Inflazione: cos’è e perché erode i risparmi fermi sul conto corrente

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20.000 euro lasciati sul conto corrente nel 2022 oggi ne valgono meno di 17.700. Nessun crollo di borsa, nessuna commissione: solo l’inflazione, che negli ultimi quattro anni ha eroso oltre l’11% del potere d’acquisto dei 1.163 miliardi di euro parcheggiati sui conti degli italiani. È la fotografia scattata dalla Banca d’Italia, e racconta una verità scomoda: tenere i risparmi fermi non è una scelta prudente, è una perdita certa. Solo più lenta, e più silenziosa, delle altre. Capire come funziona questo meccanismo, cos’è l’inflazione, e cosa fa ai nostri risparmi anche quando “non si vede”, è il primo passo per proteggerli.

Che cos’è l’inflazione

L’inflazione è un fenomeno economico che permea la vita quotidiana in modi spesso sottili ma significativi. La sua importanza va oltre il mondo accademico e riguarda direttamente l’economia domestica, le politiche governative, i mercati finanziari e le decisioni di acquisto personali.

Una definizione

La Banca d’Italia ne fornisce una descrizione semplice e intuitiva: «l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni (cibo, energia elettrica, carburanti ecc.) e dei servizi (un taglio di capelli, un biglietto del treno ecc.)». Precisando che «non riguarda il prezzo di singoli prodotti, ma interessa molti beni e servizi. L’aumento dei prezzi diminuisce la quantità di beni o servizi che possiamo acquistare con i nostri soldi».

Sotto il profilo tecnico si possono avere tre tipi di inflazione:

  • da domanda, cioè quando la domanda (stimolata, per esempio, dall’aumento della spesa pubblica) supera la capacità di produzione;
  • da offerta, quando l’aumento dei costi di produzione riduce l’offerta (ma la domanda è costante);
  • strutturale, cioè causata dall’attesa di un’inflazione futura.

Come si calcola

Per misurare in modo attendibile l’inflazione occorre realizzare una media dei prezzi al consumo (indice) di un insieme stabilito di beni e servizi. Il contenitore virtuale di questo insieme è detto “paniere” e in Italia le sue voci sono aggiornate e monitorate dall’ISTAT anno per anno. Nell’area euro l’inflazione è misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC): “armonizzato” significa che tutti gli Stati dell’UE adottano la stessa metodologia, assicurando la comparabilità dei dati.

L’inflazione oggi

Dopo la fiammata del 2022-2023, l’inflazione è rientrata su livelli più contenuti, ma non è scomparsa: viaggia ancora sopra il target del 2% fissato dalle banche centrali.

Inflazione in Italia

A giugno 2026 l’ISTAT ha certificato un’inflazione del +3,0% su base annua, in lieve calo rispetto al +3,2% di maggio: è la prima decelerazione registrata dall’inizio dell’anno. A frenare sono soprattutto gli alimentari non lavorati e alcuni servizi, mentre accelerano i prezzi dell’energia. L’inflazione acquisita per il 2026 è pari al +2,6%.

Il dato europeo

Nell’area euro il tasso annuo si è attestato al 2,8% a giugno 2026, in discesa rispetto al 3,2% di maggio, ma in salita rispetto al 2,0% di un anno prima. La componente energia resta quella con la crescita più rapida. La BCE è tornata ad alzare i tassi: l’11 giugno 2026 ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,25% — il primo rialzo dal settembre 2023 — per contrastare le nuove pressioni inflazionistiche, confermando poi il livello nella riunione di luglio, in attesa dei prossimi dati.

Inflazione in USA

Negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono aumentati del 3,5% su base annua a giugno 2026, in netto rallentamento rispetto al 4,2% di maggio, con l’indice “core” (al netto di cibo ed energia) al 2,6%.

inflazione, coppia di spalle con il carrello della spesa al supermercato

Il costo invisibile: cosa succede ai soldi fermi sul conto corrente

Ed eccoci al punto che riguarda più da vicino i risparmiatori. L’inflazione al 3% “fa meno paura” dell’8% registrato nel 2022, ma il suo effetto è cumulativo: anno dopo anno, si somma. E il conto lo pagano soprattutto i risparmi lasciati fermi.

Secondo l’analisi della Banca d’Italia aggiornata ad aprile 2026, sui conti correnti delle famiglie italiane giacciono circa 1.163 miliardi di euro. In apparenza una cifra stabile: nel periodo 2022-2026 le consistenze sono rimaste pressoché invariate. Ma dietro questa stabilità nominale si nasconde una perdita molto concreta: tra aprile 2022 e aprile 2026 l’inflazione ha eroso oltre l’11% del potere d’acquisto di quelle somme.

