Test1 è una società benefit nata nel 2014 a Nave, in provincia di Brescia, che ha sviluppato FoamFlex, una tecnologia per l’assorbimento selettivo di oli e idrocarburi. La spugna è progettata per trattenere l’inquinante limitando l’assorbimento di acqua e, una volta saturata, può essere strizzata e riutilizzata più volte, consentendo anche il recupero dell’olio assorbito.
Dal 2022 Test1 è partecipata da a|impacte, il fondo di venture capital promosso da Etica Sgr e Avanzi SB SpA, che supporta lo sviluppo e la crescita di PMI e startup innovative con impatto sociale o ambientale.
La tecnologia sviluppata dall’azienda è stata recentemente utilizzata anche in Lombardia. Venerdì 4 settembre uno sversamento di idrocarburi partito da Pontevecchio di Magenta ha creato una chiazza lunga circa 28 chilometri lungo il Naviglio Grande, fino alla Darsena di Milano, con danni pesanti alla fauna ittica e alla biodiversità. Nelle operazioni di contenimento coordinate dal Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi sono state impiegate anche le spugne FoamFlex.
Abbiamo parlato con Test1 per capire come è avvenuto l’intervento, quali sono le caratteristiche di questa tecnologia e quale percorso ha portato l’azienda dall’idea iniziale all’utilizzo di FoamFlex in contesti operativi.

Come siete stati coinvolti e cosa avete fatto in concreto tra Darsena e Gaggiano: quante spugne, con quali modalità di posa e recupero, e che fine fa l’idrocarburo assorbito?
«In qualità di partner tecnico della Water Defenders Alliance promossa da LifeGate, pochi mesi fa abbiamo consegnato al Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi, un kit anti-sversamento destinato a essere utilizzato in caso di contaminazioni accidentali delle acque.
Questa prima collaborazione, nata con un obiettivo di prevenzione e preparazione all’emergenza, si è rivelata particolarmente efficace: quando si è verificato lo sversamento, il Consorzio, che già disponeva della spugna FoamFlex e sapeva come utilizzarla, ha potuto attivarsi tempestivamente.
In una prima fase sono stati impiegati i tappeti FoamFlex inclusi nel kit. Successivamente, considerata l’estensione dell’evento e la necessità di intervenire in più punti, il Consorzio ha integrato la dotazione durante l’emergenza con ulteriori quantitativi di FoamFlex, in diverse configurazioni, selezionate in funzione delle specifiche esigenze operative.»
Test1: dall’intuizione all’industrializzazione
Dal brevetto del 2017 all’arrivo sul mercato nel 2021 sono passati quattro anni: cosa è successo in mezzo e qual è stato il passaggio più difficile?
«Dopo aver definito la formulazione e ottenuto il brevetto, è iniziata probabilmente la fase più complessa: trasformare un’invenzione in una tecnologia realmente utilizzabile su scala industriale.
Da un lato è stato necessario affrontare un articolato percorso di certificazione e validazione, indispensabile per poter impiegare FoamFlex in contesti operativi. Dall’altro, trattandosi di un prodotto fisico destinato anche a forniture industriali, abbiamo dovuto progettare e realizzare un impianto produttivo dedicato, in grado di garantire volumi, continuità e standard qualitativi adeguati.
Una volta costruite queste basi, abbiamo potuto concentrarci sui proof of concept e sulla misurazione delle performance in condizioni reali. È stato questo percorso di validazione, confermato anche da studi scientifici ed universitari, a permetterci di dimostrare concretamente il valore della tecnologia e ad avviare le prime collaborazioni con importanti realtà corporate italiane ed europee.
Il passaggio più difficile, quindi, è stato proprio quello tra invenzione e industrializzazione: dimostrare che FoamFlex non fosse soltanto una buona idea o una tecnologia brevettata, ma una soluzione producibile, certificabile e affidabile nell’utilizzo operativo.»
