Impatto economico del cambiamento climatico: quanto costa non fare nulla

Il cambiamento climatico non è più una questione astratta o confinata alla sfera ambientale. È un fenomeno che ha già prodotto effetti economici misurabili e che incide in modo crescente sulla stabilità dei sistemi produttivi e finanziari.

Tra il 1980 e il 2024, gli eventi climatici estremi – ondate di calore, alluvioni, siccità e tempeste – hanno generato in Europa perdite economiche pari a 822 miliardi di euro. Rapportata alla popolazione dell’Unione europea, questa cifra equivale a circa 1.642 euro per cittadino. Un dato che rende evidente come il costo del cambiamento climatico impatti già oggi sull’economia reale.

Ancora più significativo è il profilo temporale di queste perdite: circa il 25% dei costi si è concentrato negli ultimi quattro anni, segnalando un’accelerazione degli impatti economici legati all’intensificarsi degli eventi estremi.

Esondazione fiume

Oltre +1,5 °C: il conto che l’economia non può più ignorare

L’aumento della temperatura media globale si avvicina alla soglia di +1,5 °C: secondo le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, il superamento stabile di questo limite potrebbe tradursi, per l’Unione europea, in una riduzione cumulata del PIL pari a circa 2.400 miliardi di euro nel periodo 2031-2050.

Guardando più avanti, alcuni modelli indicano che entro il 2100 le sole inondazioni costiere potrebbero generare danni superiori a 1.000 miliardi di euro l’anno. Ignorare il cambiamento climatico non comporta quindi soltanto un costo ambientale, ma un impatto economico diretto e crescente. Nei Paesi in via di sviluppo, ad esempio, l’adattamento richiede investimenti stimati in circa 310 miliardi di dollari l’anno: una cifra che evidenzia come il tema riguardi la stabilità economica e sociale a tutte le latitudini.

Davanti a numeri di questa portata, proseguire senza intervenire equivale ad accettare perdite sempre più frequenti e difficili da assorbire. Il clima non può più essere trattato come un’esternalità, ma va considerato una variabile strutturale delle valutazioni economiche e finanziarie.

grafico che riporta dei dati sull'impatto economico del cambiamento climatico

Il clima come variabile delle politiche economiche

Le evidenze raccolte dall’Agenzia Europea dell’Ambiente indicano con chiarezza che intervenire in modo preventivo costa meno del non fare nulla. Le politiche di adattamento e mitigazione contribuiscono a ridurre le perdite future, a contenere la volatilità dei mercati e a proteggere la produttività da shock climatici.

Questa lettura è coerente con quanto emerge dal Global Risk Report 2026 del World Economic Forum, secondo cui il 50% degli esperti prevede uno scenario globale caratterizzato da elevata instabilità già nei prossimi due anni. I rischi climatici tendono infatti a manifestarsi in modo cumulativo, amplificando gli impatti economici e finanziari.

In questo contesto, il cambiamento climatico è entrato a pieno titolo nell’agenda delle istituzioni economiche. La Banca Centrale Europea ha integrato clima e natura nella politica monetaria, nella vigilanza bancaria e nella gestione dei portafogli, attraverso stress test climatici e proiezioni macroeconomiche che tengono conto anche degli effetti delle politiche di riduzione delle emissioni su inflazione, prezzi dell’energia e stabilità finanziaria.

Le priorità della BCE su clima e natura

 L’azione della BCE si articola lungo tre direttrici principali:

  • la transizione verso un’economia a basse emissioni, attraverso la valutazione dei piani di transizione delle banche e l’integrazione delle considerazioni climatiche nel quadro operativo;
  • la gestione dei rischi fisici, con un rafforzamento dell’analisi macroeconomica, il miglioramento dei dati e la valutazione della capacità del sistema bancario di affrontare eventi estremi;
  • i rischi legati alla perdita di natura, con un’attenzione specifica agli impatti economici del degrado degli ecosistemi e alla gestione delle risorse idriche.

Clima, economia e investimenti: il messaggio del World Economic Forum

Il legame tra clima ed economia è stato ribadito anche nel corso dell’incontro annuale del World Economic Forum a Davos nel 2026. Il messaggio condiviso è che la costruzione di prosperità economica è sempre più legata alla capacità di operare entro i limiti climatici e naturali.

Accanto ai momenti istituzionali, sono emerse iniziative operative orientate all’adattamento climatico, alla rigenerazione degli ecosistemi, all’integrazione della natura nei bilanci e agli investimenti in infrastrutture e sistemi produttivi più resilienti. Il presupposto condiviso è che clima, natura ed economia siano elementi interdipendenti: senza ecosistemi funzionanti, vengono meno le basi della crescita e della creazione di valore nel lungo periodo.

Resta centrale anche il dibattito sulla riallocazione dei circa 2.600 miliardi di dollari di sussidi che ogni anno, a livello globale, sostengono attività ad alta impronta ambientale. Ripensare queste risorse in chiave di prevenzione, adattamento e resilienza potrebbe ridurre l’esposizione a perdite future e rafforzare la stabilità economica.

Rischio climatico e ESG: la strategia di Etica SGR

La transizione verso modelli economici nature-positive rappresenta non solo una risposta ai rischi climatici, ma anche un’opportunità di creazione di valore nel lungo periodo. Le stime indicano che questi modelli potrebbero generare fino a 10.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2030.

La finanza etica può contribuire concretamente a contrastare il fenomeno del cambiamento climatico proprio perché è in grado di orientare i capitali verso un’economia a basso impatto ambientale, integrando i rischi climatici nelle scelte di investimento e nelle strategie gestionali.

I fondi comuni di investimento di Etica Sgr adottano criteri di selezione rigorosi, escludendo gli emittenti coinvolti in pratiche dannose e privilegiando le realtà che dimostrano una maggiore capacità di gestire i rischi legati al clima, al lavoro e all’impatto sociale.

L’integrazione del rischio climatico è supportata da strumenti di analisi prospettica e stress test basati su scenari climatici. Etica Sgr, in conformità con quanto richiesto dal Regolatore europeo, ha integrato nelle misure di rischio tradizionali il calcolo del rischio climatico, sviluppando una nuova metrica denominata ClimVaR, dalla natura statistica e previsionale, per misurare, prevedere e gestire in modo efficiente le potenziali ricadute dei rischi climatici sui portafogli di investimento.

Si prega di leggere le Note legali.

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