Il cambiamento climatico: quale destino per le città?

Nel dicembre 2015, i 196 Paesi riuniti nella Conferenza di Parigi (COP 21) hanno sancito il primo accordo mondiale e giuridicamente vincolante sul cambiamento climatico, stabilendo l’obiettivo comune di rialzo termico globale massimo al di sotto dei 2 gradi centigradi, preferibilmente fino ai 1,5 gradi centigradi.

Sviluppo sostenibile come via maestra

I temi del cambiamento climatico e della transizione energetica pongono sfide decisive per la nostra società, che cerca di farvi fronte orientando l’economia verso uno sviluppo sostenibile, al fine di preservare il pianeta e le sue risorse.

L’innalzamento delle temperature del Pianeta, prodotte dall’emissioni di CO2 dal sistema industriale, procura seri scompensi ambientali con impatti irreversibili sull’ecosistema e, quindi, sull’economia in generale.
I disastri naturali, infatti, sono sempre più frequenti e colpiscono tutte le aree del mondo con fenomeni climatici estremi, dalle inondazioni alla siccità, mutando il paesaggio agricolo e urbano, e procurando gravi conseguenze economiche e danni all’attuale modo di vivere dell’uomo.

Il modello produttivo da più di un secolo, dalla Rivoluzione Industriale, non è più compatibile con la sopravvivenza nel nostro Pianeta. L’attenzione delle istituzioni e dei governi del mondo è pertanto molto alta e rivolta dunque ai cambiamenti climatici in atto e alle loro conseguenze sia economiche che ambientali. L’obiettivo è quello di riportare al centro ciò che nel tempo è stato depauperato: la natura.

Città del Capo: una città senz’acqua

citta del capo

Città del Capo, in Sudafrica, venne sconvolta da una grave crisi idrica tra il febbraio e l’aprile 2018 che sconvolse la vita dell’intera metropoli, con i bisogni primari della popolazione e le sue attività produttive.
La capitale sudafricana, in quegli anni, aveva registrato un significativo aumento demografico non sostenuto da un’adeguata crescita delle infrastrutture idriche cittadine. Il clima secco e la grave assenza di precipitazioni degli anni tra il 2016 e il 2018, dove si registrarono nel 2017 circa 500 millimetri di pioggia rispetto ai 1.100 millimetri del 2003, compromise ulteriormente le riserve idriche.

La situazione rientrò, però, non priva di conseguenze. Le più gravi, vennero riscontrate nel settore agricolo che vide calare la produzione di circa un quinto e portò alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Inoltre, vista la gravità del momento, l’amministrazione decise di intervenire con misure molto drastiche di approvvigionamento idrico, stabilendo un limite individuale di 50 litri di acqua consumata al giorno, contro la media mondiale di 185 litri. Fu quindi scongiurato il rischio del “Day Zero”, la data in cui nella città non ci sarebbe più stata acqua, prevista per il 22 Aprile 2018.

Giacarta: la città che affonda

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Giacarta, capitale indonesiana, abitata da oltre 30 milioni di persone nella sua grande area metropolitana, è attualmente colpita da gravi problemi di inondazioni. In questa città la crescita demografica degli ultimi vent’anni, sviluppatasi senza un’opportuna pianificazione, ha portato a uno sfruttamento intensivo delle falde acquifere. A questo si è aggiunto il cambiamento climatico che ha provocato fenomeni atmosferici estremi e quindi un aggravio dello squilibrio geologico. Risultato? La città sta letteralmente sprofondando nell’oceano. Gli esperti prevedono che fino a un terzo della città potrebbe essere sott’acqua entro il 2050.

Considerata la situazione, il parlamento indonesiano ha dato il via libera al trasferimento della capitale da Giacarta ad una remota località sull’isola del Borneo, a 2.000 km di distanza, che si chiamerà Nusantara.

Pakistan: un terzo del paese è sott’acqua

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Un altro paese a pagare le conseguenze del cambiamento climatico è il Pakistan, dove le piogge monsoniche stanno attualmente provocando una catastrofe “naturale”, colpendo sia la popolazione sia il suo territorio.

Secondo l’autorità nazionale per la gestione dei disastri, e come riporta la rivista Internazionale, hanno perso la vita più di 1.000 persone negli ultimi tre mesi, quasi 300.000 sono state le abitazioni danneggiate e circa 200.000 quelle distrutte.
Intere città sono state sommerse dall’acqua e si calcola che circa il 15% della popolazione del Pakistan sia rimasta senza casa o in abitazioni precarie. Incalcolabili i danni all’agricoltura e alle infrastrutture, e severi i rischi sanitari sulla popolazione, proprio dovuti alle malattie procurate dalle acque stagnanti e dalle zanzare.

Gli effetti del cambiamento climatico, infatti, dovuti al surriscaldamento della terra e allo sfruttamento insostenibile delle risorse a un ritmo innaturale stanno cambiando, se non stravolgendo, il volto di intere metropoli, mettendo a rischio la loro sopravvivenza, oltre che la vita delle persone e degli ecosistemi.

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