Magnifica Humanitas, Leone XIV e la sfida di un’IA al servizio dell’umanità

Scrivere un testo, riassumere una relazione, generare un’immagine, suggerire una scelta: in pochissimo tempo l’intelligenza artificiale è entrata nei gesti ordinari di milioni di persone. La usiamo con naturalezza, spesso senza interrogarci su ciò che rende possibile quella risposta immediata: energia, acqua, dati, lavoro umano, infrastrutture, potere economico.

È proprio questa apparente semplicità a rendere l’IA una delle grandi questioni sociali del nostro tempo. Non solo una tecnologia da usare, ma un sistema da comprendere e governare. Perché dietro ogni innovazione si apre una domanda decisiva: è la tecnologia a servire la persona, o è la persona a finire al servizio della tecnologia?

A questa domanda Papa Leone XIV ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, un testo che non rifiuta l’innovazione, ma chiede di orientarla al bene comune. Il Pontefice usa un’espressione forte: “disarmare” l’intelligenza artificiale. Non per fermarla, ma per sottrarla alle logiche di dominio, concentrazione del potere e competizione senza regole.

«Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. […] Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita.» (110).

Con Magnifica Humanitas, Leone XIV riprende idealmente lo sguardo di Leone XIII, il pontefice che nel 1891 firmò la Rerum novarum, l’enciclica dedicata alla condizione dei lavoratori nel pieno della seconda rivoluzione industriale. Centotrentacinque anni dopo, quello stesso sguardo viene portato dentro un’altra rivoluzione tecnologica: quella dell’intelligenza artificiale. Il nodo è politico, economico e morale insieme. Per Leone XIV il potere non risiede più soltanto negli Stati, ma anche nei grandi attori economici e tecnologici. Quando si concentra in poche mani, tende a diventare opaco, sfugge al controllo pubblico e può alimentare nuove dipendenze e disuguaglianze, oltre che significativi impatti ambientali.

Magnifica Humanitas, Leone XIV e la sfida di un’IA al servizio dell’umanità
 

IA e ambiente: la “nuvola” che consuma energia e acqua

Parliamo spesso di “cloud”, la nuvola, come se i nostri dati vivessero nell’aria. In realtà abitano enormi capannoni pieni di computer accesi giorno e notte: i data center. Funzionano consumando elettricità e, per smaltire il calore che generano, hanno bisogno anche di grandi quantità d’acqua di raffreddamento.

Con la crescita dell’intelligenza artificiale, entrambi i consumi sono aumentati in modo significativo. Secondo il rapporto Key Questions on Energy and AI dell’Agenzia internazionale dell’energia, il consumo elettrico dei data center potrebbe quasi raddoppiare, passando da circa 485 TWh nel 2025 a 950 TWh entro il 2030. Già nel 2025, i centri dedicati all’IA hanno registrato un forte incremento dei consumi rispetto all’anno precedente.
L’AI Index 2026 di Stanford rende il dato ancora più tangibile: in un anno, l’acqua necessaria per mantenere attivo un solo grande modello di IA potrebbe coprire il fabbisogno di una città con oltre un milione di abitanti. Inoltre, l’addestramento di un modello di frontiera, cioè un sistema di IA di ultima generazione e tra i più potenti disponibili, richiede enormi risorse computazionali e può generare decine di migliaia di tonnellate di CO₂ equivalente.
Ma l’impronta dell’IA non è soltanto ambientale. Corre lungo tutta la filiera e tocca da vicino anche il lavoro delle persone.

Intelligenza artificiale e lavoro dignitoso: disuguaglianze e “schiavitù invisibili”

Tra le conseguenze più immediate dell’intelligenza artificiale c’è il suo impatto sul lavoro. Leone XIV non ignora il timore che molte persone possano essere sostituite da sistemi automatici e avverte che la rincorsa al profitto non può giustificare la perdita sistematica di posti di lavoro.

