«Questa casa non è solo un indirizzo: è una memoria che lavora. Qui custodiamo i documenti, ma soprattutto li rendiamo accessibili, perché continuino a interrogare il presente.»
Il Centro Studi Piero Gobetti ha sede nel centro di Torino, in via Antonio Fabro 6. Nasce nel 1961 su iniziativa di Ada Prospero, di Paolo e Carla Nosenzo Gobetti, insieme a un gruppo di amici e intellettuali.
Fin dall’inizio il suo obiettivo è chiaro: custodire e rendere accessibile l’eredità culturale e politica di Piero Gobetti, intellettuale e antifascista torinese, protagonista della cultura democratica del Novecento.
Un patrimonio costruito nel tempo
Nel corso dei decenni il Centro si è affermato come istituto culturale indipendente, capace di coniugare rigore scientifico e apertura al pubblico. Dal 2016 collabora con il Polo del ’900, centro culturale torinese dedicato alla storia e alla memoria del Novecento, dove è ospitata e valorizzata una parte significativa del patrimonio.
A quasi cento anni della morte di Gobetti, le domande che attraversano il lavoro del Centro restano attuali: cosa significano oggi antifascismo, democrazia, diritti? E come possono queste parole continuare a parlare alle nuove generazioni?
Il patrimonio conservato è ampio e stratificato. La biblioteca conta circa 75.000 monografie e opuscoli, con una forte specializzazione sul pensiero politico del Novecento, sull’antifascismo e su figure come Norberto Bobbio, uno dei più importanti filosofi del diritto e teorici della politica italiani del Novecento. L’emeroteca raccoglie oltre 4.000 testate, comprese le riviste fondate da Gobetti, come La Rivoluzione Liberale e Il Baretti.
L’archivio raccoglie una vasta quantità di documenti, copre un arco temporale che va dal 1826 al 2013 e comprende fonti di grande importanza per la storia politica e sociale italiana.

Un archivio aperto a tutti che genera cultura
Un patrimonio vivo, che genera cultura ogni giorno. Il Centro Studi Piero Gobetti è un luogo aperto che promuove seminari, convegni, presentazioni, attività didattiche, laboratori e podcast, coinvolgendo studiosi, studenti e cittadini.
La memoria diventa così una pratica viva, capace di attivare confronto e senso critico. «Un archivio è vivo quando torna utile. Quando le carte non restano chiuse, ma diventano mappe per orientarsi nel presente.»
Oltre gli spazi fisici
Negli ultimi anni, una parte importante del lavoro del Centro si è concentrata sulla valorizzazione digitale del patrimonio. Grazie al sostegno del Fondo per la Microfinanza di Etica Sgr sono nati progetti come Memoranda e il percorso virtuale di Casa Gobetti: una piattaforma che intreccia documenti, luoghi e voci, permettendo tour tematici online e nuovi strumenti di fruizione.
La digitalizzazione non sostituisce l’esperienza in presenza, ma la amplia, rendendo l’accesso più inclusivo e sostenibile nel tempo. È un modo per portare la storia fuori dagli scaffali e farla dialogare con un pubblico più ampio, senza semplificarne la complessità.
Il lavoro del Centro Studi Piero Gobetti segue una linea chiara: rendere il patrimonio accessibile, mantenendo il rigore della ricerca e offrendo allo stesso tempo strumenti a chi si avvicina per la prima volta. Un esercizio che passa anche dal confronto pubblico, dagli incontri e dagli eventi che animano le sale e portano la memoria nel presente. «Se tra qualche anno qualcuno dirà: “Qui ho imparato a guardare il presente con occhi più liberi”, allora avremo fatto la cosa giusta.»
È una storia di microfinanza che accompagna nel tempo un lavoro di conservazione, ricerca e accesso pubblico, sostenendo la memoria come strumento critico per leggere il presente.
Si prega di leggere le Note Legali.

