Planetary Emergency Plan 2.0, dieci impegni concreti per proteggere il Pianeta

Beni comuni globali: è stato recentemente redatto il “Planetary Emergency Plan 2.0” un piano per garantire la protezione dei sistemi naturali lanciato dal Club di Roma (un’associazione non-profit composta da scienziati, economisti, uomini d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di Stato) in collaborazione con il Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) e il supporto di altre organizzazioni come il Global Footprint Network e il WWF.

Planetary Emergency Plan: il secondo appello dopo il 2019

Si tratta di un aggiornamento del piano di emergenza globale pubblicato nel 2019 dal Club di Roma, con cui centri di ricerca e organizzazioni internazionali chiedevano alle Nazioni Unite di dichiarare l’emergenza planetaria e di attuare un piano d’azione per un futuro resiliente.

Oggi questo appello viene rinnovato: servono azioni efficaci e la sospensione del business as usual da parte delle imprese.

Nel 2020 il coronavirus ha acuito l’emergenza sociale e ambientale 

Il Planetary Emergency Plan 2.0 considera anche l’impatto della pandemia. “Ora, nel 2020, il Coronavirus sta colpendo milioni di persone in tutto il mondo e ha causato numerose vittime – si legge nel documento. Il virus continua a sconvolgere l’economia globale, i mercati finanziari e ha un impatto diretto sulla vita e sui mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo. La Covid-19 ha esposto le nostre vulnerabilità e ha rafforzato la necessità di un’azione di emergenza”.

Secondo il Rapporto, viviamo infatti in un mondo sempre più turbolento, con pressioni crescenti sugli individui e sul Pianeta capaci di innescare shock estremi come focolai di malattie, siccità, inondazioni e ondate di caldo.

planetary emergency plan

“Salute ed economia sono legate all’ecosistema”

“Il Coronavirus ha messo inoltre in risalto quanto la salute delle società e la stabilità delle economie siano profondamente legate alla condizione del nostro ecosistema”, si legge nel documento.

Si pensi all’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui viene raggiunta la quota massima di risorse che la Terra è in grado di produrre in un anno intero. Quest’anno tale soglia è stata raggiunta il 22 agosto, in ritardo rispetto agli anni scorsi.

Lo stop a molte attività umane indotto dal Coronavirus ha ritardato questa data, causando una contrazione del 10% dell’impronta ecologica umana. Ma, nonostante questo arresto, continuiamo ad usare le risorse ecologiche come se vivessimo su una Terra più grande 1,6 volte.

Dieci interventi del Planetary Emergency Plan per salvarci

Su quali basi si può ripartire oggi? Il Planetary Emergency Plan ha elaborato dieci impegni per garantire la protezione dei beni comuni globali, implementando una serie di politiche di trasformazione a livello nazionale e locale.

  1. Entro il 2030, dichiarare gli ecosistemi in crisi beni comuni globali e aree protette, essenziali per il funzionamento stabile del nostro Pianeta.
  2. Stabilire, entro il 2025, una moratoria globale sulla deforestazione, triplicando i fondi annuali per la conservazione delle foreste. Allo stesso tempo, fermare tutti gli investimenti che guidano la deforestazione e l’uso insostenibile del suolo.
  3. Firmare una moratoria sull’esplorazione e lo sfruttamento delle riserve di petrolio e gas dell’Artico, sostenendo l’arresto dell’uso di energia fossile.
  4. Fermare il declino degli ecosistemi e degli habitat oceanici vulnerabili e garantire un nuovo trattato sulla protezione degli oceani.
  5. Entro il 2025, interrompere tutte le conversioni di zone umide, praterie e savane per la produzione di prodotti agricoli e triplicare gli investimenti annuali nella loro conservazione e recupero.
  6. Aumentare gli investimenti per fornire beni pubblici essenziali, come l’accesso all’assistenza sanitaria.
  7. Incrementare i flussi finanziari pubblici e privati ​​per il ripristino di ecosistemi critici, compresa la mobilitazione di 200 miliardi di dollari per il Green Climate Fund e il Global Environment Facility nel corso del prossimo decennio.
  8. Lanciare un fondo permanente pubblico-privato di emergenza planetaria per i beni comuni globali entro la fine del 2020.
  9. Introdurre strumenti politici e finanziari per costituire il “fondo per una Just Transition” entro la fine del 2020.
  10. Entro il 2025, richiedere a tutte le grandi aziende, città e governi nazionali quotate in Borsa di impegnarsi a raggiungere obiettivi per i beni comuni globali (mitigazione e adattamento del clima, nonché protezione e rigenerazione degli ecosistemi).

“Queste iniziative devono progredire il più rapidamente possibile” conclude il Planetary Emergency Plan. “Il progresso umano a lungo termine e la prosperità nel Nord e nel Sud del mondo sono più importanti degli interessi economici a breve termine di una ristretta parte della società”.

Etica Sgr per il Pianeta e i beni comuniEtica Sgr e l'ambiente

Etica Sgr è da sempre in prima linea sul tema del cambiamento climatico e più in generale sul tema ambientale. Nel nostro DNA l’approccio ambientale è comunque sempre valutato anche rispetto alla dimensione sociale e di governance (ESG).

Questo approccio tridimensionale, che abbiamo intrapreso venti anni fa, sta vivendo un crescente riconoscimento globale, corroborato dalla transizione verso un’economia resiliente e a basse emissioni di carbonio. Occorre però sempre valutare anche gli effetti in termini di implicazioni sul lavoro e, in modo più ampio, sulla comunità.

Giusta transizione

Just Transition

Etica Sgr intende perseguire una transizione giusta, in linea con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico 2015, al fine di accelerare l’azione per il clima in modo da raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Tanto è vero che abbiamo sottoscritto la campagna  “Statement of Investor Commitment to Support a Just Transition on Climate Change” (Dichiarazione di impegno degli investitori per una transizione giusta ad un’economia a basso impatto per il clima). Iniziativa che nasce in seguito agli eventi a cui abbiamo partecipato con PRI e ICCR.

Carbon footprint

Etica Sgr si è impegnata a misurare e rendicontare le emissioni del portafoglio azionario dei propri fondi etici.

Dal 2015, in seguito alla sottoscrizione del Montréal Carbon Pledge, misuriamo la carbon footprint (in italiano “impronta di carbonio”): il calcolo delle emissioni di gas climalteranti attribuibili a un prodotto, un’organizzazione o un individuo. Una rigorosa analisi di sostenibilità utile a calcolare con accuratezza l’impatto ambientale degli investimenti, di cui teniamo conto nel corso del nostro processo di analisi dei titoli

Si prega di leggere le Avvertenze.


 

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