C’è poi un lato in ombra che il Papa porta alla luce: dietro le risposte brillanti di un’IA c’è spesso il lavoro malpagato di chi etichetta i dati o modera i contenuti più violenti della rete. E, ancora prima, c’è lo sfruttamento di chi estrae i minerali che alimentano i nostri dispositivi.
Un singolo smartphone racchiude decine di metalli diversi, tra cui oro, argento, rame e terre rare. Sono materiali spesso estratti in condizioni difficili, come mostrano diverse inchieste internazionali sulle miniere di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo. Sono quelle che l’enciclica chiama nuove forme di schiavitù: lavori invisibili, lontani dagli occhi di chi utilizza la tecnologia ogni giorno, ma indispensabili al suo funzionamento.

«Le nuove schiavitù si alimentano di catene economiche e infrastrutture digitali. Occorre quindi lavorare in più direzioni: anzitutto per rendere più esigente la trasparenza delle filiere che sostengono l’industria tecnologica e l’economia digitale, perché nessun vantaggio competitivo sia costruito sullo sfruttamento invisibile. In secondo luogo, è necessario che imprese e investitori assumano chiari criteri di verifica etica preventiva (due diligence), includendo tra le priorità la tutela dei lavoratori, il contrasto al lavoro forzato e l’impatto sociale dei modelli d’impresa basati sui dati». (179)

L’impatto, però, non si ferma agli anelli più fragili della catena. Sta risalendo anche verso i mestieri più qualificati e meglio retribuiti. L’AI Index 2026 segnala, ad esempio, una crescente pressione sui lavoratori più giovani in settori già esposti all’automazione, come lo sviluppo software. Per questo il punto non è soltanto quanti posti di lavoro verranno persi o creati, ma quale qualità del lavoro vogliamo difendere in una società sempre più automatizzata.
Il lavoro, però, è soltanto uno dei fronti su cui l’IA mette alla prova la dignità umana. Il più drammatico riguarda la guerra.

Armi autonome e intelligenza artificiale: perché serve il controllo umano

Un sistema d’arma autonomo — ciò che i media chiamano spesso “killer robot” — è un drone o un dispositivo capace di individuare e colpire un bersaglio con diversi livelli di autonomia. In alcuni casi l’essere umano resta coinvolto nella decisione; in altri, il controllo umano può diventare sempre più debole.
Per Leone XIV nessuna macchina dovrebbe avere l’ultima parola su una vita. Lo sviluppo dell’IA in ambito militare, avverte l’enciclica, deve essere sottoposto ai vincoli etici più rigorosi, perché alcuni sistemi rischiano ormai di sfuggire a un reale controllo umano.
Il contesto spiega l’urgenza. Secondo il SIPRI, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, la spesa militare mondiale ha raggiunto 2.718 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 9,4% rispetto al 2023: il più forte incremento dalla fine della Guerra fredda. In parallelo, l’impiego di tecnologie belliche integrate con l’intelligenza artificiale non è più confinato alla sperimentazione: circa 200 sistemi d’arma autonomi risultano già utilizzati in scenari reali tra Ucraina, Medio Oriente e Africa.

Qualcosa però si muove, 156 Stati hanno sostenuto la risoluzione ONU 79/L.77, che apre la strada al possibile avvio di negoziati per un trattato giuridicamente vincolante entro il 2026. È un passaggio importante, perché riconosce l’urgenza di colmare il divario tra la rapidità dello sviluppo tecnologico e la lentezza delle regole.
È la stessa urgenza al centro della campagna internazionale Stop Killer Robots, che chiede nuove regole vincolanti sui sistemi d’arma autonomi: da un lato, vietare le armi che non consentono un controllo umano significativo; dall’altro, impedire l’uso di sistemi progettati per colpire direttamente le persone. Il tema non è solo tecnologico, ma profondamente umano: evitare che esseri umani siano ridotti a dati, profili o bersagli calcolati da una macchina.
Il punto, però, non riguarda solo i campi di battaglia, ma ogni volta che un algoritmo prende decisioni rilevanti senza trasparenza e senza responsabilità chiare, anche in ambiti molto più quotidiani, come l’accesso al credito e ai servizi finanziari.

