Le rinnovabili in Europa superano i combustibili fossili

Il sorpasso è avvenuto: in Europa le fonti rinnovabili generano più elettricità dei combustibili fossili. A dirlo è un report del think tank londinese Ember. La concessione delle autorizzazioni però è ancora un processo troppo lento, che frena la costruzione di nuovi impianti.

Le rinnovabili in Europa superano i combustibili fossili

Eolico, solare, idroelettrico, biomasse e biocarburanti hanno prodotto il 40% dell’elettricità nella prima metà dell’anno, superando per la prima volta gas e carbone, fermi al 34%. Questi i numeri del sorpasso rilevati dal report. Di certo la pandemia ha avuto un ruolo decisivo, provocando un meno 7% complessivo nella domanda di energia.

italia energia da fonti rinnovabili

Il crollo del carbone, grazie alla Germania

Nella contrazione dei combustibili fossili, spicca il carbone, che ha subito un vero e proprio crollo: meno 32%. A determinare la svolta è stata la Germania, che ha scelto di liberarsi del tutto della fonte di energia più cara e inquinante entro il 2038.

«Il carbone ha generato solo il 12% dell’elettricità dell’Unione europea nella prima metà del 2020 – si legge nel report – e la sua quota di mercato si è dimezzata dal 2016. Il suo utilizzo è sceso in tutti i 27 Paesi Ue».

Spicca il Portogallo, con un meno 95% dovuto alla scelta di chiudere le sue due centrali a carbone entro due anni. Bene la Spagna con un meno 54%. A marzo hanno chiuso le ultime centrali in Austria e Svezia. L’Italia segna un meno 25%, con l’impegno a farla finita col carbone preso con il piano energetico nazionale del 2017.

Resta il caso, negativo, della Polonia, che non intende chiudere le sue miniere e, tolta la Germania, produce più elettricità da carbone di tutti gli altri Paesi Ue messi insieme.

Fonti rinnovabili in crescita (+11%) in Europa

L’utilizzo delle fonti rinnovabili, invece, è aumentato dell’11% nella prima metà del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. «Eolico e solare sono cresciuti rispettivamente dell’11% e del 16%, con nuove installazioni e condizioni climatiche favorevoli a inizio anno. I due settori combinati hanno raggiunto quote di mercato senza precedenti, generando il 21% dell’elettricità europea (dal 13% nel 2016), con picchi del 64% in Danimarca, 49% in Irlanda e 42% in Germania».
Anche eolico e solare, però, subiranno gli effetti del virus per il calo dei nuovi impianti installati: per rimediare, «l’Europa dovrà raddoppiare se non triplicare la capacità a regime nel corso del decennio».

Autorizzazioni troppo lunghe

Il cosiddetto “permitting” non è un problema solo italiano: la difficoltà per chi investe di ottenere permessi e autorizzazioni accomuna diversi paesi europei. È quanto rivelano le analisi di WindEurope sui piani nazionali energia-clima al 2030 (PNIEC). Secondo gli analisti è necessario semplificare le autorizzazioni per costruire nuovi impianti a fonti rinnovabili e per rinnovare/potenziare quelli esistenti con progetti di repowering.

Riguardo il piano italiano, WindEurope promuove solamente una delle politiche essenziali per raggiungere gli obiettivi al 2030, quella che punta alla crescente elettrificazione dei consumi energetici finali, favorendo l’uso di pompe di calore e veicoli elettrici.

Per quanto riguarda, invece, il permitting delle fonti rinnovabili, l’Italia ha meritato il bollino rosso, che identifica i paesi che non hanno inserito misure volte a facilitare gli investimenti in nuovi parchi eolici/fotovoltaici e-o nel potenziamento di quelli esistenti. Bollino rosso anche per i calendari delle aste, che dovrebbero definire con chiarezza tempi e caratteristiche delle gare che assegneranno nuova capacità rinnovabile nelle diverse tecnologie (eolico, solare, aste “miste”).Ma l’Italia non è la sola a ricevere brutti voti. Riguardo il permiting, WindEurope ha assegnato un bollino rosso anche a Germania, Polonia ed Estonia.

 

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Finanza responsabile Fonti rinnovabili Rinnovabili
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