FoamFlex: tecnologia, recupero degli idrocarburi e riutilizzo
«FoamFlex, spiegato in modo semplice, è una spugna tecnologica che ha una caratteristica particolare: “cerca” l’olio e respinge l’acqua. Quando viene posizionata su una superficie contaminata, assorbe selettivamente oli e idrocarburi, trattenendo una quantità molto limitata di acqua. Una volta saturata, può essere strizzata, recuperando il liquido assorbito, e quindi riutilizzata più volte.
La differenza rispetto ai disperdenti chimici è sostanziale: il disperdente agisce sull’olio favorendone la frammentazione e la dispersione nell’acqua; FoamFlex, invece, interviene meccanicamente e ha l’obiettivo di rimuovere fisicamente l’inquinante dall’ambiente. E’ molto importante sottolineare, per altro, che il disperdente è altamente sconsigliato al di fuori di specifiche condizioni e tutti i manuali nazionali ed internazionali convengono sulla totale dannosità ed inutilità di tali pratiche in acque interne. Anche i metodi di aspirazione meccanica non rappresentano una scelta ottimale in quanto il quantitativo effettivo di olio recuperato è estremamente ridotto, a fronte di elevati quantitativi di acqua, rendendo l’intervento più costoso (si generano moltissimi rifiuti pericolosi liquidi) e meno efficiente.
Infine, gli assorbenti tradizionali, come il polipropilene, sono generalmente monouso e, una volta impregnati, diventano un rifiuto contaminato da gestire e smaltire insieme all’olio che hanno assorbito. FoamFlex può invece essere strizzato e riutilizzato, riducendo fortemente la quantità di rifiuto solido prodotto e consentendo contemporaneamente di recuperare l’idrocarburo.
Il recupero dell’olio non è soltanto una possibilità teorica. In un intervento reale alle Canarie, a Gran Tarajal, FoamFlex ha recuperato 57 metri cubi di prodotto in tre giorni con un contenuto d’acqua inferiore al 5%, così che una parte dell’olio recuperato, circa 4 metri cubi, è stata effettivamente utilizzata localmente senza ulteriori processi di purificazione.
Questo però non significa che ogni idrocarburo recuperato possa essere automaticamente reimmesso nel processo da cui proviene. La sua destinazione dipende dalla natura del prodotto, dal grado di contaminazione e dalle condizioni normative e industriali. Il vantaggio di FoamFlex è rendere possibile questa scelta: invece di avere necessariamente un assorbente contaminato da smaltire, si ottiene un flusso oleoso separato, a basso contenuto d’acqua, che può essere valutato per il recupero, la rigenerazione o la valorizzazione.»
Riutilizzo, recupero e riduzione dei rifiuti: l’impatto ambientale di FoamFlex
Siete una società benefit: come si traduce nelle scelte quotidiane e come misurate l’impatto ambientale che generate?
«Essere una società benefit per noi significa integrare l’impatto ambientale nelle decisioni industriali e commerciali, non considerarlo come un elemento separato o puramente reputazionale.
Questo si traduce innanzitutto nel modo in cui abbiamo sviluppato FoamFlex: non ci siamo concentrati soltanto sulla capacità di rimuovere un inquinante, ma anche su ciò che accade prima e dopo l’intervento. Quanto materiale è necessario utilizzare? Quante volte può essere riutilizzato? Quanto rifiuto viene prodotto? È possibile recuperare l’olio invece di smaltirlo insieme all’assorbente? Sono domande che entrano direttamente nella progettazione della tecnologia e delle nostre soluzioni operative.
Lo stesso approccio riguarda il processo produttivo. L’impianto è stato progettato con l’obiettivo di minimizzare le emissioni associate alla produzione e di mantenere un processo industriale il più possibile efficiente sotto il profilo ambientale. Parallelamente, lavoriamo sulla filiera delle materie prime attraverso una verifica e un aggiornamento costanti dei componenti utilizzati, con l’obiettivo di mantenerli allineati alle più recenti normative e ai requisiti di sostenibilità applicabili.
