Adolescenti in Italia: tra fragilità sociale, IA e nuove solitudini. I dati dell’Atlante Save the Children

In Italia il rischio di povertà ed esclusione sociale riguarda oltre un adolescente su quattro: il 26,1%. Per le ragazze e i ragazzi non significa solamente avere meno accesso a beni o servizi, ma sperimentare ogni giorno difficoltà concrete come il sovraffollamento dello spazio domestico, che interessa una famiglia su sei; l’impossibilità di riscaldare adeguatamente la propria abitazione, una realtà per l’8,2% dei bambini e degli adolescenti sotto i 16 anni e la difficoltà nel ricevere un’alimentazione corretta, che coinvolge un adolescente su 20 nella fascia 12-15 anni.

Forme di privazione che non si limitano a pesare sul presente, ma che condizionano profondamente anche il futuro. Per gli adolescenti, la fragilità economica, si trasforma in una lente attraverso cui guardano sé stessi e il mondo, e che deforma in loro aspettative e fiducia. Non è un caso che il 67,3% degli adolescenti italiani in condizione di fragilità economica tema di non riuscire a trovare un lavoro dignitoso, contro il 35,8% di chi proviene da contesti più agiati.

Questi dati emergono dalla fotografia scattata da Save the Children per la XVI edizione dell’“Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia”. L’analisi, condotta su un campione di 800 giovani tra i 15 e i 19 anni, si concentra su due aspetti inediti all’interno del delicato “periodo di transito tra l’infanzia e l’età adulta” che è l’adolescenza: ossia l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di sostegno emotivo e l’isolamento sociale. Si tratta di un fenomeno che attraversa l’intero spettro sociodemografico della Penisola, ma che impatta in modo particolarmente negativo su chi cresce in contesti di elevata povertà culturale, dove sono minori le occasioni di interazione con i coetanei, il territorio e la comunità.

adolescenti in italia

Atlante dell’Infanzia 2025: il legame tra povertà culturale e isolamento sociale

Disuguaglianze profonde tra le attività culturali degli adolescenti emergono, infatti, se si guarda al titolo di studio dei genitori: il 66% dei figli di genitori laureati ha visitato un museo nell’ultimo anno, percentuale che si dimezza tra gli adolescenti con genitori con al massimo la licenza media. Le visite a monumenti sono ancora più diradate, solo il 40% dei 13-­17enni ha fatto questa esperienza nell’arco di un anno, il 23% se i genitori hanno un basso livello di istruzione, meno di uno su 4.

Comune a tutte le fasce sociali, tuttavia, è l’erosione di quello che potremmo considerare il minimo comune denominatore della formazione culturale: la lettura. I dati Istat sulla lettura di libri extrascolastici, elaborati per l’Atlante dell’Infanzia di Save The Children e riferiti ai 13-17enni, raccontano che il 46,2% non legge nemmeno un libro all’anno. Una dinamica che si intreccia con il fatto di essere sempre connessi al web: nei primi anni della diffusione capillare degli smartphone tra il 2010 e il 2016, infatti, la quota di adolescenti che non legge nemmeno un libro all’anno è passata dal 30 al 40% tra le femmine e dal 50 al 60% tra i maschi.

Intelligenza Artificiale e supporto emotivo: l’IA come rifugio contro ansia e solitudine

In parallelo, la vita online dei giovani è sempre più intensa e, spesso, problematica. Il 38% dei 15-19enni dichiara di guardare spesso il cellulare anche in presenza dei propri familiari, il 27% si sente nervoso quando non lo ha con sé e il 47,1% è stato vittima di cyberbullismo, un dato quest’ultimo in netta crescita rispetto al 31,1% del 2018. Più di uno su otto, inoltre, dichiara di trascorrere eccessivo tempo online, di ricevere richiami dai genitori per l’uso eccessivo dello smartphone, di provare sentimenti negativi quando non è in grado di connettersi e di aver trascurato sonno e attività sociali per rimanere collegato.

