TCFD Report – Etica Transizione Climatica

Il presente documento offre una sintesi commentata del Climate Impact Report elaborato da ISS ESG [1] sulla base della propria metodologia proprietaria, riferito alle partecipazioni del Fondo Etica Transizione Climatica di Etica Sgr (di seguito, “il portafoglio”). Il report integra metriche conformi alle linee guida della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) [2].

Tutte le asset class sono state analizzate secondo le raccomandazioni della TCFD, raggruppandole in due componenti: Portafoglio Azionario (che include equity e obbligazioni corporate non‑labelled) e Portafoglio Obbligazioni Sovrane (composto esclusivamente da titoli sovrani non‑labelled).

In continuità con l’analisi del portafoglio svolta a giugno 2025, i green bond non sono stati inclusi nel calcolo delle emissioni degli emittenti in quanto volti al finanziamento di progetti ambientali. L’analisi TCFD infatti misura, anche in base al suo peso nel portafoglio, il contributo di ciascun emittente alle emissioni di gas serra, in modo da poter attribuire la quota corretta di emissioni all’investimento di Etica. Includere i green bond in questo calcolo, quindi, aumenterebbe il peso dell’emittente nel portafoglio e di conseguenza le emissioni finanziate. Ciò distorcerebbe i risultati.
Una valutazione dedicata all’uso dei proventi dei green bond sia Corporate che Sovereign è disponibile nel report.

L’analisi illustra la performance climatica del portafoglio al 30 dicembre 2025, confrontandola con quella dell’indice MSCI World Universal Net Total Return, utilizzato come benchmark di mercato (di seguito, “il benchmark”) al 31 dicembre 2025. Il contenuto è articolato nelle seguenti sezioni: metriche di carbonio, analisi di scenario, analisi del rischio di transizione, analisi dei rischi fisici, corporate green bond, analisi delle emissioni sovrane, conclusioni.

Metriche di carbonio

Le metriche di carbonio utilizzate nell’analisi Corporate sono quelle raccomandate dalla TCFD e sono definite come segue:

  • Emissions Exposure – Di quante emissioni sono responsabile come investitore?
    Misura le emissioni “finanziate” o “owned” del portafoglio, includendo gli Scope 1, 2 e 3. Rappresenta l’ammontare assoluto delle emissioni attribuibili agli investimenti in portafoglio.
  • Relative Carbon Footprint – Per ogni milione investito, qual è la mia esposizione emissiva?
    Misura le emissioni finanziate per ogni milione di euro investito, applicando il principio dell’ownership. È espressa in tonnellate di CO₂ equivalente per milione di euro investito ed è una metrica di rischio d’impatto.
  • Carbon Intensity – Qual è l’efficienza emissiva delle aziende in cui investo?
    Calcola le emissioni del portafoglio in rapporto ai ricavi generati dagli emittenti. È ottenuta dividendo le emissioni finanziate del portafoglio per i ricavi “owned” e si esprime in tonnellate di CO₂ equivalente per milione di euro di ricavi. Misura il rischio legato alla performance operativa delle aziende.
  • Weighted Average Carbon Intensity (WACI) – Qual è la mia esposizione a investimenti ad alta intensità di emissioni?
    Valuta l’esposizione del portafoglio a società carbon‑intensive. A differenza delle emissioni finanziate, questa metrica non applica il principio di ownership, ma considera la media ponderata delle emissioni per milione di euro di ricavi degli emittenti presenti in portafoglio. Si esprime in tonnellate di CO₂ equivalente per milione di euro di ricavi ed è un indicatore di rischio di transizione.

Il portafoglio presenta una performance migliore rispetto al benchmark in tutte le metriche analizzate, in particolare:

  • -25,77% di carbon footprint (Scope 1 & 2), che indica minori emissioni per milione investito, e –5,08% considerando anche lo Scope 3;
  • -34,40% di carbon intensity, segnalando una maggiore efficienza: le società in portafoglio generano meno emissioni per unità di ricavo;
  • -34,89% di WACI, riflettendo una minore esposizione del portafoglio a settori caratterizzati da elevata intensità emissiva.

Si tratta di un risultato complessivamente positivo per il fondo Etica Transizione Climatica, che evidenzia una riduzione costante delle emissioni in linea con l’attenzione del fondo alla transizione climatica.

