Sostenibilità: la parola chiave per una ripresa economica resiliente e generativa

Sostenibilità, è questa la parole chiave in cima a tutte le agende politiche e le strategie aziendali.
Nelle ultime settimane Etica Sgr ha analizzato da diversi punti di vista la situazione dell’emergenza coronavirus e la conseguente ripresa. Ci siamo convinti che lo shock che abbiamo vissuto ha avuto un merito: ha certificato l’importanza di conciliare lo sviluppo con la sostenibilità, da sempre la mission di Etica Sgr.

Questa volta, però, non si può perdere l’occasione per costruire un nuovo modello economico, più resiliente alle possibili crisi future.

Con la finanza sostenibile la crescita è equa e green

«La crisi che stiamo vivendo testimonia la dirompenza con cui le dinamiche socio-ambientali possono abbattersi sull’economia» si legge nell’appello del Forum per la Finanza Sostenibile, in un articolo sul Sole 24 Ore e firmato da Pietro Negri e Francesco Bicciato, Presidente e Segretario dell’istituzione che raccoglie le principali realtà del mondo della finanza responsabile.

«Come dimostrato da numerosi studi, la finanza sostenibile permette di contenere queste minacce e di finanziare modelli di crescita più verdi e inclusivi, producendo valore sia per gli investitori, sia per la comunità. Questi vantaggi sono resi possibili grazie all’integrazione dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) e di un orizzonte di lungo periodo negli investimenti».

Il Forum per la Finanza Sostenibile è convinto che occorrono interventi nell’immediato: il mondo della finanza deve concedere crediti alle imprese per superare le emergenze. Ma è necessario fin da subito pensare a un piano di investimenti di lungo periodo.

Manifesto del Forum della finanza sostenibile

Il manifesto del Forum della finanza sostenibile prevede un programma in 7 punti.

Favorire gli investimenti in energie rinnovabili, mobilità sostenibile ed efficienza energetica.

Puntare su partnership pubblico-privato e impact investing per sanità pubblica e infrastrutture sociali.

Valorizzare i servizi alla persona, soprattutto di tipo socio-sanitario.

Incoraggiare l’innovazione digitale in ottica green e ridurre il digital divide.

Innescare circuiti di collaborazione e fiducia tra finanza sostenibile ed economia reale.

Potenziare l’educazione finanziaria valorizzando la competenza dei consulenti finanziari.

Rilanciare la collaborazione internazionale tra operatori finanziari.

Finanza sostenibile | Costruire una ripresa economica resiliente e generativa

L’Istat a caccia dell’impresa sostenibile

Come abbiamo detto la sostenibilità sociale e ambientale è al centro del dibattito pubblico. Se ne parla anche in una ricerca dell’ISTAT, l’Istituto nazionale di statistica. E, benché si tratti di una “statistica sperimentale”, l’istituto ritiene possa avere un potenziale “elevatissimo” per colmare lacune conoscitive.

La rilevazione è stata condotta nel 2018 su un campione di oltre 15mila imprese di vari settori produttivi dell’industria e dei servizi di mercato, per capire quali azioni concrete avessero adottato nel periodo 2015-2017 per puntare a un impatto ambientale e sociale positivo, al di là degli obblighi di legge.

Nello specifico l’indagine ha scattato una fotografia delle iniziative di sostenibilità per «il controllo e la riduzione dell’uso di energia, l’aumento dell’uso di energia da rinnovabili, il controllo per la riduzione dell’uso dell’acqua, il riciclo e il trattamento dei rifiuti, la riduzione delle emissioni in atmosfera, il riutilizzo di materie prime seconde». Dall’altro ha evidenziato i comportamenti «che si legano a effetti positivi sul benessere dei propri lavoratori» in termini di sicurezza, salute, istruzione, democrazia, partecipazione, giustizia.

I risultati dello studio

È emersa una diffusa attenzione su entrambi gli ambiti, incluso un certo impegno nella rendicontazione tramite l’adozione di bilancio sociale, integrato e di sostenibilità. Ampia è poi la varietà delle azioni concrete messe in campo e il loro grado d’intensità. Il 91% delle imprese con almeno 50 addetti svolge, ad esempio, la raccolta differenziata dei rifiuti, il 71% controlla l’uso dell’energia, il 56% l’uso dell’acqua e oltre la metà le emissioni in atmosfera. Ma solo il 19% delle imprese medio-grandi esegue un trattamento delle acque reflue e un quinto utilizza materie prime seconde.


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