Il peso di clima e conflitti: intervista su La7 ad Arianna Magni

Il peso di clima e conflitti: Arianna Magni, Head of Institutional and International Business Development di Etica Sgr risponde alle domande di LIKE, su LA7.

Quando il rischio ambientale diventa anche finanziario

Non si tratta più di una prospettiva, bensì di una sfida per il presente. Le questioni ambientali, anche quelle legate al moltiplicarsi dei conflitti in giro per il mondo, vanno affrontate senza rinvii, a causa delle ricadute sulle vite di tutti noi, secondo Arianna Magni, Head of Institutional & International Business Development di Etica Sgr.

Arianna Magni – «Ormai il rischio ambientale è diventato un rischio anche finanziario. Ciò che non viene misurato oggi, come l’impatto dei cambiamenti climatici, finirà per essere pagato caro domani in termini di svalutazione dei propri asset. Il riscaldamento globale non è solo un dato meteorologico, ma un segnale di allerta per i portafogli: incide sul capitale e genera costi persistenti per l’economia reale.»

La tutela dell’ambiente come potenziale fattore di rendimento

Questo scenario va ben oltre la dimensione ambientale e coinvolge i pilastri della nostra economia: dall’agricoltura, che arriva sulle nostre tavole, alla sicurezza delle città nelle quali viviamo. Sono molti i settori esposti a questi rischi. Il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore di instabilità. Per il risparmiatore questo significa che le vecchie logiche di investimento non bastano più.

Arianna Magni – «I fattori di instabilità non sono più eccezioni, ma variabili che alterano le correlazioni tra le diverse classi di investimento. È essenziale, quindi, scegliere investimenti che non subiscano passivamente i rischi, ma che contribuiscano attivamente a mitigarli. Il tutto ricordando che la tutela dell’ambiente può offrire un potenziale di rendimento importante. Secondo diversi studi, infatti, ogni euro investito nel ripristino della natura può generare tra i quattro e i trentotto euro di valore economico. Tenere conto delle variabili ambientali nei processi di investimento significa adottare un approccio di lungo periodo più consapevole e strutturato.»

Il costo ambientale della spesa militare

Accanto alle criticità con cui ci confrontiamo da anni, negli ultimi tempi si è aggiunta anche la corsa al riarmo. La spesa militare globale ha raggiunto cifre record e questo ha un costo altissimo anche a livello ambientale e finanziario. Così si sottraggono, infatti, risorse preziose allo sviluppo, alla crescita economica e anche alla transizione verde.

Arianna Magni – «Tra le altre cose la macchina bellica è estremamente energivora: le attività militari sono responsabili di circa il 5,5 percento delle emissioni globali di Co2. Scegliere fondi d’investimento etici significa anche decidere di non alimentare settori controversi come quello degli armamenti, preferendo invece aziende che rispettano criteri sociali e ambientali rigorosi. Orientare il risparmio verso la rigenerazione ambientale crea, inoltre, occupazione e protegge il capitale nel tempo

Ridurre il rischio di sostenibilità: un valore aggiunto per i portafogli

In questo contesto, per un investitore non addetto ai lavori è tutt’altro che facile conoscere fino in fondo le attività svolte da ciascuna azienda e il relativo impatto sull’ambiente e sulla società. Una situazione che può portare a compiere scelte poco consapevoli.

Arianna Magni – «Per queste ragioni, come Società, riteniamo che ridurre il rischio di sostenibilità rappresenti un valore aggiunto evidente e lo integriamo quindi nel processo di selezione dei titoli e costruzione dei portafogli. A questo si aggiunge l’analisi delle possibili ricadute negative sul piano sociale. È importante, in ogni caso, considerare non solo il rendimento immediato, ma valutare anche la capacità di un investimento di generare valore duraturo nel tempo

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