
  • pagamento di dividendi;
  • programmi di riacquisto di azioni proprie (share buy-back);
  • pianificazione fiscale.

Il modo in cui le aziende decidono di allocare i loro capitali definisce la sostenibilità a lungo termine della loro performance. Queste decisioni sono diventate ancora più critiche dopo la pandemia da Covid-19. Lo studio può essere usato dagli investitori come una guida, suggerendo domande da porre alle aziende a rischio.

I risultati

«Sono state identificate 26 aziende relativamente aggressive in termini di allocazione del capitale. Quindi abbiamo esaminato le loro rendicontazioni finanziarie ed è stato scoperto che 8 di esse avevano anche ricevuto aiuti di Stato per la pandemia nel 2020» – spiega il dottor Michele Rabasco, Dottore di ricerca in Economics and Finance, che ha coordinato il gruppo di lavoro. «Le informazioni pubblicate sugli aiuti di Stato sono comunque generalmente scarse. La maggior parte delle aziende non rendiconta seguendo la Disclosure 201-4 del GRI (Global Reporting Initiative) sul tema: “Assistenza finanziaria ricevuta dal governo”».

Ecco alcuni sintomi di “aggressività” da parte delle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato emersi dallo studio.

aiuti di stato

Perché è importante studiare l’allocazione del capitale delle aziende

emergenza coronavirus«Le decisioni di allocazione del capitale di un’azienda determinano la sostenibilità a lungo termine della sua performance» – afferma Aldo Bonati, Corporate Engagement and Networks Manager, Etica Sgr, membro di SfC, che ha cofinanziato la ricerca. «Queste decisioni acquistano ancora più importanza in seguito alla pandemia da Covid-19. Verificare l’andamento di metriche come gli investimenti in ricerca e sviluppo, i dividendi, l’attività di buyback (acquisto di azioni proprie), il gap tra la retribuzione dei CEO e quella dei dipendenti e il pagamento delle tasse aiuta a prevedere l’esposizione delle aziende a rischi reputazionali. Inoltre, questi indicatori sono un utile riferimento per verificare come le aziende abbiano utilizzato gli aiuti di Stato concessi durante la pandemia. Si tratta della prima ricerca che identifica le aziende più esposte ai rischi legati alle scelte di allocazione del capitale».

Shareholders for Change

L’obiettivo del network SfC è di fare engagement con aziende, governi e gestori patrimoniali, al fine di persuaderli a migliorare il proprio track record sociale, ambientale e di governance.

SfC si concentra su tre questioni principali:

  1. diritti dei lavoratori e diritti umani;
  2. pratiche fiscali e giustizia tributaria;
  3. emissioni di CO2 e cambiamento climatico.

«Sulla base dei risultati della ricerca, inizieremo a fare engagement con le aziende individuate, contestando l’utilizzo di aiuti di Stato in presenza di strategie aggressive di allocazione del capitale e chiedendo al contempo di migliorare la loro responsabilità e trasparenza in materia di aiuti di Stato», afferma Aurélie Baudhuin, presidente di SfC e vice-direttore generale di Meeschaert Amilton AM, tra i fondatori del network.

Attualmente i soci di SfC – Shareholders for Change sono 13:

  • Alternative Bank Schweiz (ABS, Svizzera);
  • Bank für Kirche und Caritas eG (BKC, Germania);
  • Ecofi, Groupe Crédit Coopératif (Francia);
  • Ethos Foundation (Svizzera);
  • Ethius Invest (Svizzera);
  • Etica Sgr, Gruppo Banca Etica (Italia);
  • Fair-Finance Vorsorgekasse (Austria);
  • Fondazione Finanza Etica (FFE, Italia);
  • Forma Futura Invest (Svizzera);
  • Friends Provident Foundation (Regno Unito);
  • Fundación Finanzas Éticas (Spagna);
  • Meeschaert Asset Management (Francia);
  • Sanso Investment Solutions (Francia).

Per maggiori informazioni su Shareholders for Change – SfC consigliamo di consultare il sito.

Ti potrebbe anche interessare