L’analisi dei dati storici mostra che, dal 2019 a oggi, il fondo ha registrato progressi significativi nella riduzione delle emissioni, come evidenziato dai grafici seguenti. Negli ultimi anni si osserva una progressiva stabilizzazione del trend di riduzione, dovuta principalmente al fatto che non sono state apportate modifiche sostanziali alla metodologia di calcolo, che riflette dunque un andamento più maturo e consolidato.

In generale, la combinazione delle scelte finanziarie e delle decisioni in materia di sostenibilità hanno contribuito al miglioramento delle metriche rispetto al benchmark. L’analisi dell’attribuzione delle emissioni consente di comprendere con maggiore precisione l’impatto delle scelte di Etica Sgr. La tabella seguente confronta le emissioni Scope 1 e 2 del portafoglio con quelle del benchmark e suddivide la differenza complessiva in due componenti:

  • Allocazione settoriale: misura quanto del risultato deriva dalla decisione di sovrappesare o sottopesare determinati settori.
  • Selezione degli emittenti: cattura l’effetto della scelta di emittenti più o meno emissivi all’interno dei singoli settori.

Il portafoglio evidenzia -3.528,76 tCO₂e (-25,77%) di emissioni totali rispetto al benchmark.

Gli effetti di attribuzione mostrano che questo miglioramento deriva da:

  • Allocazione settoriale: -31,95%
    Il portafoglio presenta un’esposizione inferiore ai settori caratterizzati da maggiore intensità carbonica. Ciò contribuisce in modo significativo alla riduzione delle emissioni finanziate.
  • Selezione degli emittenti: -36,53%
    All’interno dei settori, il portafoglio privilegia emittenti con profili emissivi sensibilmente più bassi rispetto ai loro peer, amplificando ulteriormente la riduzione delle emissioni rispetto al benchmark. [4]

È importante sottolineare che un portafoglio con una maggiore concentrazione in settori ad alta intensità emissiva tenderà naturalmente ad avere un’esposizione più elevata alle emissioni di gas serra. Tuttavia, tale effetto può essere compensato selezionando emittenti più efficienti in termini di emissioni all’interno degli stessi settori.
In particolare, la scelta metodologica di non investire nel settore energetico e di applicare rigorose valutazioni climatiche alle società coinvolte nei combustibili fossili — appartenenti principalmente al settore dei servizi di pubblica utilità — spiega in larga parte il miglioramento osservato. Questa impostazione, coerente con la filosofia di Etica Sgr, contribuisce a mantenere l’esposizione emissiva del portafoglio strutturalmente inferiore rispetto al benchmark.

Sempre guardando alla tabella, il settore dei Materiali è quello in cui il portafoglio mostra la maggiore esposizione alle emissioni Scope 1 e 2 rispetto al benchmark. Questo risultato è spiegato da diversi fattori strutturali:

  1. La metodologia rigorosa applicata al settore riduce significativamente l’universo investibile, che si compone di un numero molto ristretto di emittenti considerati compatibili con i criteri di sostenibilità. Con un universo così limitato, è fisiologico che alcuni titoli “ammissibili” risultino sovrappesati rispetto al benchmark, determinando un’esposizione emissiva più elevata;
  2. Il settore dei Materiali è, per definizione, un settore hard-to-abate, caratterizzato da processi produttivi difficili da elettrificare e da tecnologie di decarbonizzazione ancora immature. Anche applicando criteri severi, gli emittenti residui mantengono livelli emissivi relativamente elevati.

Al contrario, nel settore dei Servizi di Pubblica Utilità la situazione è opposta. La disponibilità di tecnologie consolidate di decarbonizzazione – come la generazione da fonti rinnovabili – permette di identificare e selezionare emittenti più efficienti sul piano emissivo. Questo facilita un attribution effect positivo nel settore delle Utility e spiega perché il portafoglio mostri risultati migliori rispetto al benchmark, nonostante in altri settori l’effetto sia opposto.

Al netto di differenze settoriali strutturali, osservando un portafoglio combinato tra Transizione Climatica e benchmark, emerge chiaramente come Etica risulti sottoesposta agli emittenti a maggiore intensità emissiva. Ciò deriva principalmente dalla metodologia di selezione adottata, che tende ad escludere molte di queste società in quanto non conformi ai criteri climatici e ambientali applicati nella costruzione dell’universo investibile.

