Finanza sostenibile in Europa: a che punto siamo?

Finanza sostenibile in Europa: quasi tutti gli operatori ormai sono entrati nel settore “green” ma quasi nessuno sta davvero calcolando i rischi climatici. Queste sono alcune delle conclusioni a cui è giunto il rapporto “Sustainable finance market practices”, pubblicato dall’European banking authority (EBA) a gennaio 2020.

L’indagine ha analizzato i dati raccolti dalla stessa authority con il suo “Risk assessment questionnaire” semestrale (62 istituti bancari). E ha raccolto informazioni dagli istituti di credito sulle pratiche adottate in merito alle definizioni dei fattori ESG (ambientali, sociali e di governance), all’integrazione della sostenibilità nelle strategie, alle politiche di gestione del rischio, alle informazioni climate-related e ai prodotti finanziari sostenibili.

La maggior parte propone prodotti green

Ecco alcuni risultati: l’87% degli operatori finanziari che hanno risposto al questionario hanno già sviluppato (o stanno progettando di farlo) prodotti e servizi “green”.

Fra gli istituti già attivi nella finanza sostenibile, o in procinto di esserlo, il 25% investe o prevede di investire in green bond, il 15% in green covered bonds e/o green securitisation. Il 22% in progetti verdi, mentre soltanto il 9% sta investendo (o prevede di farlo) in green venture capital e private equity.

Verdi anche i mutui

Tra le banche interpellate compaiono anche i green loan: il 29% delle banche sta sviluppando mutui verdi o “energy-efficent”, il 23% green commercial loan, e il 15% finanziamenti per l’acquisto di veicoli ad alta efficienza. Un altro 10% ha attivato o programma di attivare carte di credito o di debito green, mentre il 15% delle banche ha indicato l’intenzione di prendere in considerazione altri tipi di prestiti verdi per la clientela retail.

Ma si pensa poco al rischio climatico

Quasi tutte le istituzioni interpellate nel sondaggio (tutte, tranne due) dichiarano di aver integrato la sostenibilità nelle loro strategie di business. Ma un dato preoccupante riguarda la considerazione dei rischi climatici: circa il 30% delle banche che hanno risposto non utilizza alcuna definizione per identificare i climate-related risk.

Etica Sgr e l’approccio green

Etica Sgr è da sempre in prima linea sul tema del cambiamento climatico e più in generale sul tema green. Nel nostro DNA l’approccio ambientale è, però, sempre valutato anche rispetto alla dimensione sociale e di governance (ESG).

Questo approccio tridimensionale, che abbiamo intrapreso circa venti anni fa, sta vivendo un crescente riconoscimento globale, corroborato dalla transizione verso un’economia resiliente e a basse emissioni di carbonio. Siamo convinti che il disinvestimento sia la strada maestra, bisogna però sempre valutare anche gli effetti in termini di implicazioni sul lavoro e, in modo più ampio, sulla comunità.

È per questo che Etica Sgr intende perseguire una transizione giusta, in linea con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico 2015, al fine di accelerare l’azione per il clima in modo da raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Tanto è vero che abbiamo sottoscritto la campagna  “Statement of Investor Commitment to Support a Just Transition on Climate Change” (Dichiarazione di impegno degli investitori per una transizione giusta ad un’economia a basso impatto per il clima). Iniziativa che nasce in seguito agli eventi a cui abbiamo partecipato con PRI e ICCR.

Riteniamo che Etica Sgr si collochi al momento decisamente alla frontiera dell’impegno sul tema del disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo della finanza sostenibile, avendo da sempre escluso carbone e petrolio, lavorando progressivamente per un miglioramento nelle strategie di decarbonizzazione e di abbandono delle fonti fossili e contribuendo in modo importante a quell’azione dal basso per il cambiamento politico in questa direzione che incide sui comportamenti delle imprese.


Si prega di leggere le Avvertenze.

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