Fame nel mondo e insicurezza alimentare, piaga per 124 milioni di persone

La fame nel mondo e l’insicurezza alimentare hanno raggiunto un livello così severo da rappresentare una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento delle persone. Quasi 124 milioni di persone in 51 diversi Paesi e territori hanno dovuto affrontare livelli di crisi acuta o peggio e sono stati costretti a richiedere un’azione umanitaria urgente.

Conflitti e cambiamenti climatici le principali cause della fame nel mondo

Fame

Sono gli sconfortanti numeri della fame nel mondo che emergono dall’edizione 2017 del Global Report on Food Crises (GRFS). Il Global Report on Food Crises è il lavoro frutto di dati e analisi regionali e nazionali aggregati da fonti multiple in un unico documento presentato da rappresentanti dell’Unione Europea, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e del World Food Programme (WFP). Il documento fornisce una fotografia dettagliata dell fame nel mondo e dell’insicurezza alimentare acuta nei paesi colpiti.

Se si confrontano i 45 paesi inclusi in entrambe le edizioni del GRFS, l’aumento di bisognosi di un’azione urgente alimentare è pari a 11 milioni di persone, cioè l’11% in più rispetto al 2016. Il peggioramento del livello dell’insicurezza alimentare acuta è in gran parte attribuibile allo scoppio o all’acuirsi di conflitti e instabilità in paesi come il Myanmar, la Nigeria nord-orientale, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e lo Yemen. In Africa orientale e meridionale, invece, sono state le persistenti condizioni di siccità la causa principale di raccolti sempre più scarsi in paesi già colpiti da alti livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione.

Cibo sano e accessibile per tutti

Sulla base di fatti documentati, il report mette in evidenza l’importanza di affiancare agli aiuti umanitari  l’impegno nella prevenzione delle cause alla radice della vulnerabilità estrema, costruendo quindi robuste basi per una vera resilienza strutturale. In quest’ottica la FAO ha messo all’indice il problema di un modello della produzione e di un modello del consumo ormai superati. Il riferimento è al fatto che, in entrambi i modelli, la responsabilità dell’insuccesso deve essere ascritta alla disperata corsa al ribasso dei prezzi che ha finito per avere impatti pesantemente negativi sulla collettività in termini di costi per il disinquinamento e in termini di una sempre più affannosa difesa dello stato di benessere delle persone.

Sostenibilità anche per combattere la fame

Insomma, per la FAO è tempo di innovare cioè aumentare la resilienza e la sostenibilità dei sistemi alimentari, con un occhio ai cambiamenti climatici. Tradotto in pratica, significa garantire un’offerta di cibo sano, nutriente e accessibile a tutti, tramite servizi ecosistemici sani in un contesto di stabilità climatica. Un contributo importante giunge dal campo emergente dell’agroecologia che è in grado di garantire molteplici fonti di sostegno alla causa dal momento che è una combinazione di scienza e saggezza culturale. Questa sua peculiarità sfocia in una grande enfasi sulla diversità, sulla sinergia tra uomo e ambiente, sulla catena di riciclaggio e sull’uso efficiente delle risorse, sulla resilienza ecologica e socio-economico, e sulla condivisione delle conoscenze.

L’engagement di Etica Sgr con le società del settore alimentare

Etica Sgr ha scelto di essere parte attiva nel processo di sensibilizzazione nei confronti delle società alimentari rispetto ai problemi legati alla malnutrizione, aderendo a campagne internazionali mirate a spronare pratiche più sostenibili dal punto di vista dell’offerta alimentare. Attraverso l’attività di engagement Etica Sgr dialoga quindi con le imprese chiedendo una maggiore attenzione alla qualità del cibo e al suo impatto dal punto di vista ambientale, in quanto le modalità di produzione e consumo del cibo incidono anche sui cambiamenti climatici.

 


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