Inquinamento da plastica sul fondo degli oceani: la minaccia sommersa

Sui fondali oceanici sono presenti fino a 11 milioni di tonnellate di materie plastiche: l’equivalente di 1.507 Torri Eiffel sbriciolate in frammenti non più piccoli di 5 millimetri. E nel giro di 15 anni questa enorme distesa di plastiche depositata sul fondo degli oceani raddoppierà il suo volume.

A dirlo, per la prima volta nel campo degli studi sull’inquinamento degli oceani, è il report “Plastics in the deep sea – A global estimate of the ocean floor reservoir” pubblicato dal Commonwealth scientific and industrial research organization (Csiro), in collaborazione con l’Università di Toronto.

Questi dati vengono presentati per la prima volta per una semplice ragione: scandagliare le profondità oceaniche è un processo complicato e costoso, i dati della ricerca che si basano su campagne di campionamento, modelli e simulazioni sono, perciò, incompleti; il volume dei detriti di plastica potrebbe, dunque, essere molto più vasto. Una cosa tuttavia è certa, la plastica che ricopre le profondità marine trasforma i fondali oceanici in “serbatoi di rifiuti plastici” a lungo termine, per due ragioni: la prima è l’assenza di processi di rimozione, la seconda è il tasso estremamente lento di degradazione dei detriti plastici a causa dell’ambiente freddo e dell’assenza di ossigeno e di radiazioni ultraviolette.

Inquinamento da plastica sul fondo degli oceani, il ciclo continuo

Non solo, ad aggravare questa situazione subentra anche il ritorno delle materie plastiche: non solo ne arrivano di nuove ma quelle già presenti persistono. Uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha mostrato come entro il 2050 la plastica sarà presente nel 99% delle specie di uccelli marini mentre oggi è pari al 60% la percentuale di tutte le specie di uccelli marini, inclusi albatros e pinguini, che hanno plastica nell’intestino. Quando gli esemplari di questa fauna arrivano a fine vita, la plastica che hanno ingerito torna nell’oceano. La stessa cosa vale per i pesci e i cetacei, guardando al Mediterraneo il report Ispra mostra come almeno 116 specie diverse del Mare Nostrum hanno ingerito plastica, il 59% di queste sono pesci che finiscono sulle nostre tavole. L’ingestione della plastica, afferma il rapporto, è il principale effetto noto della plastica in mare.

Dalle aree marine protette all’Antartide: non esiste mare senza plastica

Ma come fa la plastica a finire sui fondali marini? Le microplastiche sono catturate dalle correnti discendenti che le depositano sul fondo del mare, le plastiche più grandi vanno incontro invece al fenomeno noto come biofouling, che abbiamo osservato tutti guardando una boa marina. Gli oggetti in plastica che rimangono nel mare per un periodo prolungato accumulano alghe, batteri e altri organismi marini sulla loro superficie. Questo processo aumenta il loro peso facendoli affondare​, anche alle massime profondità. Una ricerca effettuata nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo degli oceani della Terra, ha rilevato la presenza di microplastiche nell’intestino degli anfipodi (una tipologia di crostacei) a profondità che raggiungono i 10.890 metri. Questo studio ha dimostrato che oltre il 72% del campione esaminato conteneva almeno una micro particella di plastica, con un numero di micro particelle ingerite per esemplare variabile da 1 a 8.

A causa delle correnti marine e dell’ingestione della plastica da parte della fauna del mare e dei processi migratori, non esiste parte del mare e degli oceani senza plastica, ad ogni profondità e finanche nelle aree marine protette e in quelle più remote, come l’Antartide. Una ricerca del 2022, infatti, ha confermato per la prima volta la presenza di microplastiche nella neve antartica: detriti resinosi che provengono anche da 6mila chilometri di distanza.

Cooperazione globale e politiche internazionali per affrontare l’emergenza plastica

L’inquinamento da plastica è una minaccia globale riconosciuta anche dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs). Nello specifico, attraverso l’Obiettivo 14 “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile” si intende prevenire e ridurre significativamente l’inquinamento marino di ogni tipo entro il 2025. Inoltre, l’Unione Europea ha adottato azioni rigorose per ridurre l’uso della plastica monouso e promuovere il riciclaggio. La direttiva europea sulla plastica monouso, entrata in vigore nel 2021, vieta diversi prodotti in plastica monouso e impone ambiziosi obiettivi di riciclo.

L’enorme sfida di rimuovere la plastica dagli oceani richiede un impegno globale coordinato, combinando innovazioni tecnologiche, politiche efficaci e la partecipazione attiva di cittadini e industrie per ridurre, recuperare e riciclare i rifiuti plastici, proteggendo così gli ecosistemi marini per le generazioni future.

inquinamento da plastica sul fondo degli oceani

I costi economici dell’inquinamento marino da plastica

I ifiuti marini e l’inquinamento da plastica, inoltre, influenzano significativamente anche l’economia globale. I costi economici dell’inquinamento marino da plastica rispetto ai suoi impatti su turismo, pesca e acquacoltura, insieme ad altri costi come quelli del recupero delle resine plastiche dal mare, sono stati stimati fino a 19 miliardi di dollari annui a livello globale, il rischio finanziario al 2040 potrebbe aumentare fino a 100 miliardi di dollari. È necessario, dunque, unire gli sforzi nazionali e potenziare la collaborazione globale tra partenariati pubblici e privati, allineare la volontà politica e, soprattutto, sbloccare finanziamenti su larga scala per realizzare una economia blu sostenibile.

L’impegno di Etica Sgr contro l’inquinamento da plastica

Anche il sistema finanziario può fare qualcosa per ridurre l’inquinamento da plastica. In Etica Sgr abbiamo deciso di fare la nostra parte promuovendo la blue economy e il progetto “A line in the sand – The New Plastic Economy“. Un accordo globale per eliminare il problema della plastica e salvaguardare la vita negli oceani. Come? Sostenendo il passaggio dalla cosiddetta economia lineare – produco, uso e getto – all’economia circolare, dove ogni prodotto viene prodotto per essere usato, riutilizzato e riciclato, riducendo così al minimo i rifiuti.

Etica Sgr, insieme a 160 istituzioni finanziarie internazionali, ha firmato inoltre la dichiarazione finanziaria sull’inquinamento da plastica. Questa invita i governi a sostenere il settore finanziario nell’adozione di misure per combattere l’inquinamento da plastica e creare un trattato internazionale vincolante. La dichiarazione sottolinea l’importanza di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica, promuovere investimenti privati e pubblici, e stabilire obiettivi armonizzati per ridurre l’inquinamento, supportando la transizione verso un’economia sostenibile.

Ti potrebbe anche interessare