Analisi di scenario

L’analisi di allineamento agli scenari offre una prospettiva sull’allineamento del portafoglio con diversi scenari climatici, confrontando le emissioni Scope 1, 2 e 3 delle società in portafoglio con i carbon budget derivati da scenari internazionali. La metodologia utilizza pathway settoriali e regionali elaborati da modelli come IEA, NGFS e OECM. In continuità con gli anni precedenti, Etica riporta i risultati basati sui modelli IEA (WEO22). Gli scenari coprono una gamma ampia di possibili traiettorie di riscaldamento globale, da 1,5°C a oltre 3°C.

Il grafico mostra tre proiezioni emissive: la Historical Projection, che estende nel futuro l’andamento storico delle emissioni riportate; la Policies Projection, che segue l’evoluzione prevista dei settori sulla base delle politiche climatiche attualmente in vigore; e la Target Projection, che riflette gli obiettivi di riduzione dichiarati dalle società in portafoglio. Queste traiettorie vengono confrontate con i carbon budget dei diversi scenari climatici.

L’allineamento del portafoglio e del benchmark agli scenari Net Zero viene misurato attraverso due metriche: l’Implied Temperature Rise (ITR), che indica la temperatura implicita associata all’uso del carbon budget, e il Crosspoint Year, ovvero l’anno in cui le emissioni cumulative supererebbero il budget assegnato. Entrambe si basano sul confronto tra le emissioni future cumulate e il carbon budget complessivo compatibile con un percorso di decarbonizzazione entro il 2050.

Nel complesso, i risultati sono positivi. Il portafoglio mostra risultati superiori rispetto al benchmark sia nella traiettoria basata sui target aziendali, sia nella traiettoria storica, indicando una maggiore resilienza del portafoglio.
La Target Projection indica che, se tutte le società in portafoglio realizzassero pienamente gli obiettivi di riduzione dichiarati, la traiettoria emissiva complessiva sarebbe compatibile con circa 1,6°C, quindi allineata ad un percorso Net Zero.
La Historical Projection, invece, rivela che il ritmo di riduzione effettivamente conseguito finora non è sufficiente: la prosecuzione delle tendenze storiche collocherebbe il portafoglio attorno ai 2°C, evidenziando la necessità di un’accelerazione delle azioni di decarbonizzazione.
La Policies Projection offre una prospettiva intermedia (circa 1,9°C): riflettendo le politiche climatiche già in vigore, mostra che esistono driver settoriali e regolatori in grado di migliorare l’andamento rispetto alla traiettoria storica, indicando che il raggiungimento dei target è ambizioso, ma possibile.
Inoltre, in relazione ai target, rispetto al benchmark Etica continua ad investire in un maggior numero di società con target climatici.

Al 31.12.2025, secondo ISS, il 98% del valore del portafoglio è impegnato o ha fissato un obiettivo climatico, contro il 78% del benchmark. Nello specifico, l’83% del valore del portafoglio (71% nel report TCFD ed2025) ha già fissato un obiettivo di riduzione dei gas serra approvato dalla Science-Based Targets initiative (SBTi), contro il 56% del benchmark. Si noti che solo il 3% delle società del portafoglio complessivo non ha alcun obiettivo o ha un obiettivo non ambizioso in materia di emissioni di gas serra.

Analisi del rischio fisico

ISS utilizza un modello proprietario per stimare le potenziali perdite di valore degli emittenti derivanti dai rischi fisici legati al cambiamento climatico, calcolando il Value at Risk (VaR) atteso al 2050. Il modello valuta l’impatto finanziario dei principali canali attraverso cui i rischi fisici possono influenzare il prezzo delle azioni: variazioni del valore del capitale fisso (PP&E), costi di riparazione legati a eventi climatici estremi che richiedono nuovi investimenti in CAPEX, aumenti dei costi operativi riconducibili a variazioni in SG&A o COGS, e infine modifiche ai ricavi dovute a interruzioni o riduzioni della produzione.

L’analisi si basa sugli scenari climatici più rilevanti utilizzati nell’IPCC Fifth Assessment Report (AR5) [5]. Il riferimento principale è il percorso RCP 4.5, associato a un aumento della temperatura compreso tra 1,7°C e 3,2°C entro il 2100.

In questo scenario, il VaR del portafoglio al 2050 è stimato in circa 3,2 milioni di euro, con i settori Consumer Discretionary, Communication Services e Industrials tra i più esposti. L’impatto complessivo resta comunque inferiore all’1% del valore totale del fondo, in linea con quanto osservato nell’analisi 2025.