In altre parole: chi quattro anni fa aveva 20.000 euro sul conto, oggi si ritrova con la stessa cifra scritta sull’estratto conto, ma con una capacità di spesa reale di circa 17.700 euro. Più di 2.300 euro “evaporati” senza che nessuno li abbia toccati. È per questo che l’inflazione viene spesso definita una tassa invisibile: non compare in nessun addebito, ma riduce inesorabilmente il valore reale del denaro.

Il fenomeno non è neutro nemmeno dal punto di vista sociale: le rilevazioni ISTAT mostrano che l’aumento dei prezzi pesa di più sulle famiglie con livelli di spesa più bassi (+3,7% nel secondo trimestre 2026) rispetto a quelle con maggiori disponibilità (+2,6%), che più spesso hanno saputo o potuto spostare la liquidità verso strumenti più redditizi.

Perché investire può contrastare gli effetti dell’inflazione

Di fronte a questi numeri, la domanda non è più soltanto “quanto posso guadagnare investendo?”, ma anche “quanto perdo non investendo?”. Mantenere sul conto corrente la liquidità necessaria per le spese correnti e per le emergenze è una scelta di buon senso. Lasciarci fermo per anni tutto il proprio risparmio, invece, significa accettare una perdita di valore, anche se poco visibile.

Investire, con l’orizzonte temporale e il profilo di rischio adeguati alla propria situazione, risponde quindi a un duplice obiettivo:

  • preservare il potere d’acquisto dei risparmi, cercando potenziali rendimenti in grado di compensare l’aumento dei prezzi nel tempo;
  • perseguire una potenziale crescita di capitale nel tempo, beneficiando della capitalizzazione dei rendimenti.

Una parte crescente dei risparmiatori italiani lo ha già compreso: i dati della Banca d’Italia mostrano un progressivo spostamento della liquidità verso strumenti finanziari più redditizi, dai titoli di Stato ai fondi comuni.

Inflazione e investimenti etici

In uno scenario economico segnato dall’inflazione e dall’incertezza, scegliere come investire diventa importante quanto decidere di farlo. Gli investimenti etici e responsabili guardano oltre le opportunità di breve periodo, privilegiando emittenti capaci di affrontare le grandi trasformazioni ambientali, sociali ed economiche in una prospettiva di lungo termine.

Integrare nell’analisi finanziaria anche i fattori ESG — ambientali, sociali e di buona governance — può offrire una lettura più completa dei rischi e delle opportunità, contribuendo a costruire portafogli più consapevoli e coerenti con i propri obiettivi.

Un approccio che non riguarda soltanto i mercati azionari o il lungo periodo: la selezione responsabile si applica anche alle soluzioni a componente obbligazionaria. Un esempio concreto è Etica Obbligazionario Breve Termine: il fondo della Linea Valori Responsabili di Etica Sgr che investe principalmente in obbligazioni governative dell’area euro a breve scadenza, selezionate secondo criteri ESG. Il portafoglio comprende una quota di titoli indicizzati all’inflazione, che possono contribuire a mitigare l’effetto di eventuali nuove tensioni sul fronte dei prezzi, e di obbligazioni a tasso variabile, utili in un contesto di tassi in rialzo[1].

Con un’inflazione ancora sopra il target e tassi tornati a salire, Etica Obbligazionario Breve Termine può rappresentare un’opzione da valutare per chi oggi mantiene la liquidità ferma sul conto corrente: una soluzione gestita e diversificata, pensata per i profili più prudenti.

Questa è una comunicazione di marketing. I dati e le informazioni contenute nella presente comunicazione sono forniti esclusivamente a scopo informativo e non costituiscono raccomandazioni di investimento. La presente comunicazione non è e non può essere considerata come documento informativo necessario ai sensi della normativa vigente e il suo contenuto non è sufficiente a fondare una decisione di investimento. La presente comunicazione non tiene in alcun modo in considerazione le caratteristiche di qualsiasi soggetto che dovesse venirne a conoscenza, in particolare, non tiene conto di obiettivi di investimento, conoscenza ed esperienza in materia di investimenti, propensione al rischio e/o qualsiasi altra caratteristica, ivi incluso il regime fiscale applicabile. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri e l’investimento in fondi è soggetto ai rischi relativi ai sottostanti che influenzano l’andamento del valore delle relative partecipazioni. Etica SGR non offre alcuna garanzia di rendimento e non assicura il rimborso del capitale investito. La SGR declina qualsiasi responsabilità per eventuali perdite che potrebbero derivare dall’utilizzo delle informazioni fornite nella presente comunicazione.  Al fine di adottare una scelta di investimento consapevole, prima di prendere una decisione finale di investimento, è necessario consultare il documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (KID) e il Prospetto informativo dei fondi sul sito www.eticasgr.com.

 

 

[1] Dati a fine giugno 2026

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