«[…] occorre indicare puntuali criteri di discernimento. Il primo riguarda la responsabilità personale. Quando la decisione di colpire si automatizza o si opacizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione.  […] Il secondo criterio riguarda il tempo del giudizio morale. L’IA tende a comprimere i tempi decisionali; ma, in guerra, decisioni irreversibili non possono avere come criteri supremi rapidità ed efficienza. Il terzo criterio è la distinzione e la protezione dei civili. Ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto. ». (199)

Dalla “finanza per la finanza” alla “finanza per lo sviluppo”

Il capitolo economico è tra i più concreti dell’intera enciclica. Il Papa critica la fiducia cieca nella “mano invisibile del mercato” e distingue due modi opposti di intendere la finanza: una “finanza per la finanza”, che insegue il rendimento fine a sé stesso, e una “finanza per lo sviluppo”, che mette i capitali al servizio dell’economia reale e del lavoro.
Molto concreto è l’allarme sul credit scoring automatizzato: il sistema con cui un algoritmo decide se concedere o meno un prestito leggendo i dati di una persona. Se quel meccanismo è opaco, può escludere in silenzio chi parte già svantaggiato. Per questo servono trasparenza e responsabilità: una persona non può essere ridotta a un semplice profilo numerico.

Il contrasto con la corsa dei capitali è evidente. L’AI Index 2026 stima in centinaia di miliardi di dollari gli investimenti globali delle imprese in IA, in forte crescita e concentrati in pochi grandi attori. Questo rende ancora più urgente chiedersi chi controlla le tecnologie, quali interessi le guidano e quali impatti producono sulle persone, sul lavoro e sull’ambiente.

«Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso. La funzione sociale del credito rimane insostituibile. La finanza per la finanza è cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro». (160)

Etica Sgr e Stop Killer Robots per un’IA al servizio dell’umanità

L’intelligenza artificiale attraversa ormai l’ambiente, il lavoro, la sicurezza, la finanza e la vita quotidiana. Proprio per questo non può essere lasciata alla sola logica dell’efficienza o del mercato: servono regole, responsabilità, trasparenza e una capacità collettiva di orientare l’innovazione verso obiettivi sociali e ambientali condivisi.
È in questa prospettiva che si inserisce l’impegno di Etica Sgr, che dal 2000 promuove iniziative e campagne su temi ambientali, sociali e di buon governo, costruendo un dialogo continuo con imprese e istituzioni.

Un impegno che, di fronte allo sviluppo dell’intelligenza artificiale in ambito militare, assume una responsabilità ancora più concreta. Etica Sgr esclude da sempre gli investimenti nel comparto degli armamenti, siano essi convenzionali o controversi, e dallo scorso anno collabora con la coalizione internazionale Stop Killer Robots, invitando gli investitori a sottoscrivere l’Investor Statement sulle armi autonome. L’appello, che ha raggiunto 62 firmatari rappresentativi di oltre 250 miliardi di dollari di masse gestite, chiede ai governi di avviare negoziati per un trattato internazionale vincolante: per garantire un controllo umano significativo sull’uso della forza e vietare sistemi capaci di individuare autonomamente bersagli umani. Inoltre, in ambito finanziario, l’esistenza di un quadro regolatorio internazionale rappresenta un fattore di riduzione dell’incertezza e un riferimento fondamentale per investitori con un orizzonte temporale di lungo periodo e un orientamento alla sostenibilità sociale e ambientale.

Perché l’IA sia davvero al servizio dell’umanità, deve essere governata, interrogata, valutata. Deve restare uno strumento nelle mani delle persone, non il contrario. È questo il messaggio più attuale di Magnifica Humanitas e, insieme, una sfida concreta per la finanza responsabile: non fermare il progresso, ma contribuire a dargli una direzione. Una direzione in cui innovazione, dignità umana e responsabilità non siano alternative, ma requisiti inscindibili.

Si prega di leggere le Note legali.

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