Adottando invece uno scenario più severo, corrispondente a un riscaldamento superiore a 3,2°C, il valore a rischio aumenta a circa 4,82 milioni di euro. Questo risultato evidenzia come un peggioramento delle condizioni climatiche comporti un incremento proporzionale delle perdite potenziali, pur mantenendosi entro un ordine di grandezza gestibile (attorno all’1% dell’AUM) rispetto al valore complessivo del portafoglio.

Inoltre, secondo la valutazione di ISS, solo il 16% degli emittenti – calcolati in termini di peso sul totale degli AUM -in portafoglio presenta una strategia di gestione del rischio fisico considerata debole, mentre la grande maggioranza – circa il 78% – dispone di un approccio moderato o robusto alla gestione dei rischi climatici fisici.

L’analisi evidenzia anche una migliore copertura informativa del portafoglio rispetto al benchmark: soltanto il 6% delle società di Etica risulta non coperto, contro il 24% del benchmark. Questo dato sottolinea una maggiore qualità e completezza delle informazioni disponibili sulle partecipate del fondo, elemento cruciale per valutare in modo affidabile la resilienza ai rischi fisici lungo tutto l’orizzonte temporale considerato.

Analisi del rischio di transizione

ISS ha sviluppato un modello che stima il Transition Value at Risk (TVaR) dei portafogli sulla base dello scenario Net Zero by 2050 dell’International Energy Agency (IEA). Per il fondo Etica Transizione Climatica, il rischio potenziale risulta molto contenuto: il TVaR stimato è pari a circa 4 milioni di euro, ossia meno dell’1% del valore complessivo analizzato. Questo dato è in linea con quanto rilevato nell’analisi di giugno 2025, confermando la bassa esposizione strutturale del portafoglio ai rischi di transizione.

L’edizione di quest’anno include anche le emissioni Scope 3, elemento che si riflette nei risultati settoriali. L’esposizione maggiore allo Scope 3 si concentra nel settore Industrials, che è anche quello con la più alta esposizione ai rischi di transizione secondo la metodologia ISS. Segue il settore dei Materials, come atteso, poiché è il comparto in cui il portafoglio mostra anche la maggiore esposizione in termini di emissioni Scope 1 e 2.
Nonostante ciò, la quota di AUM potenzialmente esposta al rischio rimane comunque molto limitata.

Dal punto di vista della Carbon Risk Rating, metrica di ISS che sintetizza la capacità degli emittenti di gestire i rischi climatici e coglierne le opportunità, mostra che sia gli emittenti del settore Industrials sia quelli dei Materials presentano valutazioni complessivamente solide: nessuno risulta classificato come Laggard.

Il confronto tra il portafoglio e il benchmark nel suo complesso mostra infatti una miglior capacità degli emittenti in portafoglio di saper cogliere le opportunità legate alla transizione e gestire i rischi.

L’analisi del rischio di transizione di ISS esamina anche il mix di generazione elettrica delle società presenti in portafoglio. Il fondo Etica Transizione Climatica include sette emittenti coinvolti nella produzione di energia elettrica. Tra questi, due società appartengono a settori non‑utility, ma integrano la produzione di energia rinnovabile all’interno del proprio modello di business.

Considerando la capacità di generazione complessivamente installata dagli emittenti in portafoglio, attribuibile ad Etica secondo il principio dell’ownership, oltre il 92% dell’energia finanziata proviene da fonti rinnovabili, mentre solo il 7,57% deriva da generazione termoelettrica. Questo miglioramento rispetto all’analisi di giugno è attribuibile a due dinamiche: da un lato, alcuni emittenti hanno aumentato la loro produzione da rinnovabili, dall’altro, le variazioni dei pesi di portafoglio hanno favorito società maggiormente impegnate nella generazione pulita.

Il portafoglio mostra inoltre un posizionamento nettamente migliore rispetto al benchmark, che presenta una quota di capacità rinnovabile di circa 8% e una quota termica che raggiunge il’85%. Ciò conferma l’elevato contributo del portafoglio al tema della transizione energetica.

Infine, il fondo non presenta esposizioni dirette ad attività di estrazione energetica non convenzionale o controversa, come fracking o Arctic drilling. Allo stesso modo, il portafoglio non detiene emissioni potenziali future, poiché gli emittenti selezionati non possiedono riserve di combustibili fossili. Questo contribuisce a mantenere il rischio di transizione del portafoglio strutturalmente molto basso.