Cerchiamo poi di misurare questi benefici con dati verificabili. FoamFlex è stato sottoposto a studi scientifici e a un’analisi comparativa del ciclo di vita rispetto al polipropilene, il materiale tradizionalmente utilizzato come benchmark nel settore. Il confronto evidenzia una riduzione di circa il 99% delle emissioni di CO₂, grazie alla possibilità di riutilizzare più volte FoamFlex e quindi di ridurre drasticamente la quantità di materiale che deve essere prodotto, trasportato e successivamente smaltito.
A questo affianchiamo indicatori molto concreti: quantità di assorbente utilizzato, numero di cicli di riutilizzo, volume di rifiuti evitati e quantità di olio che può essere recuperata durante le operazioni.
Per noi essere società benefit significa quindi provare ad applicare lo stesso principio lungo tutta la catena: dalla scelta delle materie prime alla produzione, dall’utilizzo del prodotto fino alla gestione del suo fine vita. Non limitarci a dichiarare un beneficio ambientale, ma cercare di progettare, misurare e migliorare continuamente il nostro impatto.»
a|impactᵉ e Test1: un percorso di crescita a impatto
a|impactᵉ, il fondo di venture capital promosso da Etica Sgr e Avanzi SB SpA, è socio di Test1 dal 2022.
Cosa ha convinto il fondo nel supportare questa realtà?
«a|impactᵉ è un fondo di investimento che supporta lo sviluppo e la crescita di PMI e startup innovative con impatto sociale o ambientale. Durante la prima fase di vita del fondo, nel corso delle attività di scouting e ricerca di iniziative imprenditoriali target, abbiamo incontrato Test1 e apprezzato il potenziale di strumenti come FoamFlex per la salvaguardia dell’ambiente.
a|impactᵉ presta inoltre particolare attenzione al tema dell’economia circolare, pertanto la possibilità di riutilizzare più volte la spugna e recuperare gli oli sversati (una caratteristica distintiva e quasi unica nel panorama internazionale) rappresentavano KPI di sostenibilità da promuovere e valorizzare. L’allineamento tra a|impactᵉ e il management di Test1, in termini di obiettivi di impatto e visione strategia, ha poi consentito l’ingresso nel capitale del fondo a inizio 2022 e l’avvio di un comune percorso di crescita.»
E che tipo di accompagnamento avete dato oltre al capitale?
«Grazie all’esperienza pluriennale – con competenze consolidate in investimenti a impatto, accelerazione d’impresa e consulenza strategica, unitamente a una vasta rete di partner e di persone esperte – a|impactᵉ affianca le società partecipate in percorsi di crescita capaci di coniugare lo sviluppo dei volumi e delle metriche economiche, unitamente alla generazione di impatto sociale, ambientale o culturale.
In questo contesto, si inquadra la partecipazione di Test1 a programmi di accelerazione come “Faros” dedicato alla blue economy. a|impactᵉ, inoltre, partecipa alla governance della società e la affianca nella realizzazione di business plan e networking per l’ingresso nel capitale di investitori finanziari o industriali, compatibili con il profilo di società benefit e coerenti con il percorso industriale e di impatto ambientale intrapreso.
Oggi Test1 sta fornendo FoamFlex a primarie società che vanno dall’Oil&Gas ai settori dell’energia e del navale: una diffusione che ci fa particolarmente piacere sia per ragioni finanziarie che per la generazione di un impatto positivo sull’ambiente. Ma l’impegno di Test1 per la tutela ambientale si declina anche in segni concreti per la collettività, come nel caso della Lombardia, laddove partecipa ad un progetto, patrocinato dalla Regione, in partnership con fondazione LGH, A2A e LifeGate, per dotare vigili del fuoco e protezioni civili di questi presidi.
Come fondo di impact investing, siamo orgogliosi di sostenere tecnologie capaci di fare la differenza sia nel quotidiano che nelle emergenze ambientali del nostro territorio come il recente impiego di FoamFlex in occasione dello sversamento nel naviglio grande.»
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