L’Earth Overshoot Day è il giorno dell’anno in cui l’umanità inizia a consumare più risorse naturali di quante la Terra possa rigenerare in un anno. Da quel momento in poi, ogni consumo va “a debito”, intaccando il capitale naturale del pianeta. In altre parole, viviamo oltre i limiti che la Terra può sostenere, proprio come una persona che spende l’intero stipendio annuale entro luglio, vivendo poi intaccando i risparmi o ricorrendo al credito.
Non tutti consumano allo stesso ritmo: se tutta l’umanità vivesse come gli statunitensi, il budget ecologico annuale si esaurirebbe il 14 marzo; vivendo come gli italiani, il 3 maggio. Al contrario, Paesi come Bangladesh, Nigeria o India hanno consumi più contenuti e non generano alcun giorno di sovrasfruttamento.
L’Earth Overshoot Day 2026 è il 30 luglio
La data globale per il 2026 è il 30 luglio, la data è stata annunciata in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente.
Si tratta di alcuni giorni dopo rispetto al 2025. Un miglioramento dunque? Non proprio. I dati utilizzati per calcolare l’Impronta Ecologica e la biocapacità provengono da agenzie delle Nazioni Unite e da organizzazioni affiliate. Poiché questi dataset vengono aggiornati periodicamente, anche i risultati relativi agli anni precedenti possono essere rivisti. Quest’anno, la variazione più significativa riguarda una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio. Insieme ad alcuni aggiustamenti minori, questa revisione ha posticipato l’Earth Overshoot Day di otto giorni rispetto alla stima del 2025. È importante sottolineare che questo spostamento dipende dall’aggiornamento dei dati e non da una reale riduzione del sovrasfruttamento delle risorse.
L’Earth Overshoot Day cade ormai quasi cinque mesi prima della fine dell’anno: un segnale del fatto che una parte significativa dell’economia globale continua a basarsi sul consumo eccessivo delle risorse del pianeta. Questo modello insostenibile accelera la crisi climatica e accentua la scarsità di risorse, esponendo a rischi significativi chi non è preparato ad affrontare questo scenario.
Il fatto che la pressione sul pianeta non diminuisca è confermato dall’Emissions Gap Report 2025 del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), secondo cui le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 57,7 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente nel 2024, con un incremento del 2,3%, il più rapido degli ultimi quindici anni.
L’indicatore viene calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale, confrontando due grandezze:
- Impronta ecologica – la quantità di natura necessaria per produrre ciò che consumiamo e assorbire i nostri rifiuti.
- Biocapacità – la capacità del pianeta di rigenerare le risorse naturali.
Quando l’impronta ecologica supera la biocapacità, scatta l’Earth Overshoot Day.
Country Overshoot Day: l’Italia consuma il triplo delle risorse disponibili
Oltre alla versione globale, esiste il Country Overshoot Day, che mostra quando l’anno ecologico finirebbe se tutti consumassero come gli abitanti di un singolo Paese.
Paesi con consumi pro capite elevati esauriscono il loro “budget ecologico” molto prima di quelli con consumi ridotti.
Nel 2026, alcune date chiave sono:
- Qatar: 4 febbraio
- Lussemburgo: 17 febbraio
- Canada e Emirati Arabi: 8 marzo
- Australia: 16 marzo
- Italia: 3 maggio (stessa data dell’UE)
Se tutti vivessero come un cittadino italiano, sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra per sostenere i consumi annuali. Questi dati evidenziano chiaramente le disuguaglianze globali nell’uso delle risorse.

Dal sovrasfruttamento al rischio economico
Gli effetti dell’Earth Overshoot Day si riflettono anche sull’economia reale. Quando servizi essenziali come acqua, suoli fertili, materie prime e stabilità climatica vengono ridotti, aumentano le perdite per agricoltura, industria ed energia.
Uno studio del 2025 dell’Università di Mannheim insieme ad economisti della Banca Centrale Europea stima che gli eventi climatici estremi dell’estate precedente (ondate di calore, siccità e alluvioni che hanno colpito un quarto delle regioni dell’UE) abbiano causato perdite per almeno 43 miliardi di euro, destinate a salire fino a 126 miliardi entro il 2029.
Il rischio, inoltre, è sistemico: il Network for Greening the Financial System (NGFS) stima che disastri climatici possano ridurre la crescita globale fino al 3% entro cinque anni. Anche i consumi quotidiani pesano: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, casa e alimentazione rappresentano circa il 72% dell’impronta materiale europea.
Capitale naturale e finanza responsabile: l’approccio di Etica Sgr
Se la natura è parte attiva dell’economia, allora anche il modo in cui vengono orientati i capitali diventa cruciale. La finanza etica e responsabile non si limita a registrare il rischio ambientale: lo integra nelle decisioni di investimento.
È questa la prospettiva di Etica Sgr, società di gestione del risparmio che propone esclusivamente fondi comuni etici e responsabili. La selezione delle imprese in cui investono i fondi passa per la metodologia proprietaria ESG EticApproach®, che affianca all’analisi finanziaria la valutazione dei profili ambientali, sociali e di governance.
Vengono escluse le società definite ad alto impatto e quelle coinvolte, a vario titolo, in attività legate ai combustibili fossili, specialmente al gas naturale, che non presentano una convincente strategia di transizione energetica. L’analisi è basata su aspetti di governance climatica, produzione di beni/servizi che contribuiscono alla mitigazione del clima, emissioni climalteranti, qualità e ambizione degli obiettivi climatici, analisi di scenario.
Vengono altresì analizzati gli emittenti sovrani anche sulla base di questi criteri di valutazione ambientale: adesione a convenzioni internazionali sull’ambiente, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, riduzione delle emissioni in atmosfera, tutela delle risorse, tutela della biodiversità, transizione ecologica.
L’analisi del rischio climatico è inoltre supportata da ClimVaR®, una metrica statistica e previsionale che misura le potenziali ricadute dei rischi climatici sui portafogli. Questo approccio consente di orientare i capitali verso realtà che affrontano le sfide della transizione ecologica e sociale in modo concreto e durevole.
Investire con consapevolezza significa quindi andare oltre la protezione del capitale: significa riconoscere che le scelte finanziarie possono contribuire a orientare il modello di sviluppo. In questa prospettiva, gli investimenti diventano uno strumento concreto per accompagnare la transizione ecologica e sociale, sostenendo realtà capaci di generare valore nel tempo e un impatto positivo, misurabile e tangibile.
Si prega di leggere le Note legali.