Corporate Green Bonds: analisi dell’uso dei proventi

Al 30 dicembre 2025, il portafoglio Etica Transizione Climatica comprende 43 obbligazioni, di cui i green bond rappresentano l’86% del totale corporate e circa l’85% degli AUM della componente corporate. La maggior parte delle obbligazioni corporate in portafoglio contribuisce quindi direttamente al finanziamento della transizione verde degli emittenti.

Sulla base dei dati raccolti da Bloomberg attraverso i report di allocazione degli emittenti, è possibile identificare le categorie di progetti finanziati [6] dai green bond in portafoglio (un singolo bond può finanziare più categorie).  I green bond presenti nel portafoglio Etica Transizione Climatica finanziano una gamma ampia e diversificata di progetti ambientali, che riflettono le principali direttrici della transizione ecologica.

La categoria dominante è Renewable Energy, con 25 progetti dedicati alla produzione di energia pulita attraverso combinazioni di tecnologie quali solare, eolico, idroelettrico, bioenergia, geotermia. Questa prevalenza è pienamente coerente con la missione del fondo: la generazione rinnovabile è infatti uno dei pilastri fondamentali per ridurre le emissioni globali e abilitare la transizione verso sistemi energetici a basse emissioni.

Un’altra categoria molto rappresentata è quella dei Green Buildings, con 10 progetti dedicati alla realizzazione o riqualificazione di edifici ad alta efficienza energetica. Si tratta di un settore particolarmente rilevante, considerando che il comparto edilizio è responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di CO₂. Investire in edifici certificati, più performanti e meno energivori contribuisce in modo diretto alla riduzione dei consumi e all’abbattimento delle emissioni operative.

Segue Clean Transportation (7), con bond che finanziano soluzioni per la mobilità sostenibile, come infrastrutture per il trasporto elettrico, flotte a basse emissioni o sistemi di mobilità urbana a ridotto impatto. Anche in questo caso l’impatto è molto rilevante, poiché il settore dei trasporti rimane una delle principali fonti di emissioni globali.

I progetti dedicati all’Energy Efficiency (8) completano questo quadro, contribuendo alla riduzione dei consumi energetici nei processi produttivi e nelle infrastrutture. La minimizzazione degli sprechi energetici è una delle strategie più efficaci e immediate per supportare la decarbonizzazione, poiché permette di ridurre le emissioni senza dover aumentare la capacità di generazione.

Complessivamente, la distribuzione delle categorie evidenzia un portafoglio fortemente orientato verso progetti con elevato impatto climatico positivo, che affrontano sia la riduzione delle emissioni sia il rafforzamento della resilienza ambientale. Questo approccio è pienamente allineato agli obiettivi del fondo e contribuisce in modo concreto alla transizione dei settori più emissivi, oltre a sostenere la diffusione di tecnologie pulite ormai mature e immediatamente scalabili.

Quando disponibile, è stato inoltre possibile stimare le emissioni evitate e l’energia rinnovabile prodotta o installata attraverso i progetti finanziati.

I risultati aggregati sono i seguenti:

  • Emissioni evitate: 127,45 milioni di tonnellate di CO₂;
  • Capacità rinnovabile costruita o riabilitata: 38,78 GW;
  • Energia rinnovabile generata: 490.949,22 GWh.

Queste metriche provengono da Bloomberg e riflettono quanto dichiarato nei report di allocazione dei singoli emittenti. Per ottenere i valori complessivi sono state necessarie due tipologie di conversione:

  1. Conversione delle unità di misura
    In alcuni casi l’energia era espressa in unità diverse (ad esempio MWh anziché GWh). La conversione non introduce complessità, trattandosi semplicemente di un fattore matematico (1 GWh = 1.000 MWh).
  2. Conversione dei dati annuali in valori complessivi su tutta la durata del bond
    Quando l’emittente non riportava il valore totale del beneficio ambientale ma solo quello annuale, il dato è stato stimato moltiplicando il beneficio annuo per la durata del bond, calcolata dalla data di emissione alla data di scadenza.

È importante sottolineare che queste metriche rappresentano valori assoluti riferiti ai progetti finanziati dai green bond e non sono attribuite in base alla quota di proprietà del fondo o alla metodologia delle emissioni finanziate. Si tratta dunque di una misura del contributo complessivo degli emittenti.

In termini assoluti, integrando i dati dei green bond, le società presenti in portafoglio hanno generato per il 2025 214.505,92 GWh di energia rinnovabile, contro 22.488,3 GWh di energia da fonti fossili.

