Un paradosso che si rafforza: il mondo produce sempre più ricchezza ma la sua distribuzione è sempre meno equa e le conseguenze negative si fanno sentire non solo a livello economico e sociale ma anche politico con i sistemi democratici che vivono una fase di profonda crisi. La fotografia che ci restituisce il report Oxfam Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia conferma il trend degli ultimi anni: se da un lato la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni, dall’altro lato la povertà non arretra.
I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: i patrimoni miliardari hanno toccato i 18.300 miliardi di dollari, segnando un aumento dell’81% rispetto al 2020 mentre quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà e 1 abitante su 4 del pianeta soffre di insicurezza alimentare. Ma non solo: la metà più povera dell’umanità detiene lo 0,52% della ricchezza mondiale mentre l’1% più ricco il 43,8%.
La povertà rialza la testa e aumenta il divario fra uomini e donne
Globalmente, il tasso di riduzione della povertà ha subito un forte rallentamento, fino a quasi ad arrestarsi: i livelli sono sostanzialmente fermi al 2019 mentre la povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa. Se le traiettorie attuali rimarranno invariate e la crescita economica non manifesterà un carattere più inclusivo, nel 2050 un terzo della popolazione mondiale, ovvero 2,9 miliardi di persone, vivrà ancora in condizioni di indigenza.
A detenere la maggior parte della ricchezza mondiale sono ancora gli uomini, mentre solo il 13% della ricchezza complessiva dei miliardari è in mano alle donne. Il report su questo punto è netto: “Questa disparità di ricchezza, in aumento, contribuisce a minare i progressi compiuti nella lotta alla disuguaglianza di genere”.
Dalla disuguaglianza economica a quella politica
Dove il report 2026 si discosta dagli anni precedenti è sull’accento posto alle conseguenze dirette di questo squilibrio. Il divario tra ricchi e poveri sta alimentando un perverso circolo vizioso: si sta infatti rafforzando un’oligarchia di individui con un accesso smisurato al potere e un diretto controllo sulle nostre economie e società. Accanto langue una maggioranza politicamente povera i cui diritti e la cui voce sono soppressi in molti Paesi. In questo modo pochi dirottano le decisioni politiche a proprio vantaggio, o svuotando di efficacia le azioni dirette al benessere collettivo e alla riduzione del divario sociale ed economico, o impedendole tout court.
E la democrazia arretra
Il report ha messo in evidenza che studi accademici hanno mostrato come all’aumento della disuguaglianza sia associato un rischio maggiore di indebolimento della democrazia. La crescita delle disparità costituisce uno degli elementi più significativi nelle previsioni di un regresso democratico. Uno studio approfondito, che ha esaminato 23 episodi di erosione democratica in 22 Paesi, ha rilevato come i Paesi più diseguali sono fino a sette volte più esposti a questo rischio.
I principi democratici stanno cedendo terreno: non stupisce quindi che la percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie sia aumentata di quasi il 50% tra il 2004 e il 2024; mentre solo tre persone su dieci vivono oggi in democrazie, rispetto a una su due nel 2004.

Esattamente come avviene per la crisi climatica, le disuguaglianze economiche si autoperpetuano. La concentrazione della ricchezza a vantaggio di pochi privilegiati consente a questi ultimi di manipolare i meccanismi democratici ostacolando la libertà politica e i diritti umani, bocciando o limitando politiche di redistribuzione e di contenimento delle distanze sociali ed economiche a vantaggio della maggioranza dei cittadini. Il risultato è un esponenziale consolidamento di una ricchezza smisurata nell’esclusiva disponibilità di una risicata minoranza.
L’ingiustizia è tanto palese che spesso anche una buona fetta di coloro i quali se ne stanno avvantaggiando la denuncia. Nel 2024, un sondaggio condotto su oltre 2.300 milionari dei Paesi del G20 ha rilevato che quasi tre quarti di loro sono favorevoli a un aumento delle tasse per i miliardari e oltre la metà ritiene che la ricchezza estrema sia una “minaccia per la democrazia”.
La situazione italiana
Anche il nostro Paese non fa eccezione con un forte divario fra ricchi e poveri. Ecco qualche numero:
- il 10% più ricco delle famiglie detiene quasi 3/5 della ricchezza nazionale (59,9%);
- il 20% delle famiglie appartenenti all’ottavo e al nono decile (dal 70° al 90° percentile della distribuzione) è titolare di poco più di 1/5 (22%) della ricchezza nazionale;
- la metà più povera delle famiglie italiane detiene appena il 7,4% della ricchezza nazionale.

