La gestione dei rifiuti di plastica, se non si interviene, comporterà un impatto economico di 2.100 miliardi di dollari entro il 2040, una cifra gigantesca, poco meno del Pil italiano. A calcolarlo è l’Ocse che, al conto dell’inquinamento da plastica, aggiunge altre voci: +70% di produzione al 2040, di cui solo il 6% proveniente da fonti riciclate; +50% di plastica gettata in discarica, smaltita in modo inadeguato o abbandonata nell’ambiente, fiumi e mari compresi.
Già nel 2018, il segretario generale delle Nazioni Unite, avvertiva: senza politiche globali che affrontino l’intero ciclo di vita della plastica entro il 2050 i nostri oceani avranno più plastica che pesci. Nonostante questa consapevolezza, oggi, i progressi verso un accordo globale e vincolante hanno subìto un brusco arresto: il 15 agosto 2025 a Ginevra, l’ultima sessione del Comitato intergovernativo di negoziazione per il trattato sulla plastica, si è conclusa senza un accordo finale sul testo e senza nemmeno una data fissata per riaprire i negoziati.

Accordo globale sull’inquinamento da plastica: perché i negoziati sono in stallo
La ragione? Le oltre 1.500 richieste di modifica alla bozza finale, tra le quali decisive sono state quelle di un gruppo di Paesi (tra cui Stati Uniti, Arabia Saudita, Russia, Cina e India) contrarie al punto chiave dell’accordo: l’introduzione di un limite vincolante alla produzione di plastica. Da qui il fallimento dei colloqui.
A fronte di questo stallo, risultati e progressi arrivano invece dal più grande sforzo volontario globale per trasformare radicalmente il ciclo della plastica: è il New Plastics Economy Global Commitment, l’accordo supportato da Etica Sgr e da oltre 1.200 tra Ong, enti pubblici, associazioni e aziende (i cui prodotti rappresentano il 20% di tutti gli imballaggi in plastica) per eliminare il problema alla fonte.
Lanciato nell’ottobre 2018 dalla Ellen MacArthur Foundation e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’accordo Global Commitment rappresenta la rete leader mondiale per l’economia circolare. Una realtà determinata a ripensare il modo in cui le risorse vengono utilizzate, coinvolgendo aziende, decisori politici e istituzioni finanziarie per cambiare le pratiche commerciali, rimodellare il funzionamento dei mercati e fornire soluzioni di economia circolare su larga scala.

I risultati raggiunti dal Global Commitment: 14 milioni di tonnellate di plastica evitate
Dall’apertura dell’iniziativa i firmatari hanno contribuito ad evitare il riversamento nell’ambiente di 14 milioni di tonnellate di plastica, l’equivalente dello sversamento di un barile di petrolio nel sottosuolo ogni secondo; hanno triplicato l’uso di plastica riciclata e impedito la generazione di 7,8 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, eliminando oltre 775mila tonnellate di imballaggi (identificati dalle stesse aziende come inutili alla fine della commercializzazione dei prodotti) e triplicando l’uso di plastica riciclata post-consumo.
Dieci anni fa, commenta la Ellen MacArthur Foundation, qualsiasi cambiamento al sistema della plastica sembrava irraggiungibile, oggi il passaggio a un’economia circolare globale non solo è possibile, ma è l’unico strumento per una crescita sostenibile nel lungo periodo.
Come afferma il rapporto Ocse citato in apertura, infatti, anche nel più favorevole scenario d’azione globale, le plastiche nell’ambiente continueranno a crescere, con 226 mega tonnellate (Mt) di materie plastiche nei fiumi e negli oceani entro il 2040, rispetto alle 151 Mt presenti nel 2020. A questo, si somma il rischio di un doppio binario tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi, senza il trasferimento della tecnologia necessaria per il riciclo e flussi di entrate affidabili per il finanziamento interno della raccolta e del trattamento dei rifiuti, continuerebbero con pratiche dannose per l’ambiente e la salute umana come l’incenerimento all’aperto e il rilascio nell’ambiente.

Plastics Agenda 2030: la nuova roadmap per l’economia circolare
Il ciclo di vita della plastica sarà una fonte crescente di emissioni di gas serra nei prossimi decenni. Nello scenario di riferimento, le emissioni derivanti dal ciclo di vita della plastica cresceranno del 60% nel 2040 rispetto al 2020, con il rischio di danni potenzialmente irreversibili. Per questo la soluzione non può basarsi esclusivamente sul riciclo; deve risolvere il problema a monte: la fase di produzione della plastica, infatti, rappresenta quasi il 90% delle emissioni legate al ciclo di vita del polimero. Ed è proprio a questo che punta il Global Commitment, con un nuovo piano d’azione – lanciato il 4 novembre 2025 – che definisce la direzione per i prossimi 5 anni: si tratta della Plastics Agenda for Business 2030, una roadmap per affrontare il problema dei rifiuti di plastica puntando a traguardi concreti e misurabili.
Tra le azioni chiave individuate dal Global Commitment: sostegno collettivo da parte delle imprese per contribuire a definire politiche ambiziose ed efficaci; azioni collaborative per condividere rischi e costi (ma anche pratiche e tecnologie); azioni individuali, indispensabili per superare gli ostacoli all’interno delle aziende e ispirare cambiamenti interni, politici e di mercato. Soprattutto, la Plastics Agenda 2030 chiede la creazione di politiche governative in grado di rendere le soluzioni circolari la nuova normalità. In accordo con l’Ocse, in uno scenario di coesione globale per la riduzione della produzione e dei rifiuti di plastica, si potrebbero limitare gli investimenti aggiuntivi necessari alla gestione dei rifiuti plastici a soli 50 miliardi di dollari e ridurre le emissioni di gas serra legate alla plastica a 1,7 giga tonnellate di anidride carbonica (GtCO2e) entro il 2040, ben al di sotto del livello di riferimento previsto, nello scenario attuale, di 2,8 GtCO2e.
L’impegno di Etica Sgr contro l’inquinamento da plastica
La sottoscrizione dello Statement rappresenta per Etica Sgr un’importante attività di advocacy per promuovere un cambio di rotta nella transizione verso un’economia circolare libera dall’inquinamento da plastica.
Il settore privato rappresenta il 90% degli investimenti nella catena del valore della plastica, motivo per cui le organizzazioni finanziarie hanno un ruolo chiave per promuovere questo cambiamento e indirizzare i flussi di capitale verso modelli produttivi responsabili.
“Etica è onorata di essere tra i firmatari del Finance Statement on Plastic Pollution. La dichiarazione, presentata durante il quarto ciclo di negoziati dell’INC per definire uno strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a ridurre l’inquinamento da plastica, rappresenta un impegno concreto per orientare capitali e decisioni pubbliche verso obiettivi più ambiziosi e condivisi. Come investitori responsabili, riteniamo essenziale sostenere standard globali chiari, capaci di guidare la transizione verso modelli produttivi e di consumo che riducano in modo significativo la dispersione di plastica nell’ambiente”, queste le parole di Aldo Bonati, Stewardship and ESG Networks Manager di Etica.