Analisi delle emissioni sovrane

Il carbon footprinting è uno strumento sempre più utilizzato per valutare i rischi della transizione climatica, ma è importante ricordare che, nel caso degli emittenti sovrani, la contabilizzazione delle emissioni segue criteri diversi rispetto a quella corporate. L’analisi delle emissioni sovrane si basa sulla metodologia ISS dedicata ai titoli di Stato, pienamente coerente con i principali standard internazionali di rendicontazione, in particolare con le Sovereign Accounting Guidelines del PCAF, e confronta le emissioni di gas serra e gli indicatori climatici rilevanti dei Paesi presenti nel portafoglio Etica Transizione Climatica con quelli del benchmark di riferimento.

Le tabelle riportano valori assoluti e relativi delle emissioni associate ai Paesi presenti in portafoglio, insieme alle metriche di intensità emissiva. Le emissioni di produzione (Scope 1) si basano sui dati più recenti disponibili: il 2022 per i Paesi Annex I (UNFCCC) e il 2021 per i Paesi non‑Annex I (CAIT). Le emissioni Scope 2 e 3, invece, fanno riferimento al 2018 (OECD), che rappresenta tuttora l’ultima annualità armonizzata a livello globale.

Per una corretta lettura dei risultati, si riportano alcune definizioni fondamentali:

  • Emissioni di produzione (Scope 1): includono tutte le emissioni territoriali generate dalla produzione di beni e servizi del Paese;
  • Emissioni LULUCF: comprendono le emissioni o gli assorbimenti derivanti da uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e foreste; sono presentate separatamente per offrire una valutazione completa del profilo emissivo del Paese;
  • Emission Exposure (assoluto): misura l’esposizione emissiva attribuibile agli investimenti sovrani, ponderando le emissioni nazionali per il peso di ciascun Paese nel portafoglio;
  • Relative Emission Exposure: indica le emissioni attribuite per ogni milione investito e si esprime come Relative Carbon Footprint (RCF) e Weighted Average Carbon Intensity (WACI).

In coerenza con l’approccio adottato per il portafoglio corporate, anche nell’analisi sovrana sono stati esclusi i green bond, mentre l’analisi sull’uso dei proventi è presentata nelle pagine successive.

L’esposizione emissiva del portafoglio riferita alle emissioni di produzione (Scope 1) risulta in linea con quella del benchmark, con un differenziale di appena -1%. L’inclusione delle emissioni LULUCF migliora ulteriormente il risultato complessivo: i Paesi presenti nel portafoglio mostrano infatti una capacità di assorbimento maggiore, che si traduce in un sink più ampio rispetto al benchmark.

Le differenze diventano più significative negli Scope 2 e 3, dove il portafoglio mostra un’esposizione sensibilmente inferiore: -49% per lo Scope 2 e -16% per lo Scope 3. Ciò indica che il portafoglio è meno esposto sia alle emissioni importate tramite energia elettrica e calore (Scope 2) sia alle emissioni incorporate nei beni importati (Scope 3).

Anche sul fronte della Relative Emission Exposure, il portafoglio presenta risultati allineati o migliori rispetto al benchmark: il Relative Carbon Footprint (RCF) è identico per lo Scope 1 e più basso per gli Scope 2 e 3. L’effetto positivo del LULUCF contribuisce inoltre a ridurre ulteriormente l’impronta emissiva per milione investito.

Il quadro è confermato dalla WACI, che misura l’intensità emissiva rispetto al PIL: il portafoglio risulta sostanzialmente in linea con il benchmark negli Scope 1 e 2, mentre evidenzia una performance migliore (-8%) quando si include lo Scope 3, cioè quando vengono considerate le emissioni legate ai flussi commerciali e alle reti di approvvigionamento. In questo caso, una componente LULUCF più favorevole contribuisce a ridurre l’intensità emissiva aggregata dei Paesi in portafoglio.

In sintesi, il portafoglio è allineato al benchmark per quanto riguarda le emissioni di produzione (Scope 1), mentre risulta meno esposto alle emissioni importate e beneficia di una maggiore capacità di assorbimento LULUCF, che ne migliora il profilo emissivo complessivo.

Va sottolineato che la metodologia di selezione degli emittenti sovrani del fondo [8] contiene solo parzialmente delle metriche climatiche. Le differenze osservate rispetto al benchmark derivano quindi principalmente dalle diverse ponderazioni dei Paesi in portafoglio.