Ma non solo. Anche da noi si confermano dinamiche evolutive caratterizzate da un aumento delle disuguaglianze:
- tra la fine del 2010 e la metà del 2025 si registra una dinamica divergente tra la quota di ricchezza netta detenuta dal 10% più ricco delle famiglie e quella detenuta dalla metà più povera dei nuclei familiari. La quota del top-10% è passata in 15 anni dal 52,1% al 59,9% (valore massimo della serie);
- la quota del bottom-50% si è contratta di oltre un punto percentuale, passando dall’8,5% di fine 2010 al 7,4% di metà 2025.

Infine, anche in Italia la povertà non arretra:
- circa 2 milioni e 710 mila residenti si trovavano nel 2024 in condizioni di grave deprivazione materiale con un’incidenza pari al 4,6%, immutata rispetto al 2023;
- l’incidenza della povertà a livello familiare è rimasta invariata su base annua, fissa all’8,4%, mentre quella individuale è leggermente aumentata, passando dal 9,7% del 2023 al 9,8% del 2024;
- nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili le stime dell’ISTAT, poco più di 2,2 milioni di famiglie per un totale di 5,7 milioni di individui versavano in condizioni di povertà assoluta.
Se si adotta una prospettiva a dieci anni emerge però che le persone in povertà assoluta sono aumentate di 1,6 milioni passando da 4,1 del 2014 al 5,7 del 2024 mentre il numero delle famiglie povere da 1,55 a 2,22.
Le soluzioni proposte da Oxfam
Oxfam chiede di attuare provvedimenti e di promuovere iniziative in ambito internazionale che possano ridurre gli squilibri economici a livello globale, incidendo sui processi ONU e G20.
- Supportare la creazione di un organismo internazionale indipendente che promuova e metta in atto interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito.
- Definire un percorso programmato di progressivo aumento dei fondi per la cooperazione per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nei Paesi a basso e medio reddito.
- Sostenere l’emissione regolare di Diritti Speciali di Prelievo (DSP) e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo.
- Supportare l’istituzione di uno standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza.
- Supportare l’istituzione di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza, come richiesto dalla taskforce speciale del G20, presieduta dal Premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz.
Il report di Oxfam ha calcolato anche quanto sarebbe relativamente semplice estirpare la povertà assoluta nel mondo attraverso una più equa suddivisione. Si pensi che il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari soltanto nell’ultimo anno equivale alle risorse necessarie a porre fine alla povertà globale (8,30 dollari al giorno), mentre la loro ricchezza aggregata vale 26 volte l’ammontare necessario a riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello di povertà estrema.
L’impegno di Etica Sgr per ridurre le disuguaglianze e promuovere la giustizia fiscale
In questo contesto, Etica Sgr considera la lotta alle disuguaglianze una priorità strategica della propria azione di investimento responsabile. Attraverso le scelte di portafoglio, il dialogo attivo con le imprese e l’esercizio del diritto di voto, la società promuove modelli economici più equi, capaci di redistribuire valore lungo tutta la catena degli stakeholder e di contrastare la concentrazione della ricchezza. Un elemento centrale di questo impegno è la promozione della giustizia fiscale, intesa come responsabilità concreta delle imprese nel contribuire al bene comune.
Per questo Etica Sgr esclude dall’universo investibile le società che ricorrono a pratiche di evasione ed elusione fiscale o che hanno sede in Paesi presenti in una black list proprietaria, penalizzando l’uso di paradisi fiscali e di meccanismi di trasferimento degli utili. Allo stesso tempo, valuta positivamente le aziende che adottano politiche fiscali trasparenti, pubblicano la rendicontazione delle imposte pagate Paese per Paese e dimostrano un approccio responsabile alla gestione del carico fiscale. La trasparenza fiscale è considerata un elemento chiave di buona governance: Etica integra il tema della fiscalità responsabile nelle proprie attività di stewardship, promuovendo l’adozione di politiche fiscali chiare e la rendicontazione delle imposte pagate Paese per Paese, in linea con gli standard internazionali come il GRI 207.