Quasi la metà degli intervistati, il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni, afferma di essersi rivolta a strumenti di intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti di tristezza, solitudine o ansia. Una percentuale analoga, il 42%, utilizza l’IA per ricevere consigli su scelte importanti, che riguardano relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. Nel complesso, il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9%, quasi un ragazzo o una ragazza su tre, li usa tutti i giorni, il 43,3% qualche volta a settimana; solo il 7,5% dichiara di non utilizzarli mai.

adolescenti in Italia, l'impatto della rete su ragazze e ragazzi

Inverno demografico e nuove famiglie: sempre meno adolescenti in Italia

Su questo scenario si innesta un altro elemento di criticità: la percezione, da parte degli adolescenti, di essere una minoranza sempre più piccola nel corpo sociale del Paese. Una percezione fondata. Oggi in Italia i 13-19enni sono poco più di 4 milioni, appena il 6,86% della popolazione complessiva, pari a uno su 15 abitanti, a fronte di una popolazione over 65 che rappresenta un cittadino su quattro.

Nel 1983 gli adolescenti erano oltre 6,5 milioni e costituivano l’11,6% della popolazione. Le proiezioni indicano un ulteriore restringimento, la fascia degli adolescenti scenderà a circa 3 milioni e 760 mila nel 2030 e a 2 milioni 947 mila nel 2050. Anche le configurazioni familiari raccontano di questo cambiamento in atto. Quasi un adolescente su quattro vive con un solo genitore: il 4,4% delle famiglie con figli adolescenti è composto da un padre monogenitore e il 18,5% da una madre sola, quest’ultime le più esposte al rischio di povertà ed esclusione sociale.

L’Atlante, inoltre, sottolinea come il percorso verso l’autonomia dei giovani sia disseminato da ostacoli. Nel 2024, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione, i cosiddetti NEET, si è attestata al 15,2%, un dato ancora distante dalla media europea dell’11% e che in regioni come Calabria e Sicilia supera il 24%.

Una difficoltà che si manifesta anche nella richiesta di supporto emotivo: nel 2024 il 64,1% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha avvertito l’esigenza di un sostegno psicologico, ma solo il 14,5% è riuscito effettivamente ad accedere a un percorso di cura a causa di barriere economiche nonché culturali, a fronte di una struttura sanitaria del Paese – sottolinea il report – ancora troppo debole e territorialmente frammentata.

L’impegno di Etica Sgr per il sociale

Nel Report di Impatto 2025, uno strumento essenziale per rendicontare in modo trasparente e concreto i risultati di impatto degli investimenti dei fondi, i dati mostrano che l’attenzione di Etica Sgr all’impatto sociale produce risultati nettamente migliori del benchmark di riferimento (MSCI World ESG Universal): gli investimenti dei fondi contribuiscono 7 volte di più alla tutela della salute, 4 volte di più alla promozione dell’istruzione e 5 volte di più al sostegno della pace e dei diritti umani.

Anche nelle comunità responsabili emerge un impatto positivo superiore al benchmark, con un contributo +43% alla sicurezza sul lavoro, segno di una maggiore esposizione verso imprese che adottano politiche di prevenzione degli infortuni e tutela dei lavoratori. Questi numeri dimostrano come le scelte di Etica Sgr non si limitino a evitare settori controversi, ma orientino attivamente i capitali verso realtà che generano benefici sociali concreti e misurabili.

Questa visione dell’impatto come risultato misurabile si traduce anche in interventi concreti sui territori, attraverso il Fondo per la Microfinanza di Etica Sgr, che rafforza l’impatto sociale intervenendo sul tessuto produttivo più fragile e vicino alle comunità. Come testimonia il documento sulle storie di microfinanza e crowdfunding, pubblicato in occasione dei 25 anni di Etica Sgr, nel solo periodo gennaio 2023 – dicembre 2024 la microfinanza imprenditoriale ha sostenuto iniziative che impiegavano complessivamente 650 persone, contribuendo alla creazione di 130 nuovi posti di lavoro.

Questo impatto occupazionale non è solo quantitativo ma anche qualitativo: le risorse del Fondo vengono indirizzate soprattutto verso progetti che operano nella collettività, nel sociale, nella tutela ambientale e nella promozione della legalità, contribuendo a generare lavoro in ambiti ad alta utilità sociale. In questo modo, la microfinanza di Etica Sgr non solo sostiene l’avvio e il consolidamento di attività economiche, ma favorisce anche inclusione, dignità e coesione sociale, trasformando l’investimento finanziario in uno strumento concreto di sviluppo umano e territoriale.

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