Green bond sovrani: Analisi dell’uso dei proventi

Alla fine del 2025, il portafoglio Etica Transizione Climatica includeva 24 obbligazioni sovrane, di cui la metà classificate come green bond. Nonostante rappresentino solo il 50% dei titoli, il loro peso economico è significativamente maggiore: oltre il 77% del valore complessivo della componente sovrana deriva infatti da green bond. Questo significa che la gran parte dell’investimento in titoli governativi contribuisce al finanziamento di progetti ambientali con impatti misurabili.

L’analisi dei proventi, basata sui dati di allocazione dichiarati dagli emittenti sovrani e classificata secondo gli Sustainable Development Goals (SDGs) [9], mostra una forte concentrazione di investimenti in aree chiave per la transizione ecologica.

Si noti che il 100% corrisponde al totale dei green bond presenti nel portafoglio.

Nella tabella sottostante vengono infine riportate le diverse categorie progettuali [10] finanziati dai green bond del portafoglio.

Un elemento particolarmente interessante emerso dall’analisi è che l’esposizione del portafoglio alla Germania – uno dei Paesi europei con la maggiore intensità emissiva in termini assoluti – avviene esclusivamente tramite green bond. Questo significa che, attraverso il fondo Etica Transizione Climatica, l’investimento in Germania contribuisce direttamente al finanziamento della sua transizione climatica, indirizzando capitali solo verso progetti con impatti ambientali positivi.

Conclusioni

Nel complesso, il portafoglio Etica Transizione Climatica conferma un posizionamento climatico molto positivo, con risultati che superano il benchmark e mostrano una forte riduzione delle emissioni rispetto al 2019. In particolare, si osservano una diminuzione:

  • del 72,32% della carbon footprint;
  • del 50,36% della carbon intensity;
  • del 35,74% del WACI.

Questi progressi evidenziano l’efficacia delle scelte di investimento e della metodologia di selezione applicata negli ultimi anni.

L’analisi di scenario conferma buoni livelli di allineamento, pur mettendo in luce le nuove sfide poste dallo Scope 3, sempre più rilevante nel valutare la traiettoria emissiva complessiva delle imprese.

Sul fronte della transizione, il ruolo del portafoglio appare evidente: oltre il 92,43% della capacità di generazione elettrica degli emittenti in portafoglio proviene da fonti rinnovabili, in aumento rispetto all’anno precedente. Questo valore risulterebbe ancora più elevato se si considerassero anche i green bond corporate dedicati a finanziare nuova capacità rinnovabile, ormai fondamentali per la transizione energetica.

I rischi climatici, sia di transizione sia fisici, rimangono molto contenuti grazie alla qualità del portafoglio e alla presenza di emittenti con strategie di gestione del rischio robuste.

Anche nell’ambito sovrano, dove la selezione non si basa su criteri climatici stringenti, il portafoglio mostra una performance migliore rispetto al benchmark, grazie a una diversa esposizione geografica e a una maggiore quota di green bond.

L’analisi dell’uso dei proventi dei green bond – sia corporate sia sovrani – consente di comprendere più a fondo l’effettivo contributo del portafoglio al finanziamento della transizione, mettendo in evidenza l’impatto positivo dei progetti sostenuti.

Infine, il monitoraggio continuo delle emissioni resta essenziale per orientare le attività di engagement e per individuare nuove aree di miglioramento. L’introduzione dei nuovi scenari IEA nella valutazione prospettica rappresenta un passo importante, e un utilizzo più avanzato di tali dati potrebbe portare a ulteriori sviluppi metodologici. Anche l’aggiornamento della metodologia del fondo lascia prevedere nuovi risultati e potenziali opportunità, rafforzando il posizionamento del portafoglio nel percorso verso una transizione climatica credibile e ambiziosa.

Transizione Climatica in Pillole


Riferimenti

[1] https://www.issgovernance.com/esg/

[2] Lanciata dopo l’Accordo di Parigi del 2015 dal Financial Stability Board (FSB), la Task Force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD – https://www.fsb-tcfd.org/) considera la trasparenza climatica un fattore cruciale per la stabilità dei mercati finanziari. L’obiettivo della TCFD è quindi quello di migliorare la trasparenza climatica nei mercati finanziari attraverso raccomandazioni sulla divulgazione. Queste raccomandazioni forniscono un “quadro coerente che migliora la facilità di produzione e di utilizzo delle informazioni finanziarie relative al clima”. La TCFD mira a creare uno standard unico per l’informativa aziendale e per gli investimenti, tenendo conto che i quadri normativi locali possono richiedere livelli di conformità diversi. Il 12 ottobre 2023 la TCFD ha portato a termine la sua missione e si è sciolta, pur rimanendo una valida linea guida per la valutazione e la rendicontazione dei rischi legati al clima.

[3] Il colore giallo indica che i green bond sono stati esclusi dall’analisi di attribuzione delle emissioni degli emittenti.

[4] È importante notare che le percentuali riportate per ciascun effetto non rappresentano quote della differenza totale, bensì percentuali delle emissioni totali del benchmark.

[5] AR5 (2013/2014) – IPCC – Focal Point Italia

[6] Si noti che un’obbligazione può finanziare una o più categorie di progetti. Le categorie sono definite in base all’analisi di Bloomberg del rapporto di allocazione e del quadro di riferimento delle obbligazioni pubblicato dagli emittenti.

[7] a2a green Bond Report, Issuance 2019

[8] Selezione dei titoli: criteri negativi e positivi | Etica Sgr

[9] I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite citati dall’emittente nel bond framework. I dati sono stati raccolti da Bloomberg.

[10] Le categorie rappresentano i progetti e/o le attività ammissibili classificate secondo Bloomberg sulla base delle informazioni disponibili.

[11] Federal Ministry of Finance, Green bond allocation report 2023, pubblicato a marzo 2025.

La presente costituisce una comunicazione di marketing a cura di Etica Sgr S.p.A. (“Etica”).  I dati economici e finanziari, nonché i valori numerici e percentuali o i dati aggregati richiamati nel materiale contenuto nella presente comunicazione fanno riferimento alla situazione dei mercati e alle conoscenze disponibili al momento della redazione della stessa e pertanto possono subire modifiche in relazione al mutato andamento dei mercati finanziari o delle informazioni disponibili. Non sussiste alcun obbligo da parte di Etica di modificare, integrare e/o aggiornare i dati contenuti nel presente materiale. Qualsiasi informazione contenuta nel materiale riportato nella presente comunicazione relativamente a rendimenti passati, previsioni o ipotesi di prospettive future non è da considerarsi indicativa dei rendimenti futuri; così come qualsiasi opinione, strategia o valutazione nel medesimo contenuta o dal medesimo ricavabile ha scopo esclusivamente illustrativo e non può essere interpretata come una sollecitazione, una raccomandazione d’investimento o una consulenza in materia di investimenti. La presente comunicazione non tiene in alcun modo conto delle caratteristiche di chi possa venirne a conoscenza, inclusi il regime fiscale applicabile, gli obiettivi di investimento, la conoscenza ed esperienza in materia di investimenti, la propensione al rischio e la situazione finanziaria. L’investimento in fondi è soggetto ai rischi relativi ai sottostanti che influenzano l’andamento del valore delle relative partecipazioni. Etica SGR non offre alcuna garanzia di rendimento e non assicura il rimborso del capitale investito. Etica non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia né assume alcuna responsabilità in merito alla raggiungibilità, idoneità, ragionevolezza o affidabilità di qualsiasi previsione o valutazione contenuta nel, o ricavabile dal, materiale riportato. È necessario che l’investitore concluda un’operazione d’investimento solo dopo averne compreso le caratteristiche complessive e il grado di esposizione ai relativi rischi, tramite un’attenta lettura del KID e del prospetto informativo dei singoli fondi, che – unitamente alle informazioni sugli aspetti relativi alla sostenibilità ai sensi del regolamento (UE) 2019/2088, – sono messi a disposizione alla pagina www.eticasgr.com/documenti e presso i collocatori dei fondi indicati alla pagina www.eticasgr.com/clienti-privati/dove-sottoscrivere del sito internet www.eticasgr.com. I destinatari del presente materiale si assumono piena ed assoluta responsabilità per l’utilizzo delle informazioni contenute nella presente comunicazione nonché per le scelte di investimento eventualmente effettuate sulla base delle stesse, in quanto l’eventuale utilizzo come supporto di scelte d’investimento non è consentito ed è a completo rischio dell’investitore; di conseguenza, Etica declina qualsiasi responsabilità per perdite che dovessero derivare dall’uso delle informazioni contenute nella presente comunicazione di marketing.

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